18/12/2014

Merce avariata

http://www.realtasannita.it/bt_files/newspaperFiles/lurlodimunch.jpg

Si riscoprono alcuni momenti della storia italiana e mondiale importantissimi, che portarono al superamento degli schieramenti politici ed ideologici per raggiungere l'obiettivo della pace e dello sviluppo dei popoli...”

Leggo ciò che è scritto su un manifesto a mo' di presentazione di una serata della Pastorale Universitaria, promossa dalla Arcidiocesi con la collaborazione delle Università del Sannio e Giustino Fortunato (più l'Istituto di Scienze Religiose, la Facoltà Teologica, le scuole di formazione dell'azienda ospedaliera “Rummo”, con il supporto dei Lions). E, francamente, non ci vedo chiaro.

Lo spunto è dato dalla rievocazione di una “amicizia” tra un prete cattolico (don Giuseppe De Luca) e il capo dei comunisti italiani (Palmiro Togliatti). Decido di andare a verificare come riusciranno i relatori a pervenire alle conclusioni alle quali è giunto il pacifista estensore del manifesto.

Nella stessa misura in cui, forse, sconcerta i pochi giovani presenti, il primo relatore mi tranquillizza. Il professore Paolo Sorbi, infatti, esordisce con una nettezza inequivocabile. Già ribattendo alla presentatrice, che ne aveva legato la sua formazione sociologica alla esperienza sessantottesca dell'Università di Trento (“quella di Renato Curcio e Mara Cagol”), Sorbi invita a “non fare confusione”. E aggiunge: “Disistimo totalmente questo personaggio (scilicet Curcio, ndr)”, proclamandosi poi: “Feroce nemico dei terroristi rossi”.

Sorbi ammette che “i giovani non sanno quasi niente” e, per questo, dice alto e forte che il periodo storico in cui si sviluppò il rapporto tra De Luca e Togliatti è costituito da “anni di ferro e di fuoco”. La rivoluzione russa e la Unione Sovietica costituiscono “quel quadro politico bolscevico di cui Togliatti era protagonista a livello internazionale...” . “Sostanzialmente un ordine religioso ateo...militarmente e politicamente richiedente obbedienza”. Pur ammettendo che la forza del pensiero di Gramsci è seconda solo a quella di Giacomo Leopardi, Sorbi ritiene ineluttabile che “questo tipo di cultura non sopporta il termine dell'amicizia”.

Tra il 1943 e il '47 non c'è la fine della guerra. Si conclude la seconda guerra mondiale, ma inizia subito la Guerra Fredda, durante la quale - chiarisce - solo la bomba atomica fu messa da parte, “ma per il resto vennero usate tutte le altre armi”.

Se De Luca immagina “la storia come pietà”, dall'altra parte c'è l'accettazione della spietatezza del potere di matrice bolscevica, dove è ammessa solo la obbedienza cieca. Ci furono, sì, contatti, a partire da quella cena a casa Rodano, dove Togliatti e “questo strano prete romano” (nato vicino Potenza, ma in rapporti con le alte sfere vaticano e personalmente amico di Tardini e Roncalli, tra gli altri) “si parlarono per tutta la notte. Ma non si può andare oltre al ema della comune umanità”.

Fin qui il chiarimento fornito da Sorbi. Resta, però, quella frase ambigua, accomodante e falsa del manifesto. Frutto corrente di un modo di pensare secondo il quale anche chi è stato condannato dalla storia può impunemente tentare di addomesticarla per continuare a dettare le linee d'azione: ieri la colomba della pace (una colomba molto aggressiva) e oggi un pan-francescanesimo teso a sovvertire il verdetto inappellabile della storia per poter conservare una egemonia culturale fatta non solo di giornali, televisioni, strumenti di comunicazione di massa, ma anche di fraseologia domestica dove si inventa “a posteriori” un dialogo, proposto e sostenuto (manco a dirlo) proprio da chi faceva della iattanza e della intolleranza lo stile della superiorità morale abilmente ed efficacemente propagandata.

La storia si deve studiare per capire, scoprire, intendere. Non per camuffarne gli episodi e capovolgerne gli esiti. La storia della seconda guerra mondiale, in soldoni, è la sconfitta del totalitarismo nazista. La storia della Guerra Fredda è la sconfitta del totalitarismo comunista, ateo e materialista epperciò nemico delle libertà personali.

Chi è stato comunista (al punto da tifare per la squadra di pallone CCCP anche quando giocava contro la nazionale italiana) goda di tutta la libertà che “altri” gli hanno procurato, ma la smetta di proporsi come il lievito dei diritti umani, accondiscendendo a farne partecipi quelli che non si sono stancati di testimoniarli pur in condizioni storiche di minorità numerica.

La “messa a punto” di questo professor Sorbi è una lezione per tutta la scuola e la formazione dei giovani.

La costruzione di “visioni” di comodo per stravolgere la dura realtà della storia è il grande inganno che le generazioni adulte propinano alle generazioni in formazione. Esonerandole dalla fatica della ricerca, dal contatto diretto con le materie scomode e con le tragedie che hanno nomi e cognomi.

La cultura non esiste senza la libertà. E' sotto la protezione della libertà (individuale, di pensiero, di proprietà, di affetti eccetera) che la formazione culturale può produrre i frutti di una crescita indipendente e orgogliosa, capace di sprigionare (senza freni) le potenzialità della volontà e della coscienza.

Nessun cappuccio sugli occhi per non vedere. Nessuna ricetta preconfezionata. E anche nessuna vendetta. Ma, per favore, smettiamola di vendere merce avariata.

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it

Torna alla home page

Visualizza altri articoli "Editoriale di Mario Pedicini"