Papa Orsini sarà proclamato Santo
Il 15 febbraio 2010, con decreto del Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale del Papa per la città e diocesi di Roma, ha avuto inizio la causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Benedetto XIII. La sua fama di santità, col passare degli anni, è andata aumentando. L’editto rimarrà ora fisso per due mesi non solo alle porte del Vicariato di Roma ma anche della Curia di Altamura-Gravina in Puglia-Acquaviva delle Fonti, Benevento, Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Cesena-Sarsina e Tortona. Tutti concordano nel riconoscere la vita virtuosa dell’Orsini, caratterizzata da intenso ascetismo e zelo apostolico. Pier Francesco Orsini nacque il 2 febbraio 1650 nel palazzo ducale di Gravina, primogenito di Ferrante degli Orsini e della duchessa Giovanna di Carlo Frangipani della Tolfa che in seguito divenne a 52 anni monaca domenicana col nome di Suor Maria Battista dello Spirito Santo. Nonostante la opposizione dei parenti il diciottenne Pier Francesco nel 1668 emise la professione religiosa nell’Ordine domenicano col nome di Frà Vincenzo Maria, rinunciando ai suoi diritti in favore del fratello Domenico. Nel 1672 a 22 anni fu creato cardinale da Papa Clemente X. Nel 1675 fu nominato vescovo di Siponto, nel 1680 fu trasferito a Cesena, nel 1686 arcivescovo metropolita di Benevento al cui governo presiedette per 38 anni anche da Papa (caso rarissimo nella storia). Le iniziative beneventane sono impressionanti: nel giugno 1688 dopo il terribile terremoto che provocò più di mille morti, uscito dalle macerie miracolosamente illeso, organizzò i soccorsi, restaurò a sue spese il duomo, il palazzo arcivescovile, l’abbazia benedettina di Santa Sofia, seminario e acquedotto cittadino; fondò l’Ospedale di San Diodato e il Monte Frumentario per liberare i braccianti dal capestro dell’usura; col Monte dei pegni e dei maritaggi precorse i tempi in fatto di giustizia sociale; visitò 15 volte la diocesi di Benevento, consacrò 365 chiese e 1463 altari, organizzò due sinodi provinciali e numerosissimi sinodi diocesani, tenne oltre quattromila prediche, fondò conventi domenicani e francescani, volle in diocesi scolopi, carmelitani scalzi, chierici della dottrina cristiana, chierici minimi degli infermi e finanziò la ricostruzione degli edifici rovinati dai due terremoti del 1688 e del 1702 fondando il Monte delle Fabbriche Ecclesiastiche. Fu eletto Papa il 29 maggio 1724: “Andiamo a consumare il sacrificio!”, aveva 75 anni e scelse il nome di Benedetto per ricordare il domenicano beato Benedetto XI (1240-1304), distintosi per umiltà e santità di vita. Prese misure ammirevoli nel campo sociale: abolizione del gioco del lotto, alleggerimento delle imposte che gravavano sulle classi umili, fondazione dell’Ospedale San Gallicano riservato alla cura delle malattie della pelle. Il Pastor afferma che: “Pochi Papi hanno fatto tanto per il culto dei santi, quanto Benedetto XIII”. Nel 1730 chiese il Viatico e verso le quattro del pomeriggio, spirò santamente. Fu “Pontefice pio, semplice e rigoroso e fu considerato da subito in odore di santità. La sua vita si svolse tra la seconda metà del Seicento e il primo trentennio del Settecento, una stagione difficile della storia, turbata dalla controversia luterana e giansenista e dalle prevaricazioni dell’assolutismo regio. Orsini privilegiò l’aspetto pastorale e spirituale della sua missione. Volle essere soprattutto la guida spirituale dei fedeli. E’ questa la vera cifra della sua identità. La pastoralità è la chiave giusta per comprendere la sua vita e la sua opera. Lo si accusa di aver dato troppa fiducia ai “Beneventani” e soprattutto al Cardinale Niccolò Coscia di Pietradefusi, accusato di abusi e illeciti guadagni. Nessuna meraviglia: molti mormoravano per gelosia, come avviene anche al presente. Papa Orsini fu ineccepibile nella condotta personale, uniche sue passioni: il Vangelo, le anime, le missioni in terre lontane e lo splendore liturgico e spirituale della Chiesa. Fu un Papa “moderno”, libero da eccessive preoccupazioni temporali e politiche, si dedicò alla guida e all’istruzione del popolo di Dio. Benevento lo considera “rifondatore della città”. L’esemplarità della sua vita lo ha reso maestro, sentinella e testimone. Restiamo nella fervida attesa di contemplarlo nella luminosa galleria dei Papi santi. Dopo averlo avuto munifico benefattore in Terra Sannita lo avremo così potente intercessore in Cielo. In verità, nell’opinione diffusa del nostro popolo, egli è già santo, per il suo altissimo magistero e soprattutto per le innumerevoli opere di carità. Pasquale Maria Mainolfi