01/10/2014

Logistica

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E' intervenuta la Sovrintendenza per ricordare che ci vuole una sua valutazione di compatibilità prima di imbrattare una storica città come Benevento di capannoni e baracche, sia pure per fini nobilissimi quali un raduno di esperti che studiano e, nel contempo, portano un po' di soldi da spendere in loco.

Finalmente”, oso commentare come voce che spesso ha gridato nel deserto. E, per non dimenticare, a quando l'intervento della Sovrintendenza per salvaguardare l'Arco di Traiano (dico: l'arco romano più bello del mondo) dalle bancarelle di un sordido mercatino di pseudo antiquariato?

Ma non è la solita reprimenda che qui si vuol fare. Spero che si possa cogliere l'occasione per concepire soluzioni ai problemi.

Il raduno dei dermatologi ha dimostrato che a Benevento si possono organizzare raduni con gran numero di partecipanti. La città è sufficientemente conosciuta per il suo patrimonio storico, artistico e monumentale, oltre che per la facile raggiungibilità.

Il fatto è che Benevento è priva di una attrezzatura sufficientemente grande (sia pure modulabile, flessibile, spacchettabile) capace di assicurare agli eventi quella funzionalità e quella economicità, che sono altrettanti motivi di competitività. Una delle infrastrutture indispensabili affinché la città possa sfruttare la sua attrattività è un centro congressuale polivalente, integrato con le strutture già esistenti (i teatri), adeguatamente attrezzato (cablaggio, banda larga, multimedialità) per le attività di registrazione video-audio, memorizzazione, catalogazione, stampa e comunicazione. Non si tratta di una idea nuova, però mi pare giusta riproporla, dal momento che la nouvelle vague degli amministratori d'oggidì è priva di memoria e non proclive a leggere quel che è stato prodotto negli ultimi cinquant'anni.

Naturalmente non si può fare un centro congressi a contrada Olivola. Se i congressisti sono attratti dalla città, la struttura di cui parlo deve sorgere in città. E vengo ai precedenti.

Quando era presidente della Provincia l'ingegner Luigi Tedeschi, l'occasione di una sede per il Provveditorato agli Studi ci indusse a valutare qualche soluzione ambiziosa e impegnativa. La Provincia era (ed è) proprietaria di una vasta area, alle spalle di piazza Risorgimento, parzialmente occupata da due istituti scolastici (Il Galilei e l'Alberti). Adiacente a questa proprietà (dall'incommensurabile valore economico) c'è lo spiazzo dell'ex campo sportivo del fu Collegio de La Salle, attualmente (ma provvisoriamente) adibito a terminal degli autobus interurbani. La mia proposta fu: ma perché non prendiamo tutta quest'area e ne facciamo una grande opera moderna, ai massimi livelli di funzionalità, un vero centro nevralgico di logistica urbana?

L'area non presenta rischi per ritrovamenti archeologici. Si può scavare fino al livello del ponticello romano sul torrente San Nicola. Nella struttura si possono realizzare: parcheggi interrati, la stazione (coperta) degli autobus extraurbani, la stazione di interscambio con la rete degli autobus urbani, una piazza coperta con esercizi commerciali, una “piastra” per uffici pubblici (allora era il Provveditorato agli Studi che cercava casa), un centro congressi e, ai piani superiori, alberghi e appartamenti per civili abitazioni (di diversa metratura).

Le perplessità erano rivolte a possibili vincoli di distanza con le mura longobarde. Alla mia obiezione che l'architettura moderna ha affrontato questioni di prossimità di ben altri monumenti e che con le Sovrintendenze si può benissimo dialogare per cercare soluzioni, l'ingegnere Tedeschi si infervorava su una ipotesi di edificio modernissimo capace di “dialogare” con la città antica chiusa nella cinta muraria di epoca longobarda. Su una cospicua cubatura in parte interrata e in parte piatta ben al di sotto della altimetria delle mura sarebbe svettato un piccolo grattacielo, carta d'identità di quella “città nuova” sviluppatasi senza una precisa idea formale dopo la seconda guerra mondiale.

Quella idea si può aggiornare, ma l'ipotesi mi pare oggi ancor più praticabile. Il complesso che ho appena descritto si porrebbe ad immediato contatto con il centro storico, non ci sarebbe bisogno né di bus elettrici e né di bike sharing. Gli ospiti uscirebbero e piedi trovandosi la città a loro disposizione. E, ciò che non guasta, a solo mezzo chilometro dallo svincolo “centro” del raccordo autostradale.

Il centro congressi è la prima e più urgente risposta di progettazione logistica. Si tratta, infatti, non di una banale operazione edilizia (sia pure di grande vantaggio per gli enti proprietari dei suoli), ma di un investimento sicuro sulla modernità. Le città intelligente (le smart cyties) sono, appunto, quelle che danno risposte agli utenti mediante servizi progettati a monte e usufruibili perché continuamente tenuti in esercizio, rimodulati, riprogettati (se necessario) con una visione organica e funzionale del loro utilizzo.

E' un cambio di mentalità, di culture, di attrezzature professionali. Ma proprio questo è (deve essere) il destino di Benevento. Città intelligente di servizi intelligenti.

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it

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