27/03/2008

Chi è Falcone di Benevento.

Il comune di Benevento lo ha inserito nella toponomastica cittadina. Da Piazza Piano di Corte, attraverso appunto via Falcone, si raggiunge il Corso Garibaldi costeggiando sia l'antico palazzo cosiddetto di Falcone, sia il Teatro Comunale. E' un personaggio poco noto se non del tutto ignorato dalla maggioranza della popolazione cittadina, ma non ignorato dagli studiosi e dagli storici beneventani. E' lo stesso Falcone di Benevento ad informarci nel suo Chronicon Beneventanum (Cronaca Beneventana) delle tappe della sua carriera professionale. Al momento di raccontare della sua nomina a giudice di Benevento, voluta dal rettore della città cardinale Gerardo, egli ci fornisce i suoi dati onomastici e professionali: Falconem notarium, scriba Sacrii palatii... Egli fu, dunque, notaio scriba del palazzo Sacro e dall'aprile del 1133, giudice. Utilizzando materiale esistente in vari archivi, è possibile una ricostruzione biografica del Nostro. Il Cardinale Stefano Borgia nelle sue Memorie istoriche della Pontificia città di Benevento, fu il primo a parlare di pergamene sottoscritte da un Falcone di Benevento notaio o giudice. Per il dire il vero, il Borgia non effettuò una ricognizione sistematica e precisa della documentazione esistente e, le conclusioni a cui giunse risultano imprecise. Esistono tre pergamene nell'archivio dell'Orfanatrofio di San Filippo Neri in Benevento datate 1142. Solo una di queste è attribuibile all'autore del Chronicon : quella relativa ad accordi circa la chiesa di Santa Colomba sul fiume Calore. L'estensore di questa pergamena è il notaio Trasemondo, il giudice, Falcone di Benevento. Esiste però, oltre a queste, un gruppo di otto pergamene contenute nell'archivio del museo del Sannio di Benevento, attribuibili al nostro personaggio. Gli appellativi di notarius e di scriba con cui egli stesso si autodefinisce, hanno un preciso significato tecnico: il primo è un termine generico, che indica la qualifica generale del funzionario; il secondo fa riferimento, invece, al particolare ufficio in cui il notaio veniva impiegato. Nella struttura amministrativa beneventana , notai e giudici provenivano dallo stesso ceto sociale, cioè quello aristocratico. Questi funzionari costituivano il nerbo della classe dirigente della città. Erano adoperati sia in funzioni pubbliche che diplomatiche; comparivano sempre negli atti amministrativi; non svolgevano attività giudicante o inquirente in materia penale. E' assai verosimile che i giudici a Benevento a partire dal 1133 in poi, fossero sei ed erano nominati direttamente dal pontefice: spesso tenendo presente un certo qual principio di ereditarietà familiare. Il Papa, comunque li sceglieva badando all'estrazione sociale ed alla competenza professionale, ma anche alla loro fedeltà alla Santa Sede. Per quanto riguarda lo status sociale di Falcone di Benevento , molto si è dibattuto sulla sua appartenenza alla società ecclesiastica, ma all'interno del Chronicon Beneventanum è assente qualsiasi riferimento a cariche ecclesiastiche del Nostro. E' bene notare che in occasione delle descrizioni di cerimonie religiose, riferendosi ai chierici e ai dignitari ecclesiastici, Falcone di Benevento usava la terza persona plurale, mentre in riferimento al popolo compare alcune volte la prima persona plurale ed inoltre, in nessuna delle sue pergamene, non si firma mai con la qualifica di clericus, diaconus, presbiter (chierico,diacono, presbitero). La prossima puntata sarà dedicata all'analisi del Cronicon Beneventanum (continua). Claudio Reale

York.

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