23/03/2014

Vai Francesco e ripara la mia chiesa

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Sono le parole che il Crocefisso di San Damiano sussurrò all’orecchio del Poverello d’Assisi e che oggi ripete a Jorge Mario Bergoglio, divenuto un anno fa, il 13 marzo 2013, Papa Francesco. Il 29 giugno 2013 la prima Enciclica Lumen Fidei, per recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, un documento in 4 capitoli, più introduzione e conclusione, realizzato in collaborazione con l’emerito Benedetto XVI.

L’Esortazione apostolica Evangelii gaudium del 24 novembre 2013, sulla Chiesa missionaria, audace e gioiosa. La preghiera delle 5 dita. Dieci temi ricorrenti nelle sue omelie mattutine, catechesi del mercoledì ed interventi in occasioni ed eventi speciali: povertà, umiltà, vicinanza, tenerezza, spirito francescano, fede, Chiesa, ottimismo, sorriso, unità. Dieci parole d’ordine di un Papa “venuto dalla fine del mondo”, che ha preso il nome di San Francesco patrono d’Italia e sogna “una Chiesa povera per i poveri”.

Ai giovani e al popolo piace tanto Bergoglio. Dopo appena 12 mesi è entrato nel cuore della gente, conquistandosi una stima e popolarità inimmaginabili, più di Wojtyla e più di Roncalli, che il prossimo 27 aprile proclamerà santi. Di Giovanni XXIII ripresenta il tratto caratteristico della paternità e di Giovanni Paolo II la forza nell’annuncio formidabile della misericordia. Insomma un meraviglioso parroco del mondo che lavora incessantemente, recita 3 rosari al giorno e porta i fiori alla Madonna come un innamorato alla sua fidanzata. E incredibile a dirsi: trova persino il tempo di scrivere lettere e telefonare a diverse persone, esercitando il “ministero della consolazione”, oggi tanto prezioso e da tutti assai gradito.

Candidato recentemente al Nobel per la Pace, potrebbe essere il primo Papa a ritirare il premio a Stoccolma. Nella Curia romana ha portato cambiamenti radicali. Ha rifiutato di sedersi sul trono. Ha rispedito al mittente abiti sontuosi, croce d’oro con smeraldi grossi come nocciole e scarpe lussuose. Nel primo saluto al mondo ha detto “buonasera”, come farebbe un bravo papà al termine della giornata quando rientra dal lavoro e dalla Loggia ha voluto farsi benedire dal popolo, facendosi affiancare dal cardinale Vallini di Roma e dal cardinale Hummes, arcivescovo emerito di San Paolo del Brasile, suo storico amico, paladino di tante battaglie comuni che gli ha sussurrato: “Ricordati dei poveri”.

Papa Francesco si è recato già sulla tomba del “Giullare di Dio” ad Assisi, ha compiuto il primo viaggio tra gli immigrati di Lampedusa, ha incontrato 4 milioni di fedeli sulla spiaggia di Copacabana in Brasile e a maggio si recherà in Terra Santa. Nella casa del “Divin Maestro” di Ariccia ha seguito nei giorni scorsi come uno tra i tanti la settimana di esercizi spirituali predicati da un parroco di Roma.

Davanti alle immagini trasmesse dalla televisione mi sono spesso commosso perché proprio in questa struttura della mirabile Famiglia Paolina fondata dal Beato don Giacomo Alberione ho predicato anch’io tanti corsi di esercizi spirituali a vescovi e sacerdoti, a coppie di coniugi e di fidanzati, sotto la magistrale direzione dell’indimenticato e amato don Stefano Lamera, mio direttore spirituale per circa 15 anni.

Ha sollecitato i preti a cercare gli smarriti tra le periferie “portando addosso l’odore delle pecore”. Ha sferzato i vescovi esortandoli a rinunciare alle insegne del potere e i cardinali a non essere smaniosi di fare carriera. Ha invitato i fedeli a testimoniare il Vangelo con la forza contagiosa della gioia. Viaggia in autobus o in una Ford Focus, abita nella pensione Santa Marta, pretende la trasparenza nelle finanze vaticane e predica la misericordia per tutti i peccatori. Parla della Chiesa come di un “ospedale da campo” tutta protesa a curare i feriti. Predilige ammalati e bambini.

L’11 febbraio 2013 un fulmine attraversò il cielo di Roma sfiorando il Cupolone di San Pietro, mentre Ratzinger annunciava le sue dimissioni. Il 13 marzo 2013 un gabbiano si posò sul comignolo della Sistina, mentre Bergoglio veniva eletto Pontefice. Il popolo degli umili acclamava il Papa dell’umiltà Francesco Bergoglio. Molte critiche sotterranee circolano all’interno della gerarchia e tra gli intellettuali tradizionalisti che vorrebbero una “Chiesa museo” più che una “Chiesa viva” animata dalla sorprendente fantasia dello Spirito Santo per una novella Pentecoste che costruisca nella città dell’uomo la Civiltà dell’Amore.

Coraggio Papa Francesco, annuncia a tutti la tenerezza del Vangelo, dialoga ancora con il mondo laico, comunica con i fratelli delle altre Chiese cristiane, riporta la Chiesa alla semplice e contagiosa freschezza delle origini. Cammina Papa Francesco, non fermarti mai. Vai Papa Francesco e ripara la Chiesa fondata da Gesù. Auguri Papa Francesco e grazie per questo primo anno vissuto con te.

PASQUALE MARIA MAINOLFI

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