05/11/2014

La straordinaria vita di Papa Orsini

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La memoria della santità - i segni, il significato e il senso della testimonianza umana e divina nella storia - sottrae all’oblio la figura venerata, celebrata, invocata e la rende viva, contemporanea, immortale. Viva, vivente, capace di introdurre una tensione perenne e singolare nella comunicazione biografica e di accendere luce e ardore nella narrazione storiografica, anche a distanza di secoli, per accompagnarci nella via della salvezza.

Ripensare la presenza di Papa Orsini nella vicenda familiare, civile, politica, ecclesiastica del suo tempo, all’incrocio di grandiose correnti di pensiero e di azione, di apostolato e di pietà popolare, di impulsi ascetici e mistici, di resistenze, di rotture e di conflitti, tra le convulsioni della ragione e le dinamiche libertarie della modernità con le promesse orgogliose del Regnum hominis, è una preziosa impresa d’amore.

Essa si esprime, qui, in questo testo di voci e di sguardi, con la passione della ricerca, con l’aperta e ammirata partecipazione a una straordinaria esperienza di vita, avvicinata e scrutata in tanti aspetti e momenti raccolti da fonti e documentazioni orsiniane, da studi e racconti molteplici e vari.

Al centro dell’orizzonte cognitivo, affettivo e relazionale che viene delineato, c’è Fra’ Vincenzo Maria Orsini che, fra il 1650 e il 1730, è protagonista di un’avventura grandiosa ed umile, gioiosa e sofferta, faticosa e coraggiosa, semplice e complessa insieme.

Egli vive la sua vicenda dagli inizi, nel casato nobiliare, fino alla fine, nella sede romana dei Papi, sotto il segno della Croce di Cristo, lungo i percorsi della vocazione tenace e contrastata, della elezione alla pienezza del Sacerdozio episcopale e papale, della missione generosa e penitente a servizio del popolo per la salvezza eterna nel Regnum Dei.

Tra i fermenti culturali e le fioriture di forti testimonianze che germogliano per gli impulsi riformatori ancora penetranti del Concilio di Trento (1545-1563) sul terreno biblico, liturgico, sacramentale, dogmatico, morale, catechetico, disciplinare, si vanno espandendo, accanto alla ripresa e al rinnovamento delle già consolidate tradizioni agostiniane, benedettine, domenicane, francescane, le nuove scuole ignaziane, carmelitane, salesiane, e si manifestano eccezionali profili di pastori e di santi, figure straordinarie di uomini e di donne, guide meravigliose di monasteri, di movimenti, di parrocchie e diocesi.

Un’energia irriducibile, che nessuna fatica e sofferenza riesce a indebolire e a prostrare, sostiene l’intelligenza, il cuore e l’animo di Orsini donatosi al servizio della Chiesa con la continuità e la passione della preghiera, dell’impegno pastorale, della guida catechistica e magisteriale, in una condizione austera e penitenziale, quasi esagerata e perciò eroica.

La sua è una pastoralità viva e vigilante, premurosa ed accorta che si muove in un’azione riformatrice plenaria - spirituale morale materiale - con un’intensa, diligente, laboriosa e prudente partecipazione alla vita delle “sue” comunità che egli visita, osserva, studia, per le quali prega fino alle lacrime, nelle quali interviene con l’autorità esigente del Pastore e con la misericordia, la tenerezza e la generosità del Padre.

E informa, ammonisce, loda, approva e pure corregge e punisce “in odio del vizio, e non de’ viziosi”.

E con fermezza interviene a difendere la dignità dei suoi sacerdoti umiliati e offesi dai dispotismi dei potenti, ma anche richiamati con durezza per la trascuratezza personale, per l’incuria delle chiese e degli altari e ripresi acerbamente per il servilismo e la viltà.

E, provvido e munifico, viene a soccorrere, ad aiutare, a rispondere al grido dei miseri e al lamento dei poveri, a toccare il dolore dei sofferenti e dei malati.

Accorre a sedare ostilità e inimicizie, a servire i pellegrini, fino a lavare loro i piedi.

Consacra chiese, altari, portali, prescrive iniziative di ristrutturazione edilizia e di riorganizzazione urbanistica e, “a futura memoria delle cose”, ne segnala gli eventi.

Mobilita risorse, energie, istituzioni, confraternite.

Condanna l’abominevole e rovinoso peccato dell’usura e istituisce i monti frumentari, costruisce ospedali, ospizi, acquedotti, chiese e ammoderna, decora, tutto rinnova.

Esalta la potenza sacramentale del matrimonio e difende con vigore l’autonomia della donna spesso coartata e obbligata a legami ingiusti e oppressivi, offesa nella sua intimità e nel suo pudore.

Confessa, predica, organizza Missioni per il popolo finanziandole a sue spese, svolge lezioni di catechismo, amministra battesimi, cresime, benedice matrimoni, consacra sacerdoti e vescovi, celebra i riti preparandoli con il digiuno e con la preghiera, cura con premura straordinaria il culto eucaristico.

Attacca violentemente le virulenti pratiche magiche e le mille superstizioni.

Fa processioni penitenziali portando la Croce, andando scalzo, a piedi nudi, con corda al collo e corona di spine.

Prepara le visite pastorali e gli incontri cominciando “dal Cielo”, con la preghiera e il digiuno.

Pur essendo Cardinale, Vescovo, Papa, rimane sempre un frate domenicano, esigente e severo con se stesso, Sacerdos non Princeps, Padre e Pastore, concentrato sempre nel culto dell’Eucaristia e nella sconfinata devozione a Maria Santissima.

Fu solito restare “con sommo contento a sermonare a poche donnicciuole, e poi colle medesime recitare il Rosario”.

Prima di indicarli ai confratelli Vescovi e ai Sacerdoti, realizza egli stesso gli otto aurei avvertimenti del Patriarca di Venezia San Lorenzo Giustiniani:

“Sint prorsus corde humiles, in habitu viles, in moribus compositi, corpore pudici, in cibis sobrii, orationibus intenti, vigiliis intenti, gravitate sancta decorati”.

Per cogliere la misura di una personalità immersa completamente nella vita religiosa e consacrata nel primato di Cristo Redentore non può ancora imperversare la pretesa razionalistica di valutazioni ristrette e sprezzanti.

Il profilo integrale e complesso e pure trasparente e visibile di Papa Orsini è stato troppo a lungo sopraffatto e sminuito dal prevalere di una storiografia politica, civile e culturale, piegata da una pregiudiziale ideologica, diffidente e astiosa, dimentica che “il Papa è successore di Pietro, non di Costantino” (S. Bernardo).

Papa Orsini modella nelle sue esperienze episcopali e nel compimento della missione sulla Cattedra di Pietro una Chiesa umile, fedele al Vangelo, povera, casta , misericordiosa, fondata sulla Verità, sulla Libertà e sull’Amore di Cristo senza cedimenti e compromessi con un mondo, in cui, già da allora, si era messa in marcia l’ideologia anticristiana dell’immanentismo umanistico con la perdita del senso del peccato e la dissacrazione dell’umano.

Il rifiuto di Luigi XIV, il Re Sole, di accogliere nel 1689 l’esortazione divina, affidata a Paray-le-Monial a Santa Margherita Maria Alacoque, a consacrare se stesso e la Francia al Cuore di Gesù e a raffigurarne l’immagine sacra sugli stendardi del regno, consegna la Civiltà cristiana dell’Europa e la sua storia prima al razionalismo senza fede e agli assolutismi senza misericordia, poi alle rivoluzioni senza pietà e alla sciagurata empietà delle guerre mondiali, infine al nichilismo saturo d’inquietudine dell’oggi.

Sua Santità Benedetto XIII, nel 1729, a quasi ottant’anni di età, nella sua ultima visita all’amata città sannita, “entrando nella diocesi di Benevento, calò dalla carrozza, ed abbracciatosi in ginocchio a una grande Croce di legno, disse moltissime orazioni, facendo con quell’atto così umile e tenero piangere tutta quella gente che ivi stava ragunata”.

Ora egli torna, con la Croce e il Rosario, e viene a dirci ancora: “Vi amo con tutto il cuore e vi amo come miei figli dilettissimi e miei fratelli”.

Il Papa venne tumulato nella Cappella di San Domenico, nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva: qui vorremo accorrere per implorare la sua protezione ed accogliere la sua paterna benedizione.

PASQUALE MARIA MAINOLFI

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