22/02/2008

Il si...no...così-colà degli esami di riparazione

Riconosciuto da tutti gli schieramenti politici che la scuola italiana, gravemente ammalata, ha bisogno di cure radicali e non di semplici analgesici, nel corso degli ultimi decenni tanti sono stati i ministri della Pubblica Istruzione che si sono cimentati in piccole e grandi riforme. Molto spesso, però, con enorme sperpero di tempo prezioso e danaro, ciò che l'uno aveva avviato l'altro ha prontamente cancellato.

Con l'entusiasmo del neofita, anche il ministro Fioroni era partito arma in resta e, riconoscendo che uno dei mali della scuola italiana è dovuto all'abolizione degli esami di riparazione e all'istituzione dei debiti formativi con relativi corsi di recupero, poco dopo il suo insediamento in viale Trastevere aveva annunciato di esser pronto a porre rimedio ad una situazione divenuta insostenibile. Già da quest'anno nelle superiori si tornerà agli esami di riparazione a settembre! lo sentimmo solennemente dichiarare in una trasmissione televisiva.

Che gli esami di riparazione vanno ripristinati è opinione condivisa sia dalla sinistra che dalla destra italiana. Tant'è che domenica 20 gennaio, ospite di Fabio Fazio, l'onorevole Ferdinando Casini, tra le riforme impellenti per salvare la credibilità della nostra nazione ha espressamente parlato di scuola, meritocrazia ed esami di riparazione.

Che l'inferno sia lastricato di buone intenzioni è noto. Altrettanto noto è che il coraggio è di pochi. E i politici, specie negli ultimi tempi, di coraggio non ne hanno affatto dimostrato. Essi si sono guardati bene dall'audere, di illuministica memoria, per non rompere con la piazza.

A far recedere il buon Fioroni dal suo nobile proposito è stato sufficiente qualche sparuto corteo di protesta. Ed ecco il pasticciaccio dopo una lunga serie di ripensamenti e circolari esplicative. In caso di insufficienze sospensione del giudizio a giugno, corsi di recupero estivi, verifiche e integrazione dello scrutinio finale prima dell'apertura dell'anno scolastico:

per chi, anche allo scrutinio finale, riportasse insufficienze, il Consiglio di classe valuterà la possibilità di un ultimo appello e nell'albo dell'istituto verrà riportata l'indicazione ‘sospensione del giudizio'. Si predisporranno altri corsi e attività da realizzare nel corso dell'estate. Le verifiche finali, che si dovranno svolgere entro l'inizio delle lezioni dell'anno scolastico successivo, dovranno tener conto dei risultati conseguiti anche nelle altre fasi del percorso di recupero. Il Consiglio di classe, quindi, delibera l'integrazione dello Scrutinio finale, sulla base di una valutazione complessiva dello studente, che si risolverà in ammissione o non ammissione alla classe successiva (Ord. Min. n° 92/2007).

Nulla di diverso dagli esami di riparazione del passato, si dirà. Va ringraziato lo Stato che, magnanimo, si farà carico dei costi del recupero estivo dei nostri figli.

Semplice a dirsi ma la differenza è abissale: una cosa è pagare un docente che per gran parte delle vacanze estive si prenda cura del recupero individuale di un alunno, altra cosa è affidarlo a un docente incaricato di svolgere attività di recupero nei confronti di alunni provenienti da classi diverse e con carenze non omegenee anche se questi si raccorda con i docenti della disciplina degli alunni del gruppo affidatogli al fine di orientare contenuti e metodi dell'attività di recupero agli specifici bisogni formativi di ciascun alunno. Il tutto in solo 15 ore di insegnamento (minimo stabilito che senz'altro non sarà superato per scarsezza di fondi). Complessivamente sette-otto lezioni di due ore per recuperare carenze accumulate in uno o più anni da una decina di alunni provenienti da classi diverse, con docenti diversi e, quindi, metodologie diverse.

Un grosso problema per i capi d'istituto sarà trovare lo spazio temporale nel quale tenere i corsi e i docenti disponibili ad immolarsi per onore della patria o a svendersi per una manciata di euro.

Ipotizzato il termine degli esami di stato intorno al 10 luglio, dovendo capi di istituto e docenti godere dei trenta giorni di congedo estivo, come sarà possibile, ci chiediamo, tenere i corsi, predisporre il calendario delle verifiche e riunire nuovamente i consigli di classe prima dell'inizio del nuovo anno scolastico.

In giro se ne sentono delle belle. Con l'arte dell'arrangiarsi, nella quale noi italiani siamo maestri, c'è chi ha pensato di svolgere i corsi in due fasi: le prime sei-sette ore di insegnamento a fine giugno e le restanti dopo il ferragosto. Un'idea brillante che non merita commenti. La serietà imporrebbe di escludere giugno e la prima metà di luglio, periodo in cui la quasi totalità degli insegnanti è impegnata negli esami di stato.

Il pronto rimedio lo ha trovato il buon Fioroni che, dopo aver modificato le date, (verifiche non più prima dell'inizio dell'anno scolastico - 1° settembre - ma prima dell'inizio delle lezioni - intorno al 20 settembre -), ha disposto che per l'organizzazione dei corsi è possibile ricorrere a docenti esterni e/o a soggetti esterni, con l'esclusione di Enti ‘profit', individuati secondo i criteri di qualità deliberati dal collegio dei docenti ed approvati dal consiglio d'istituto.

Il commento lo lasciamo al lettore. Come ciliegina sulla torta aggiungiamo solo che il buon Fioroni, perspicace ed attento, poiché a formulare il giudizio finale deve essere il vecchio consiglio di classe, ha predisposto che ai componenti il consiglio di classe eventualmente trasferiti in altra sede scolastica o collocati in altra posizione o posti in quiescenza, è assicurato il rimborso delle spese.

Non sappiamo se i ragionieri dello stato hanno potuto fare qualche calcolo in merito. Possibile conoscere per tempo il numero dei pensionati, ma quanti saranno i docenti trasferiti e quelli che l'anno precedente hanno avuto un incarico o una supplenza annuale?

Uno sperpero di miliardi che allevierà minimamente la fame di docenti e supplenti disposti a raccogliere anche le briciole che cadano dai tavoli dei lauti banchetti dei nostri politici, ma che, ne siamo certi, non colmerà le lacune anche di un solo alunno.

GIUSEPPE DI PIETRO






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