06/02/2014

La sanità in mano ai politici, noi medici emarginati

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Come mai l'Ordine dei Medici non si è proprio sentito in tutta questa vicenda che ha investito l'ASL di Benevento?

L’intera vicenda è ancora oggetto di indagini giudiziarie. Non ci è sembrato opportuno esprimere valutazioni su fatti per i quali non esistono ancora responsabilità accertate; inoltre, stando a quanto riferito da qualche inquirente, tutta la vicenda sarebbe solo all’inizio, ipotizzandosi ulteriori coinvolgimenti.

Nella gestione della sanità c'è un ruolo che le istituzioni affidano all'Ordine e, se c'é, quale é?

L’ordine è un ente pubblico non economico, ausiliario dello Stato, istituito al fine di tutelare i cittadini e gli interessi pubblici, garantiti dallo Stato, connessi all’esercizio della professione. La funzione primaria degli Ordini è quindi la tutela dei diritti del cittadino: il diritto alla salute, con la certezza di essere curati da professionisti accreditati che garantiscano comportamenti professionali improntati alla più profonda eticità. L’Ordine vigila perché questo avvenga: uno dei compiti fondamentali dell’Ordine è proprio l’esercizio della potestà disciplinare sui propri iscritti.

Non le sembra che nella gestione della Sanità ci sia una sovrabbondanza di politica mentre la categoria medica é tenuta ai margini dei luoghi dove si prendono le decisioni importanti?

Sicuramente la politica è troppo presente nella sanità. Intendiamoci: la politica deve esserci nella sanità; dietro la sanità vi sono complessità etico-sociali-economiche che solo la politica può governare. Alla politica spetta il compito di avere una visione globale in cui vengano definiti gli obiettivi, siano valutate le performance, sia garantita la rispondenza alle norme legislative e l’omogenea applicazione delle stesse in tutto il territorio nazionale. Il punto critico è che la politica, come diceva l’ex ministro Fazio, “…. va normata per darle modo di agire entro paletti certi”. Occorre maggiore trasparenza poiché troppe sono le derive e le interpretazioni autonome regionali; troppo è il potere delle amministrazioni in merito alla quotidianità della sanità; scarso o nullo è il coinvolgimento e la consultazione degli operatori sanitari che sono i veri interlocutori del malato e gli unici interpreti dei loro bisogni.

Devo immaginare che tutto questo non vi sembri giusto e se é così, perché non vi ribellate?

E come potremmo ? Scioperando forse ? Lo abbiamo fatto spesso ma non è servito a nulla se non a creare ulteriori disagi all’utenza. I governi ci hanno semplicemente ignorato. Il nostro sistema sanitario è sottoposto ormai a continue politiche di definanziamento, a tagli lineari, al ridimensionamento dei servizi. Non vengono mai prese decisioni, ma ci si limita a vivere di “proroghe”. Nessun governo sembra voglia capire che se si continua a tagliare, a bloccare il turn over, se non si fanno i contratti, a parte il danno economico agli operatori, si impoveriscono i servizi, le loro organizzazioni, e le cure diventano scadenti. Alla fine chi ci rimette è sempre il malato.

Sulla stampa si legge molto spesso che i Primari di fatto vengono scelti dalla politica e i meriti passano in secondo ordine. Ma é proprio così? Non si dovrebbe accedere attraverso un pubblico concorso?

La normativa fino ad ora seguita prevede che i direttori generali delle ASL siano nominati direttamente dal Presidente della Giunta Regionale che poi dovrebbe controllarne l’attività. Poiché il Direttore Generale, secondo questa stessa legge, può scegliere liberamente i professionisti cui affidare i primariati, accade sempre più spesso che le nomine vengano fatte tenendo conto soprattutto della vicinanza politica del prescelto. Per le figure apicali, purtroppo, non esistono più i concorsi. Recentemente però è stato approvato il Decreto Balduzzi che - modificando le regole stabilite dal decreto 502 del 1992- ha decretato nuovi percorsi per la nomina dei primari. Come stabilito dall’Articolo 4 del decreto Balduzzi, la selezione per la nomina dei futuri primari viene effettuata da “una commissione composta dal direttore sanitario dell’azienda interessata e da tre direttori di struttura complessa nella medesima disciplina dell’incarico da conferire”. Tali Direttori sono individuati “tramite sorteggio da un elenco nazionale nominativo costituito dall’insieme degli elenchi regionali dei direttori di struttura complessa appartenenti ai ruoli regionali del Servizio sanitario nazionale”. A questi professionisti spetta il compito di presentare ai direttori generali delle aziende una terna di candidati idonei ad accedere alla poltrona di “primario”. Un tentativo, quindi, di rendere più “trasparente” il sistema. Staremo a vedere se le Regioni risponderanno positivamente alle pressanti richieste di cambiamento del sistema.

Presidente parliamo po' dell'Ordine qui nel Sannio....quanti sono i medici iscritti regolarmente?

Al nostro albo attualmente risultano iscritti oltre 1800 medici e poco più di 100 laureati in Odontoiatria; va precisato però che circa 120 medici sono iscritti, avendone i titoli, anche all’albo degli Odontoiatri. Annualmente abbiamo circa 40-45 nuove iscrizioni all’albo medici e 10-15 iscrizioni all’albo odontoiatri.

I nuovi medici trovano facilmente lavoro o la crisi occupazionale investe parimenti anche la vostra categoria?

La crisi oggi non risparmia nessuna categoria. Sono tantissimi i medici e gli odontoiatri che vivono in uno stato di precariato o di sottoccupazione. Inoltre per i medici l’ingresso nel mondo del lavoro avviene ad età avanzata, considerando la lunga durata del percorso di formazione (sei anni per il corso di laurea e quattro/cinque per acquisire una specializzazione). Va anche considerato che nella nostra Regione dal 2007, epoca del commissariamento e dell’imposizione del piano di rientro, è in atto il blocco del cosiddetto “turnover” ; in pratica i pensionati non possono essere sostituiti se non in misura minimale: 1 ogni 7 ! Diventano quindi sempre meno le occasioni di lavoro.

E' vero che sono tanti i medici sanniti che lavorano al Nord se non proprio decidono di trasferirsi all'estero?

Certo che è vero! Cosa dovrebbe fare secondo lei un giovane che non trova possibilità di inserimento se non fuori regione ? I giovani colleghi sanniti non hanno prospettive e sono, in misura sempre crescente, costretti a recarsi in altre regioni per lavorare se non addirittura all’estero! Il polso della situazione mi è offerto dalla richiesta di certificazioni che pervengono ai nostri uffici e, tra questi certificati, molti sono quelli cosiddetti “Good Standing”. Il Good Standing è un particolare certificato di iscrizione, molto dettagliato, che viene richiesto da numerosi paesi esteri per poter lì esercitare la professione. Tanti giovani con una solida preparazione scientifica alle spalle vanno via per colpa di una politica sanitaria miope che vive alla giornata e non considera assolutamente che la formazione di un laureato costa centinaia di migliaia di euro. Lasciamo fuggire tante professionalità che ben potrebbero adoperarsi nel nostro territorio. Lasciamo depauperare ogni giorno di più i servizi a disposizione dei cittadini.

Insomma il quadro della sanità non é dei migliori. Cosa pensa si debba fare subito per mettere un po' d'ordine in questo settore dove l'utenza si mostra sempre più scontenta se non esasperata?

Non è affatto semplice rispondere a questa domanda e non credo di avere le capacità di formulare soluzioni concrete. Gli interessi, leciti o meno, che girano intorno alla sanità sono enormi: basta pensare che ben oltre la metà dei bilanci regionali servono a coprire le spese sanitarie. La aziendalizzazione avrebbe dovuto garantire una governabilità del sistema più razionale ma alla fine ha determinato ulteriori problemi riconducendo tutta la complessità sanitaria alla parità di bilancio. Credo che occorra ripensare l’attuale sistema che, invece di essere indirizzato al soddisfacimento dei bisogni di salute, si è basato esclusivamente su criteri aziendali pubblici che, purtroppo, hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza. Il nostro paese è stato riempito di Aziende Sanitarie che spesso si sono dimostrate essere solo luoghi di inefficienza, in cui hanno prosperato la burocrazia, gli sprechi, le connivenze, il nepotismo, le raccomandazioni. La salute dei cittadini, che sarebbe dovuta essere l’obiettivo prioritario, è passata in secondo piano rispetto alla spartizione di poltrone, alla distribuzione di “posti” pubblici, alla gestione di appalti vari. Occorre vi sia, da parte di tutti, l’acquisizione di un nuovo concetto di bene comune che, con la massima trasparenza, privilegi l’interesse generale a scapito del particolare.

SILVIA RAMPONE

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