Fortore e rischio sismico... Occorre controllare gli edifici Ambiente

È di questi giorni l’iniziativa di livello nazionale dedicata alla prevenzione sismica, “Diamoci una Scossa”, presentata dal nostro giornale con molta visibilità e che ha alimentato notevole interesse in diverse piazze italiane e della nostra provincia.Questo evento è un progetto di azione reale, tutt’ora in corso, che continuerà fino alla fine di novembre, con l’intento di sensibilizzare alla prevenzione e ai controlli degli edifici in caso di rischio sismico. Le scosse registrate in questi giorni a Napoli e Pozzuoli, nei pressi dell’Etna e nella zona di Reggio Calabria, con punte in quest’ultimo caso superiori al 4.2 della scala Mercalli, rendono sempre attuale un problema costantemente presente nei nostri territori. Tra quelli a maggiore pericolosità, in quanto a fragilità e franosità, è sicuramente da annoverare il Fortore con le sue aree interne. Lo testimoniano le difficoltà e gli altissimi costi necessari per la realizzazione di infrastrutture, in luoghi peraltro ad alto tasso di abbandono demografico. Partendo da queste riflessioni abbiamo chiesto ad un giovane tecnico del luogo, referente dell’Ordine provinciale,l’ing. Daniele Vetere di San Marco dei Cavoti, quali sono le particolarità e i rischi delle aree interne della provincia beneventana, cercando di chiarire la reale gravità di un possibile impatto sul territorio e sull’ambiente di eventuali eventi sismici.

Ingegner Vetere, senza creare inutili allarmismi ma considerando che i terremoti sono processi naturali, è utile prevenirli e misurarli oppure è meglio, fatalisticamente, allontanare ansie superflue evitando di porsi il problema?

Noi abbiamo un grosso bagaglio di manufatti esistenti estremamente datati e quindi esiste, sicuramente, la necessità di adeguarli in termini normativi e di sicurezza rispetto a possibili eventi sismici. Ovviamente a causa del persistente calo demografico molti tra questi sono chiusi; ma proprio per questo il loro stato di conservazione tende a peggiorare. Il nostro parco edilizio locale si compone di fabbricati che non hanno mai avuto una ristrutturazione e sono quelli che noi chiamiamo ruderi, poi ci sono quelli che hanno avuto degli interventi nel corso degli anni e, in ultimo, quelli ex-novo. I più pericolosi sono, paradossalmente, quelli che hanno subito interventi di ristrutturazione. Un esempio molto semplice è rappresentato dagli immobili che avevano una copertura in legno, trasformata in materiale latero cementizio. Questa operazione ha incrementato i pesi in copertura di molte volte. In una condizione di azione sismica sono i più pericolosi, perché il tetto scorre e, non appena arriva la scossa, la parte superiore va a finire su un altro fabbricato adiacente: è il caso di Amatrice. Un altro esempio è quello dei fabbricati con più vani, modificati per esigenze familiari in vani unici aprendo, ai piani bassi,spazi aperti. Queste modifiche, più il peso in copertura, trasformano la casa in una bomba a orologeria.

Che ruolo possono avere i professionisti come ingegneri e architetti nel sensibilizzare e promuovere la realizzazione di ristrutturazioni spesso impegnative?

Credo che iniziative come quella di questi giorni sulla prevenzione sismica, a cui ho partecipato e partecipo attivamente, sia estremamente opportuna. Queste azioni sono valide sia da un punto di vista di conservazione del patrimonio edilizio locale e sia per consentire ai proprietari di potersi mettere a conoscenza delle detrazioni in atto sui costi di ristrutturazione e di consolidamento. Il Sisma-bonus, ad esempio, rappresenta uno strumento di agevolazione e di risparmio fiscale. Tuttavia la considerazione di fondo è che molti pensano di vivere in una casa sicura o abbastanza sicura, senza sapere che potrebbe essere pericolosa. Lasensibilizzazione serve a questo; serve a far sapere “guardate, forse, la vostra abitazione potrebbe essere in una condizione di rischio avanzatoe di vulnerabilità molto alta”. Peraltro, ciò che è emerso è che la ricostruzione, dopo eventi sismici, costa molto di più rispetto al consolidamento del territorio e, tra l’altro, serve a preservarel’ambiente.

L’Ordine degli Ingegneri al quale lei appartiene come guarda a questi territori?

L’Ordine degli Ingegnerinel Fortore, come in altri territori interni della nostra provincia, può mettere a disposizione le conoscenzeche possiede perché questa è una materia molto settoriale. L’Ordine può essere il tramite per collegare i tecnici professionistial cittadino eindurre alla conoscenza di questi problemi, perché attraverso i professionisti di settore è possibile far capire e documentare lo stato di salute dei propri fabbricati. Quello del fascicolo dei fabbricati è una cosa che già esisteva 20 anni fa ma non si è mai attivato e attuato: è tempo di attivarlo perchéil rischio è giornaliero. Un domani, facendo gli scongiuri,potrebbe esserci un terremotoe questo è un problema reale e quotidiano da affrontare.L’ordine ha, secondo me, l’onere morale e professionale di farsi da tramite tra i professionisti e l’opinione pubblica perché è giusto che si faccia azione di prevenzione in questo senso.

LUIGI RUBINO