01/04/2015

I grammar nazi ultimi difensori dell'italiano corretto

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Silenziosamente ma inesorabilmente, un’onda d’estremismo si sta espandendo a macchia d’olio per il nostro paese e forse anche tra i vostri conoscenti più insospettabili qualcuno è già stato colpito a vostra insaputa.

Non sto parlando dei movimenti politici di estrema destra che, dal Front National francese ad Alba Dorata, partito neonazista greco, conquistano pian piano nuovi seggi ad ogni tornata elettorale, bensì di un altro genere di estremisti, meno visibili forse ma alquanto motivati ed in numero sempre crescente: mi riferisco al fenomeno dei grammar nazi, i nazisti della grammatica.

Tale definizione, coniata certamente dai loro avversari, calza a pennello per un gruppo di persone che sta acquisendo sempre maggior visibilità sui social network. Costoro non propugnano ideali di purezza della razza, non esibiscono disprezzo nei confronti di minoranze e non cercano di diffondere le loro idee con la violenza. Trattasi invece di un gruppo trasversale di persone che si ritiene l’ultimo baluardo a difesa della lingua italiana: sembrano innocui in apparenza, anche in virtù del loro numero attualmente ancora piuttosto esiguo; tuttavia, se ne avessero l’occasione non disdegnerebbero di organizzare ronde e spedizioni punitive contro chi oltraggia il meraviglioso idioma di Dante. Pacifici e remissivi agli occhi del pubblico, appena sono soli tra di loro si prefiggono obiettivi quali riempire di manganellate chi sbaglia ad usare gli apostrofi, somministrare copiose dosi d’olio di ricino a chi non sa usare i congiuntivi ed erigere campi di concentramento per tutti coloro che utilizzano la k al posto del ch. Guardatevi da tali individui: essi possono celarsi tra i vostri amici più cari o tra i vostri familiari più stretti. Non indossano segni distintivi, ma sono lì, acquattati nell’ombra, pronti a colpire con felina destrezza e con spietata fermezza al vostro primo errore; un condizionale al posto sbagliato o un pronome “gli” usato distrattamente per una terza persona plurale è tutto ciò che aspettano per emergere dalle tenebre e colpire, lesti come lepri e feroci come fiere.

Va bene, adesso sto un po’ esagerando, ma non prendete sottogamba questa minoranza silenziosa: i grammar nazi non deporteranno i più sgrammaticati, anche perché dubito vi siano abbastanza treni per farlo, ma esistono e non vedono l’ora di cogliervi in fallo e di far notare, anche pubblicamente, ogni vostro più piccolo errore. E quando ciò accadrà, non potrete accampare scuse: il grammar nazi non accetta gli errori di battitura o peggio ancora i correttori automatici che partoriscono svarioni, per lui ciascuno è pienamente (o addirittura penalmente) responsabile di tutto ciò che dice e soprattutto di ciò che scrive e pubblica.

Dagli anni ‘90, il decadimento e la corruzione della lingua italiana hanno raggiunto picchi che prima della diffusione dei cellulari e degli smartphone erano inimmaginabili. Prima o poi, per una sorta di legge del contrappasso dantesco, doveva spuntare un fenomeno che tentasse d’invertire questa tendenza. I grammar nazi si ritengono gli ultimi difensori dell’italiano corretto, moderni supereroi che al posto dei poteri soprannaturali possiedono una conoscenza inappuntabile dell’ortografia e della sintassi. È giusto sostenerli? È saggio temerli? Solo il tempo saprà dirci se si tratta di un drappello di pochi disperati destinati a perire sotto i colpi del linguaggio degli sms e di twitter o se un giorno dovremo ringraziarli per aver difeso la nostra bella lingua.

Nel frattempo, a mo’ di precauzione, suggerisco di rileggere sempre attentamente tutto ciò che scriviamo, che sia un sms o un post su Facebook, prima di pubblicarlo. Uomo avvisato, mezzo salvato.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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