Occorrono politiche specifiche per il Sannio

 

del 2010-03-21

Per conoscere meglio, e, allo stesso tempo, per contribuire a diffondere presso i cittadini del Sannio beneventano, e non solo, le funzioni, le attività e più in generale l’azione politica dell’attuale team maggioritario che governa le sorti della Provincia di Benevento abbiamo chiesto ed ottenuto un colloquio con il Presidente dr. ing. prof. Aniello Cimatile.

Presidente dal suo punto di osservazione alla Rocca dei Rettori, quale conclusione trae circa l’attuale situazione sociale ed economica?

Sono vivamente preoccupato per l’andamento di questa congiuntura economica. La crisi a livello mondiale si sta ripercuotendo in misura direi brutale sul nostro Mezzogiorno. Al di là e al di fuori di ogni sterile polemica politica con il Governo nazionale, io credo vi sia una generale scarsa consapevolezza sul fatto, assolutamente incontestabile, che lo storico divario Nord-Sud sia negli ultimi mesi terribilmente ampliato.

Donde trae questo convincimento?

I drammatici fatti di cronaca, dei giorni scorsi, riguardanti i paesini di Calabria e Sicilia, che vengono inghiottiti dalle frane, mi appaiono emblematici di una vera e propria deriva che ha colpito la metà del nostro Paese. La sconvolgente crisi industriale dei grandi insediamenti di Pomigliano d’Arco e di Termini Imerese, dovuta ad una pluralità di fattori che certamente non si limitano solo al “naturale” interesse delle Aziende di fare profitti in altre aree del mondo sfruttando la scarsa o mancata tutela dei diritti degli operai, è comunque l’attestazione di un fallimento delle tradizioni politiche per il Sud.

E il Sannio, in tutto questo sfascio, come sta?

Il Sannio sta pagando un prezzo elevato per questa crisi: la chiusura del polo tessile, cioè la vicenda industriale più grave che ha colpito il nostro territorio con circa 500 lavoratori in cassa integrazione in Valle Caudina ed un numero imprecisato, ma grosso modo equivalente, senza alcun reddito di sostegno nella Valle del Fortore, è il frutto principale della spietata concorrenza dei mercati asiatici che producono a prezzi stracciati capi di abbigliamento di qualità scadente, ma che comunque trovano facile mercato. D’altra parte, il crollo dei consumi interni ha avuto devastanti conseguenze anche sul fronte delle nostre eccellenze produttive che pure sono più resistenti alle aggressioni esterne, a causa della loro univocità.

Si riferisce alla produzione vitivinicola?

Si mi riferisco, in primo luogo, al vino, la cui qualità non può essere imitata altrove: ebbene, abbiamo dovuto constatare amaramente nella scorsa stagione che anche le uve dei vitigni più pregiati non trovano acquirenti o, se li trovano, non avevano alcuna seria remuneratività per i produttori, mortificando così un intero anno di lavoro. Molti hanno lasciato marcire sulle piante non solo l’uva, ma anche le olive e lo stesso tabacco; anche la zootecnia registra pesanti difficoltà. Insomma, è una vera e propria situazione di emergenza con prospettive non certo rosee in considerazione dell’approssimarsi della fine degli aiuti comunitari nel 2013.

Presidente, lei sta delineando davvero un quadro fosco?

Non è esatto: io sto semplicemente fotografando la realtà. E lo faccio nella consapevolezza dei miei doveri istituzionali nell’imminenza della consultazione regionale, per la quale intendo lanciare un forte appello a tutti i Candidati.

Ecco, lei è un esponente del centrosinistra, cioè dello stesso schieramento che ha governato la Regione negli ultimi tre lustri: cosa vorrebbe dire a De Luca, che si cimenta alla carica di presidente per conto del PD?

Quello che dico anche a Caldoro e a Ferrero: che cioè occorrono politiche specifiche per le aree interne sannite che tengano conto delle loro specificità e degli sforzi che si sono pure avviati in questi mesi da parte sia della classe politica, che delle Istituzioni che della stessa società civile. Il Sannio sta lavorando per un nuovo Patto di Sviluppo fondato sulla cooperazione tra le Istituzioni, le Organizzazioni imprenditoriali e quelle sindacali. Lo dimostrano i documenti della Confindustria “Dalla crisi allo sviluppo”; il lavoro di concertazione portato avanti da Provincia e Camera di Commercio; il Tavolo istituzionale attivato sulle grandi emergenze del lavoro.

Qual è la richiesta allora?

Noi chiediamo alla Regione di sostenere ed anzi di assumere la guida di un processo di coordinamento istituzionale ed avviare una gestione oculata della spesa in progetti credibili su infrastrutture materiali ed immateriali, innovazione e ricerca scientifica capaci di attrarre investimenti privati nell’ottica di uno sviluppo eco-compatibile.

Lei ritiene realistica e possibile tale prospettiva?

Sì, soprattutto se, come credo e come spero, non si litighi su contrapposizioni partitiche prive di costrutto. La necessità concertativa è improcrastinabile perché siamo nel mezzo di una crisi economico-industriale tra le più devastanti e perché come prima dicevo, ci sono tutti i segnali per essere vivamente preoccupati sul futuro del Mezzogiorno e del Sannio. Il fenomeno della desertificazione sociale del Fortore e dell’Alto Tammaro è sempre più allarmante e la chiusura di centri di servizio superiori sta interessando anche aree che sembravano immuni dal fenomeno: la chiusura della Banca d’Italia a Benevento, il ridimensionamento della rete ospedaliera e tanti altri eventi significano nei fatti un depauperamento del territorio con il rischio di rinvigorire la fuga degli abitati dalle zone interne.

Rispetto a quanto dice, quali sono le contromisure che la sua Amministrazione ha proposto ed eventualmente realizzato? Noi abbiamo non solo prodotto risultati concreti, ma stiamo lavorando per portare avanti programmi e progetti. Abbiamo puntato innanzitutto sulle eccellenze naturali, culturali e produttive locali. In una logica di sviluppo a tutto campo, dove i processi si integrano vicendevolmente, noi abbiamo acceso i riflettori sul patrimonio storico, culturale ed archeologico, sulle bellezza dei territori, sulle tradizioni, sulla riscoperta ed il rilancio degli splendidi borghi antichi sul ritorno di un vivere “en plein air”, all’aria aperta, ed, ancora, sul grave valore delle produzioni agro-alimentari tipiche ed originali di cui il territorio è ricco.

Per centrare quale obiettivo?

Noi puntiamo al riconoscimento del Sannio come la “green belt” campana, cioè la cintura verde regionale. I tre Progetti Integrati di Filiera per la cerealicoltura, vitivinicoltura e zootecnia, che hanno mobilitato Camera di Commercio, noi stessi e gli imprenditori privati per un programma da 100 milioni di Euro, costituiscono un importantissimo fattore sia di tutela e valorizzazione del territorio che dell’economia sannita tutta in generale: essi infatti non sono solo interventi settoriali, ma anche elementi e “step” di un processo più ampio nel quale convergono opzioni turistiche e servizi.

Lei parla di tutela del territorio, ma non può negare che alcune decisioni o non decisioni della Regione Campania penalizzano il Sannio. Come reagisce?

Noi non abbiamo esitato un solo istante a denunciare i “silenzi” della Giunta della Regione Campania sulla vicenda della centrale a turbogas Luminosa che la Provincia, il Comune, i cittadini di Benevento osteggiano perché produce energia da tecnologia a caldo, mentre noi siamo per lo sfruttamento di quelle a freddo.

Tuttavia, sembra che il Sannio non riesca a far sentire la propria voce.

Ribadisco: sono preoccupato per la cancellazione di servizi dal Sannio. Per questo, stiamo lavorando per costruire un percorso condiviso con tutti gli attori della “building capacity” di un territorio, cioè in sostanza tutte le forze vive della società civile di mettere a punto una strategia complessiva. Stiamo consultando Istituzioni, imprenditori, forze politiche e sindacali, luminari ed esperti nel corso dei Seminari “Sannio Sity” sui temi dell’ambiente, della raccolta e gestione del ciclo dei rifiuti, delle infrastrutture, dell’agricoltura, dell’industria per definire un programma di sviluppo comune negli Stati Generali del Sannio, da convocare a primavera.

Però, Presidente, “mentre il medico studia, il malato muore”?

Ebbene, io vorrei ricordarle quanto stiamo facendo: la lotta al “digital divide” con gli investimenti per 1,5 milioni di Euro portare la banda larga almeno nella Pubblica Amministrazione nei comuni sprovvisti; il sostegno ad una offerta formativa supplementare con la Fondazione Lee Iacocca di San Marco dei Cavoti per creare nuove imprenditorialità sin dalle Scuole Superiori; un programma appositamente dedicato, con la Regione ed ANAS, per intervenire sulle strade principali che attraversano il Fortore per trenta milioni di Euro; l’impegno perché la diga di Campolattaro entri in esercizio e divenga centrale di produzione di energia pulita; la lotta per l’innovazione e la ricerca scientifica, fulcro delle politiche di sviluppo della Provincia, fondate sul valore aggiunto dell’Università del Sannio che ha determinato un costante miglioramento del “brai power” e dei valori della conoscenza sul territorio; il lavoro per l’high tech con il polo dell’Information and Communication Technology di San Giorgio del Sannio e l’aerospazio. Abbiamo raddoppiato i fondi a disposizione per la manutenzione stradale e l’edilizia scolastica, introducendo forti novità anche in materia organizzativa e gestionale: abbiamo rafforzato il sostegno alle fasce sociali deboli e colpite dalla crisi.

ANTONIO FLORIO

 


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