Le grandi conversioni: perché, come e quando
del 2010-02-08
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o avuto modo di leggere e riflettere su
alcune clamorose conversioni che hanno riguardato personaggi di alto
livello culturale, sociale, politico, economico e religioso.
Io voglio soffermarmi maggiormente
sulle conversioni che avvengono in campo religioso che,
ordinariamente, consistono in un cambiamento psicologico dal male al
bene, dalla irreligiosità alla religiosità, o da una religione
all'altra.
Si sono verificate conversioni
all'improvviso in cui l'anima si è sentita cambiata come da una
forza a sé esterna (S. Paolo) e quelle dovute ad un lungo travaglio
psicologico e spirituale (S. Agostino).
Secondo alcuni la conversione si
verifica quando la ragione non ha più niente da dire, perché l'uomo
si sente signore e padrone di se stesso e della sua vita.
Io non sono di quest'avviso, perché
penso che sia proprio la ragione, facoltà specifica dell'essere
umano, a farci riconoscere la nostra finitezza ed è la sola che ci
consente di superare ogni forma di individualismo, di relativismo, di
scetticismo e di nichilismo che sono stati e sono i mali che
affliggono l'umanità e la orientano a negare sempre più i veri
valori della vita.
La ragione non ha più niente da dire,
cosa impossibile, solo per il presuntuoso, per colui che si ferma
dinanzi agli ostacoli, li elude e non si impegna a superarli.
Convertirsi, perciò, non deve
significare aver trovato la strada per riposarsi, porre la ragione
in pensione, anzi, per me, la conversione deve essere solo un
punto di partenza per spingere la ragione ad attivare tutte le sue
forze per aiutare anche gli altri a guardare in alto e a non
accontentarsi del contingente.
Occorre far capire all'uomo che deve
ispirare le sue azioni ad altri principi.
Ne è testimonianza concreta la
conversione di S. Paolo, conversione che ha un significato del tutto
particolare, perché avvenne in una imprevedibile circostanza che fu
contemporaneamente drammatica ed esaltante: drammatica, perché
Paolo, accanito persecutore del Cristianesimo, aveva avuto l'incarico
di abbattere la Chiesa di Damasco; esaltante, perché proprio mentre
si recava a Damasco, fu fulminato dalla Grazia di Dio che lo
trasformò da persecutore in apostolo.
Testimonianza significativa di
conversione è stata anche quella di S. Agostino, anima ardente ed
inquieta, bramosa di verità e di bene.
Nelle Confessioni ci narra egli
stesso la drammatica storia della sua formazione spirituale e della
sua conversione.
Molto influirono le omelie di Ambrogio,
Vescovo di Milano, dal quale apprese il vero significato delle
dottrine cristiane, riuscendo a liberarsi dai pregiudizi, cosa che lo
indusse ad iniziare un'intensa ricerca della verità.
Per lui la certezza non è data
dall'esperienza sensibile, che è pure un mezzo di conoscenza, ma
dalla propria interiorità.
Bellissime e commoventi alcune
riflessioni fatte nelle Confessioni: «Interrogai la terra e
rispose ‘Non sono io'; interrogai il mare, gli abissi, gli
animali nelle acque e risposero ‘Non siamo noi il tuo Dio, cercalo
sopra di noi'; interrogai l'aria, il cielo, la luna, le stelle e
mi diedero la stessa risposta. E allora dissi loro - Se mi avete
detto che non siete il mio Dio, ditemi almeno qualcosa di Lui - e
tutti in coro gridarono a gran voce ‘Egli è colui che ci ha
fatti'. E allora mi rivolsi a me stesso e dissi - E tu chi sei? - E
risposi: Un uomo».
E continua affermando che inutilmente
l'uomo cerca nelle cose l'umiltà, la bellezza e la bontà; tutto
ciò che non è contenuto nell'esperienza dei sensi, è intuìto
dalla mente umana.
Altra testimonianza parimenti esaltante
fu quella di S. Francesco d'Assisi, giovane intelligente, allegro,
giocherellone, amava vestirsi da ‘trovatore', incantava le
ragazze con emozioni d'amore provenzali, oppure vestiva da
‘cavaliere'.
La vera conversione avvenne nel
febbraio del 1206 nella chiesa a Santa Maria della Porziuncola quando
il celebrante lesse il brano evangelico che diceva: Andate,
predicate e non portate con voi né oro, né argento, né rame, né
due tuniche, lasciate tutto e dedicatevi ad annunciare il Vangelo e
mettetevi al servizio dei più poveri.
Assisi rimase sbalordita quando nel
1206 lo vide in piazza, presente il Vescovo Guido, spogliarsi di
tutti gli abiti e restituirli al padre.
Giunge a prendere questa decisione dopo
una lunga meditazione.
S. Francesco non disprezzò la vita,
non condannò il lavoro, mise a disposizione i suoi beni per gli
altri in piena letizia, che per lui era celeste sorgente di libertà
interiore, l'unica capace di farci riconoscere la superiorità dei
beni spirituali rispetto a quelli terreni.
La povertà deve essere predicata in
letizia da chi sa di essere affidato alla Divina Provvidenza in un
mondo creato bello da Dio, perché gli uomini in uno slancio fraterno
ne godano.
La sua conversione, perciò, non fu un
distacco dal mondo e ‘mettere a riposo la ragione', ma un
ritornarvi per operare al servizio degli altri, dando vita a molte
iniziative.
La sua conversione non fu subitanea e
folgorante, ma meditata e voluta.
Quando nei primi anni dopo la morte lo
si dovette inquadrare in uno schema agiografico, la commossa
ammirazione dei posteri lo designò Alter Christus (un secondo
Cristo).
Queste conversioni devono essere per
noi tutti fulgido esempio per impostare nel migliore dei modi i
nostri pensieri e le nostre azioni.
Un pensatore ha affermato che: L'uomo
può ben fuggire di fronte a Dio, ma non può sfuggirgli.
E Schmitt dice: Fui abitato dal
sentimento dell'Assoluto da una forza così pressante che non
potevo essere io l'origine.
Ciò dimostra che la religione è
un'esigenza naturale, un sentimento avvertito da ogni uomo e non
può avere origine, come alcuni pensano, dall'ignoranza, ma solo
dalla saggezza, dalla consapevolezza che fanno notare all'uomo
l'insufficienza a spiegarsi ciò che avviene nel mondo e lo
inducono a salire dalla creatura al Creatore.
Dante nel XIX canto del Paradiso
afferma Or chi tu se' che vuoi sedere a scranna. E giudicar di
lungi mille miglia. Con la veduta corta di una spanna?.
Da quanto riportato si deduce che la
religione è un fatto, perché riempie gran parte dell'umanità; è
un bisogno, perché l'uomo tende ad una felicità eterna e
perfetta; è un dovere, perché se l'uomo riconosce Dio come
Principio, lo deve riconoscere anche come Fine Supremo di tutte le
cose.
A ben ragione Tertulliano diceva che
La Chiesa deve temere una cosa sola: di essere condannata senza
essere conosciuta.
E Plutarco conferma questa necessità
dicendo Troverete più facilmente una città senza mura, senza re,
senza case, senza monete, ma non uno Stato senza templi e senza Dei.
Due considerazioni che stanno a
dimostrare che è impossibile giudicare senza avere la conoscenza
chiara di ciò su cui si vuole esprimere un giudizio, anzi si rivela
solo incapacità.
La conversione vera, attiva e sveglia
la ragione alla quale chiede solo di essere attenta su quanto
afferma.
La ragione non conosce il riposo!
GAETANO COPPOLA