04/03/2015

Portare nelle scuole il gioco degli scacchi

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La Spagna fa da battistrada accogliendo la raccomandazione avanzata tre anni or sono dal Parlamento europeo, con una votazione a larghissima maggioranza, diretta a tutti i Paesi membri dell'Unione europea per l'introduzione degli scacchi nelle scuole come materia obbligatoria.

Incredibile che dalla sinistra alla destra, ai nazionalisti di vario grado abbiano chiesto al governo conservatore di Mariano Rajoy di dotare quanto prima tutti gli istituti scolastici spagnoli del materiale didattico necessario formato in misura considerevole da scacchi e scacchiere.

Si sa che gli scacchi, e questa non è una novità, sviluppano la mente e l’intelligenza, ma da uno studio condotto qualche anno fa dall’università di Treviri, in Germania, è emerso che migliorano soprattutto il rendimento scolastico. Il gruppo di ricercatori che ha studiato l’introduzione sperimentale degli scacchi a scuola ha notato un miglioramento negli anni seguendo bambini che, appreso il gioco in prima elementare, arrivati in quarta si sono rivelati più bravi in matematica ma anche in grammatica tedesca e lingue. Curiosamente questi sono proprio i due ambiti dove i ragazzi spagnoli evidenziano le principali lacune secondo le risultanze del Rapporto Pisa ( che sta per Program for International Student Assessment, ossia il Programma per la valutazione internazionale degli studenti).

Il deputato spagnolo relatore della proposta, componente della Commissione istruzione, ha spiegato ai suoi colleghi che gli scacchi aumentano le capacità strategiche e mnemoniche, insegnano a prendere decisioni sotto pressione e sviluppano la concentrazione, oltre a parecchie altre qualità, il tutto con un costo economico molto basso. Il primo a dargli ragione è stato il rappresentante del Partito popolare, mentre i nazionalisti baschi hanno parlato di “investimento strategico per il futuro”.

La segnalazione che m’è pervenuta però da un collega di Bologna pochi giorni or sono parla - grazie ad uno studio dell’Universidad de La Laguna di Tenerife - del fatto che gli scacchi sviluppano non solo l’intelligenza cognitiva ma anche quella emozionale. Per quanto ci riguarda, quello scolastico non è il solo terreno di applicazione dell’esperimento scacchistico. Studi scientifici condotti in maniera molto seria e rigorosa hanno avvalorato quanto empiricamente era solo stato intuito in passato, ossia che la pratica degli scacchi è estremamente utile come “ginnastica mentale” per allontanare lo spettro dell’invecchiamento cerebrale e quindi contrastare in modo efficace patologie quali l’Alzheimer. Non solo, stante quanto appurato in anni di ricerca dagli scienziati sarebbero un autentico toccasana anche in bambini iperattivi, con autismo, sindrome di Asperger, superdotati e con sindrome di Down, per non parlare poi dei benefici effetti nella riabilitazione dei tossicodipendenti.

C’è solo da chiedersi perché non ci avessero pensato prima, l’Unione europea, la Germania, la Spagna, per loro almeno vale il “meglio tardi che mai”, ma l’Italia, che vantava una tradizione ben consolidata e di sicuro maggiore di quella iberica, dove si colloca oggi?

GIANCARLO SCARAMUZZO

giancarloscaramuzzo@libero.it

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