03/04/2014

L'oro nero orgoglio dei napoletani

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Na tazzulella ‘e cafè acconcia ‘a vocca… A che bell'ò cafè pure in carcere 'o sanno fa

Purtroppo non è più vero! Secondo il parere del dottor Godina il caffé a Napoli è una fetenzia. Fa schifo. E’ rancido e con un retrogusto amaro al sapore di muffa e gomma bruciata. Niente più, caro signor Godina? Ci avete rottamato l’acqua, la pizza, la mozzarella. Mò pure ‘o cafè?

O cafè non dovete toccarlo. Ma come, noi che consideriamo il caffé la poesia della vita e, come scrive Eduardo De Filippo, oltre a farci occupare il tempo, ci dà anche una certa serenità di spirito, ci dobbiamo tenere quest'offesa? Per noi, caro signore, il caffè è un’abitudine che rende felice l’uomo e che se manca rende l’esperienza quotidiana priva di quella magia che solo un caffé può dare. Ma lo sapete che a Napoli abbiamo inventato “il caffé sospeso?” Che ne sapete voi di Trieste. Non lo sapete? E mò ve lo spiego.

Scrive De Crescenzo: “Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffé, ne paga due, uno per sé e uno per il primo cliente che viene dopo e che non ha i soldi per comprarlo. E’ come offrire un caffé al resto del mondo”.

Avete capito? Il caffé sospeso è un’usanza partenopea ma anche una filosofia di vita. Anche Eduardo De Filippo fa una magistrale descrizione del rito del caffé con la caffettiera napoletana. Parlando con un suo dirimpettaio dice: “sul becco (prufessò, della caffettiera) io ci metto questo” cuppitiello” di carta. Il fumo denso del primo caffé che scorre, che è poi il più carico, non si disperde. Come pure… prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per 3-4 minuti, per lo meno… nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata in modo che nel momento della colata l’acqua in pieno calore già si aromatizza per conto suo…. E anche se è venuto un po’ male, se te lo prepari da solo non te la puoi prendere con nessuno e lo bevi convinto che è buono lo stesso, che è ciucculata”.

E il caffé nostro, caro Godina, è bbuono! E’’na ciucculata! E ci ha dato ragione anche David Vede, Executive Director di Scae, che da Londra ha fatto diffondere una nota alla stampa. Le opinioni espresse da Godina sono strettamente personali e non rappresentative nei confronti dei torrefattori, operatori di bar e baristi italiani.

Perciò, amico mio, pigliate ‘na tazzulella ‘e cafè, accussì t’accuonce ‘ a vocca e ‘mpare a parlà pulito. E poi, come dice il nostro grande Totò, si nun sai fa’ ‘o scarpare, pecchè sfutte ‘semmenzelle? E mò ti saluto, sempre a disposizione per una traduzione, se non hai capito il senso, della lingua napoletana. Sì, perché il napoletano non è più un dialetto ma per una importante istituzione dell'ONU, il dialetto che rese celebre Eduardo, quello del caffé, cavaliè, è la seconda lingua nazionale del Paese.

Un’ultima cosa, signor come ti chiami. Dopo il «caffé sospeso» di Napoli arriva il «pane sospeso» per le persone che non possono permetterselo. La regola del “pane sospeso” è uguale a quella del “caffé”. Dopo aver comprato il pane si può decidere di “acquistarne” altro per i più bisognosi. Il personale lo darà riservatamente a chi ne ha bisogno.

Noi diciamo: “Vedi Napoli e poi muori”. Ma io ti dico: “mò che l’hai vista ‘mparate a campà”

Salutamme, dottò…

ELISA FIENGO

lisafiengo@gmail.com

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