08/02/2009

Omaggio a Jan Palach

Era il 16 Gennaio 1969 allorquando lo studente universitario Jan Palach si dette fuoco sulle scale dell'Università di Praga in piazza San Venceslao. Aveva poco più di venti anni e con questo suo disperato estremo gesto intese protestare contro l'occupazione sovietica del suo Paese. La Cecoslovacchia aveva mosso i primi passi con Alexander Dubcek verso una democratizzazione per un utopico comunismo dal volto umano. I sovietici non permisero neanche questo ed entrarono con i carri armati a Praga soffocando con la forza bruta quella che fu chiamata la Primavera di Praga.

All'epoca di questi avvenimenti ero un ricercatore scientifico nel campo minerario e, con altri miei colleghi, partecipai a Praga nel mese di Maggio del 1969 ad un congresso scientifico internazionale, che non era stato rinviato per ovvie ragioni di opportunità politica, per presentare una memoria, impedendoci però di uscire dal perimetro urbano della Capitale. Il sacrificio del giovane Palach mi aveva molto impressionato e volli, da solo, andare a visitare il luogo del sacrificio. Le scale dell'Università erano transennate, ma un passaggio angusto permetteva di salire alcuni gradini per cui potei inginocchiarmi dinanzi ad un'immagine del Giovane Patriota circondata da tanti fiori e molti lumini accesi, ma non vi era nessuno.

Rimasi molto colpito tanto che volli andare al Cimitero per rendere omaggio alla tomba, ma i tassisti si rifiutarono dì accompagnarmi tanto che dovetti, il giorno successivo, farmi portare in una piazza ad alcune centinaia di metri dal cimitero. Dopo un lungo cercare finalmente vidi una gran folla e mi avvicinai: era la tomba tanto cercata. Vi era un grande ritratto di Jan Palach ed una montagna di fiori freschi circondata da centinaia di ceri accesi. Dopo un doveroso raccoglimento uscii dal cimitero e comprai un grande vaso di gerani rossi e due giganteschi lumini.

Tornai alla tomba, mi feci largo tra la folla, deposi la pianta fiorita con un mio biglietto da visita ed accesi i lumini. Dopo un po' ritornai in albergo molto impaurito avendo avuta l'impressione di essere seguito, ma arcicontento di aver fatto quello che avevo in mente per testimoniare a modo mio la solidarietà più schietta ad un popolo oppresso ed umiliato dai carri armati di un paese amico. A quaranta anni da quel sacrificio estremo, altri giovani seguiranno il suo esempio, credo sia opportuno, anche con un ricordo personale, rendere omaggio ad una persona che indubbiamente aveva tra i suoi valori l'amor di Patria e la lotta a tutte le forme di governo che opprimono la libertà dei popoli.

Jan Palach è senza ombra di dubbio alcuno un esempio che dovrebbe essere ricordato con maggiore frequenza e con maggiore visibilità ed invece mi sono accorto che tutti gli studenti da me interrogati ignorano sia il nome di Jan Palach e che cosa ha rappresentato per noi giovani di allora il suo gesto.

MARIANO BOCCHINI


 

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