05/03/2008

I responsabili ci sono, ma si tace. Intanto quattro docenti scrivono...

Dei raid notturni nelle scuole di Benevento abbiamo ampiamente scritto su queste colonne ed ogni ulteriore commento sarebbe da parte nostra ripetitivo. Questa volta pubblichiamo qui di seguito il testo integrale di una lettera firmata da quattro auterovoli docenti del Liceo Classico P. Giannone di Benevento Paola Caruso, Amerigo Ciervo, Michele Rinaldi e Nicola Sguera.


«Io so. Io so i nomi dei responsabili dei raid notturni nella nostra scuola. Ma non posso dirli, perché sono minorenni di uona famiglia». Parafrasando il Pasolini del '74, dichiariamo tutta la nostra rabbiosa impotenza nei confronti di una situazione insostenibile per chi ritiene la scuola (pubblica) uno dei possibili luoghi di rinnovamento di un'Italia in caduta

libera.
Nel Liceo Classico ci sono stati nell'ultima settimana due raid notturni in sequenza. È stato fermato un ragazzo di cui nulla si può dire, anche se la sua identità è un segreto di Pulcinella, così come l'identità degli autori dei (due) raid precedenti. L'effetto devastante è che la moltitudine di bravi ragazzi, e pensiamo soprattutto a quelli che si alzano alle sei per venire dalla provincia, maturano una profonda disillusione nei confronti di istituzioni (non la scuola, che ha le mani legate) che tutelano giovani devianti, i quali fanno danni enormi: distruggono (con aggravi di spese per la scuola e la Provincia, che deve intervenire costruendo strutture di sicurezza sempre più costose), imbrattano (costringendo a dissipare risorse economiche per la pulizia), danneggiano la salute. Non ci interessa in questo momento capire le motivazioni (non studiare, poter andare un giorno in Villa comunale, vendicarsi di professori esigenti, mostrare il proprio coraggio). Vogliamo, però, dire delle cose a tutti i soggetti coinvolti:
1) ai giovani responsabili vogliamo dire che ci piacerebbe guardarli in faccia, alla luce del sole, e non protetti da quella oscurità in cui agiscono come animali notturni, per poter loro - serenamente, pacatamente - esibire il nostro disappunto e - serenamente, pacatamente -, dismettendo per un attimo gli abiti curiali del docente, poter dare qualche fraterno buffetto per redarguirli. Non si equivochi o faccia dietrologia: abbiamo detto fraterno buffetto, e non pensavamo ad altro. Siete figli di questa città, pensate che l'appartenere alla classe dirigente di Benevento, alla sua borghesia ricca e potente, vi metta al riparo da ogni rischio. Vi sentite le spalle coperte, perché sapete che, qualunque cosa accada, mamma e papà verranno in vostro soccorso, anche se avete distrutto, bruciato, imbrattato la scuola e l'avete ripresa con i vostri costosi cellulari. Ci metterete tempo a capire che il male non paga mai. Ma sarà, probabilmente, troppo tardi;
2) alla grande maggioranza degli studenti del Liceo vogliamo dire di non perdersi d'animo, di non cedere allo sconforto. Continuate ad agire con responsabilità, e difendete strenuamente il vostro diritto allo studio, isolando i vostri compagni incoscienti e (socraticamente) ignoranti;
3) alla palude che non partecipa attivamente alle attività notturne, ma guarda con simpatia la possibilità di perdere giorni di scuola, e attende con ansia il messaggio sul cellulare che li avvisi del fatto, vogliamo dire: siete responsabili quanto gli esecutori materiali. Fino a quando essi sentiranno la solidarietà o l'ammirazione di una parte degli studenti, si faranno forza e ripeteranno le loro eroiche imprese;
4) ai nostri colleghi vogliamo dire che dobbiamo continuare a esercitare il massimo dell'apertura al dialogo e alla disponibilità con la stragrande maggioranza degli studenti, responsabili e maturi, e, nello stesso tempo, il massimo del rigore nel dare seguito alle delibere collegiali che garantiscano lo svolgimento dell'anno scolastico, anche se questo dovesse costarci dei sacrifici. Nessuno deve pensare che ci sia ombra di collateralismo o condiscendenza o indulgenza nei confronti di questi atti;
5) ai genitori degli alunni devianti vogliamo dire che la scuola è specchio della società. Se le famiglie difendono usque ad mortem i propri figli (anche di fronte all'evidenza), pur vedendo in essi comportamenti poco rassicuranti, se non collaborano con la scuola nell'inventare strategie di contenimento ed educazione alla vita civile, la scuola non può che soccombere. Ma che senso avrà avuto il processo di formazione di questi ragazzi? Avranno imparato di essere legibus soluti? Avranno imparato l'impunità? E questo che volete? Assumete, dunque, anche voi, le vostre responsabilità, ed iniziate a cercare con i docenti soluzioni, anche dolorose, per plasmare cittadini responsabili e adulti, non Lucignoli ignoranti e arroganti. Non vi barricate dietro l'idea, sbagliata, che si tratta di gesta goliardiche tipiche dell'adolescenza di ogni tempo. C'è una sistematicità e una scientificità nell'agire dei vostri figli che dovrebbe incutervi timore. Aiutateci ad aiutarli.
Benevento nelle solite classifiche di fine anno appare in quasi tutte le voci alle ultime posizioni. Crediamo che non si invertirà la rotta se non iniziando dalle fondamenta. Per questo è necessario una vera e propria rivoluzione nei costumi e nelle pratiche. La classe dirigente di questa città (dagli uomini di legge ai medici, dai politici agli imprenditori), che storicamente ha avuto nel Liceo Classico uno dei suoi luoghi privilegiati di formazione, deve riflettere sulla propria responsabilità e modificare il proprio atteggiamento spesso difensivo e auto assolutorio. Il corpo docente deve agire con rigore e trasparenza, aprendosi al dialogo sempre di più.
Il pessimismo della ragione è bilanciato dall'ottimismo della volontà. L'augurio è che il Liceo possa dedicarsi senza pause alla formazione di una classe dirigente, di professionisti, di studiosi, di imprenditori colti e retti, e che l'intera città tragga beneficio da questa attività svolta serenamente.
Paola Caruso
Amerigo Ciervo
Michele Rinaldi
Nicola Sguera

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