03/04/2014

A proposito di anticoagulanti orali

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Carissimo direttore,

è da più di una ventina d'anni che sono un paziente anticoagulato a seguito di una tromboflebite venosa arti (T.V.P.). Sono seguito (e monitorato) dal Centro Trombosi del Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologico dell'Università di Roma in via Benevento.

Sono diventato nel tempo Consigliere dell'A.I.PA. (un'associazione che nell'interno del Centro assiste famiglie attraverso una sua attività informatica sui farmaci e periodici incontri medici/pazienti) e anche direttore dell'organo ufficiale della Feder-AIPA: “La voce dei parenti anticoagulati” di cui ti allego l'ultimo editato.

In tale veste, mi permetto di aggiungere qualcosa in più a quanto pubblicato sul tuo giornale a nome “Amici del cuore” di Guardia Sanframondi a firma di Carlo Labagnara.

E' vero che i nuovi farmaci anticoagulanti orali Dabigatran (Pradaxa) e rivaroxaban (Xarelto) sono diventati da qualche mese, prescrivibili dal Sistema Sanitario Nazionale (e quindi la possibilità di averli gratuitamente), ma è pur vero che essi sono soggetti ad alcune regole definite dalla Agenzia Italiana del Farmaco (A.I.FA.) che possono così essere riassunte:

- necessità di spiegare ai parenti le caratteristiche dei nuovi farmaci anticoaugalanti;

- prendere in considerazione le preferenze dei pazienti nella scelta dei farmaci;

- dare una più completa informazione sugli stessi, sul modo, durata, effetto del farmaco, terapia di somministrazione, possibili interazioni ed effetti collaterali;

-fare in tutti i pazienti di più di 75 anni di età emocromo, PT, PTT, funzione epatica e renale;

- elaborare un piano personalizzato per i controlli successivi (follow up) con le date, la sede le procedure delle visite;

- fornire ai pazienti una tessera con i dati personali, il tipo di anticoagulante, un indirizzo, un numero di telefono per qualsiasi necessità o emergenza.

Mi auguro che le AIPA di tutta Italia e altre Assocìazioni come quella di Guardia Sanframondi siano sempre pù a disposizioni per iniziative assistenziali dei propri associati e, soprattutto, nel collaborare con i Centri nella raccolta delle informazioni che saranno utili negli anni a venire per dimostrare la efficacia e la sicurezza dei nuovi farmaci, così come è stato negli ultimi 20 anni per quanto riguarda la terapia con dicumarolici.

Nel ringraziarti per una eventuale pubblicazione di quanto sopra, ti saluto.

LORENZO DANIELE

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