16/12/2007A colloquio con l’ex sindaco Pietrantonio - di Giovanni Fuccio Il 1° gennaio 2008 saranno dieci anni dalla raggiunta autonomia dell’Università del Sannio….Che cosa le viene subito in mente?Una folla di pensieri che sono legati, per la verità, più che alla data dell’autonomia, al momento della istituzione dell’Università del Sannio, anche se come sede “gemmata” da Salerno. Fu il coronamento di un sogno, l’esito di una lunga battaglia che non conobbe sosta; che ebbe pochi alleati e molti avversari.Per me è veramente difficile evocare un ricordo, un evento, un atto, perché tutta la mia azione di Sindaco fu indirizzata a quell’obiettivo. Andiamo un po’ più indietro nel tempo… In che epoca Lei cominciò ad interessarsi dell’istituzione dell’Università?

Non rivendico alcuna primogenitura. Sarebbe falso ed ingeneroso perché ancora prima che io diventassi Sindaco c’erano stati: disegni di legge, convegni, studi e proposte. Lo stesso Piano Regolatore Generale di Benevento era stato elaborato e dimensionato sulla ipotesi di città universitaria. Ma sono stato sicuramente, questo lo rivendico, il primo Sindaco che ha operato concretamente e quotidianamente per costruire le condizioni culturali, amministrative, strutturali e logistiche. Invito chiunque a leggere la mia prima Relazione Programmatica, datata aprile 1982. Era tutta incentrata e finalizzata alla istituzione dell’università.

Quale fu la sua prima iniziativa?La convocazione di una conferenza di tutta la deputazione politica sannite il 14 giugno del 1982 con il Presidente della Regione, il compianto Emilio De Feo, il quale si impegnò solennemente a fare della questione dell’università di Benevento una vertenza regionale, in armonia con le linee di assetto territoriale che egli aveva elaborato. Era la prima volta che si riunivano deputati e amministratori di tutti i partiti e di tutte le correnti; vi fu anche un codicillo polemico perché io volli che l’incontro avvenisse a Palazzo Paolo V a porte chiuse e senza la stampa per evitare le solite “recite a soggetto”. È vero che l’idea dell’istituzione di una università nel Sannio non fu accolta con grande entusiasmo negli ambienti politici che all’epoca contavano?Se dobbiamo dire tutta la verità dobbiamo prescindere dalle dichiarazioni pubbliche e dai comizi. La maggioranza dei politici non era contraria, ma sostanzialmente scettica. Alcuni del partito di maggioranza, anche tra quelli che ne hanno poi rivendicato la paternità, non erano ostili ma preoccupati che l’aspettativa fallisse e si ritorcesse poi contro la DC che era il partito più esposto. Per questo non approvavano la mia caparbia determinazione e perciò si lasciavano coinvolgere di malavoglia.

…Ma anche negli ambienti di sinistra.. in particolare del P.C.I. che guardava con sospetto ad una proposta che veniva dai cosiddetti ambienti “padronali”, per intenderci la Banca Sannitica della quale Pietro Perlingieri era proprietario con il cugino Mario?

Non ricordo momenti di particolare impegno o di tematica attenzione da parte del P.C.I. locale; non so se per le remore cui Lei fa riferimento o per non disturbare gli equilibri politici in sede regionale. C’è di fatto che alla prima Conferenza Universitaria indetta dalla Regione Campania, Assessore Amalia Cortese Ardias, noi rappresentanti di Benevento (fummo presenti per due giorni di seguito, io, Luigi Tedeschi, Presidente della Provincia e l’On. Giovanni Zarro) ci siamo trovati completamente isolati e per uscire dall’angolo concordammo un protocollo d’intesa con i rappresentanti di Caserta, auspice il Sen. Santonastaso. Tutti i partiti erano preoccupati esclusivamente di sistemare le vicende universitarie di Napoli. Il massimo della concessione che venne dagli ambienti accademici fu la proposta di una università “a distanza” per Benevento. E la proposta negli ambienti non politici e tra la gente come fu vista secondo lei?L’opinione pubblica era sfiduciata perché scottata da precedenti aspettative andate regolarmente deluse per farsi altre illusioni sull’università e perciò seguiva distrattamente o con scetticismo la questione.

Il prof. Perlingieri e il sen. Zecchino riconoscono a Lei un grande merito nell’impegno per l’Università…ma in realtà in cosa è consistito il suo interessamento e in che misura Lei ritiene di aver dato il suo contributo?

Io mi riconosco un solo merito: quello di aver montato la sentinella al progetto università sin dal primo giorno del mio sindacato, come ho detto prima, senza sosta e senza tentennamenti. L’impresa non era semplice. Era indispensabile prima di ogni sterile rivendicazione, accreditare la città di Benevento come luogo idoneo ad accogliere l’Università. Bisognava qualificare l’immagine della città per renderla degna delle sue aspirazioni e coerente con la sua storia e la sua civiltà. Convincere di tanto prima i beneventani e poi quelli che avevano poteri decisionali.

Un bel lavoro, non c’è che dire…

Si è vero e per questo è stata impiegata ogni risorsa. Non ho trascurato un solo passaggio, da quelli più ovvi a quelli più rilevanti e decisivi. Di qui l’impegno per il recupero del centro storico con l’adozione del Piano Particolareggiato di Bruno Zevi e Sara Rossi, il restauro degli edifici comunali, il programma della viabilità interquartiere, la creazione del Consorzio Universitario, il sostegno alle grandi manifestazioni di cultura e arte, il grande lancio di Città Spettacolo con le dirette RAI, etc. Ho giocato anche di astuzia per tenere liberi edifici e strutture di agevole approntamento ove ospitare gratis i primi corsi. Tanto è vero che l’università decretata a febbraio già a novembre poté avviare le attività didattiche. Per questo programma il Comune si indebitò per ventiquattro miliardi delle vecchie lire. Poi di recente quegli edifici sono stati venduti all’Università.

Zecchino e Perlingieri se sono d’accordo sul suo impegno positivo per l’Università, non altrettanto lo sono tra di loro. In particolare è Perlingieri che lancia al Sen. Zecchino qualche frecciatina…

Io sono stato sindaco fino al novembre del 1992 e perciò sono testimone di fatti accaduti fino a quell’epoca. Quelle di Perlingieri nei confronti di Zecchino non sono frecciatine, ma accuse ingenerose ed immotivate. L’azione di Perlingieri nelle fasi che hanno accompagnato il difficile e tormentato percorso dell’istituzione dell’università è stato prezioso soprattutto per le conoscenze puntuali che egli portava da consumato esperto del mondo universitario. Per questo io volli fermamente (facendomi qualche autorevole nemico) che egli fosse Presidente del Consorzio Universitario. Ricordo con nostalgia le … viae crucis che ho fatto insieme a lui presso politici e accademici di spessore; per il resto faccio fatica a seguirlo e a capire il suo ruolo di parlamentare. Se la memoria non mi tradisce egli è diventato senatore nel 1994 quando l’Università del Sannio era attiva già da quattro anni. La storia di Masullo poi mi risulta completamente nuova. Io serbo riconoscenza, gratitudine e vivo apprezzamento per l’opera svolta da Ortensio Zecchino. Nutro anche sincero affetto. La partita dell’università era già cominciata da un po’ di tempo, ma quando è sceso … in campo Zecchino ha giocato da vero campione interpretando con lealtà, onestà e generosità il ruolo di senatore della città di Benevento. E con lui abbiamo vinto!

Nel 1983 fu catapultata nel Sannio la sen. Falcucci candidata nel collegio sicuro di Cerreto Sannita…si disse che poi ci avrebbe aiutato per l’Università…ma poi è stato veramente così?

Per il tempo che la sen. Falcucci è stata Ministro dell’Università ha fatto con intelligenza la sua parte. Ricordo i frequenti contatti avuti con il Rettore dell’Università di Salerno, Buonocore, sulla cui esperienza ella faceva molto affidamento e con il Presidente del Formez, Zoppi. Con lei si ebbe solo il tempo di avviare un iter concreto che poi ha richiesto tempi più lunghi. Insomma l’Università sembra aver avuto molti padri…ma secondo lei quali sono stati i veri?Mai come in questo caso i padri sono tutti … putativi. Diciamo allora che “mater semper certa est” e la madre dell’Università del Sannio è stata la perseveranza ostinata e cocciuta di chi ci ha creduto.

Oggi l’Università è una realtà, una bella realtà, ma secondo lei quei benefici che si sognava dovessero venire alla città sono arrivati o dobbiamo ancora aspettare per vederli realizzati?

I benefici non esplodono di colpo; in questi casi si verifica una sorta di fenomeno di assuefazione alle piccole dosi progressive, che impedisce di coglierli nella loro concreta portata. Io credo che l’indotto economico è già notevole e il livello culturale della città sta sicuramente lievitando. Noto un discreto rapporto con gli Enti istituzionali. Forse manca ancora un interscambio più fecondo tra l’Università e il mondo delle professioni, delle arti e dei settori produttivi. Il recente Festival di Universo Teatro è un buon segnale nella direzione del collegamento delle realtà locali con gli ambienti nazionali ed internazionali delle Università. La permanenza in loco di tanti giovani che una volta sognavano lidi lontani e la crescita del numero di iscritti induce all’ottimismo.

Faccia una proposta…per far crescere ulteriormente l’Università e un’altra per legarla di più allo sviluppo economico del Sannio….

Sarebbe imperdonabile presunzione improvvisare proposte che gli specialisti fanno fatica ad elaborare. Io voglio invece rivolgere un auspicio che ci riporta allo spirito originario. L’Università del Sannio, dicemmo, non può che essere una piccola università che deve ambire a diventare grande per serietà di studi e di ricerca. So che alcune facoltà si fregiano del requisito dell’eccellenza. A tanto devono tendere tutte le facoltà.Auspico un’Università che dia agli utenti un legittimo orgoglio di appartenenza e che faccia avvertire il suo spessore scientifico non solo in Italia ma in Europa e oltre.

GIOVANNI FUCCIO

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