16/04/2015

Siamo all'anno zero per la sicurezza edifici

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Si ritorna a parlare di “sicurezza” ogni volta che si verifica un avvenimento spiacevole come un terremoto, incendio, fuga di gas, eccetera eccetera…

La morte del giudice Ciampi a Milano ha fatto discutere sulla funzionalità o meno dei metal detector (sistemi di controllo) nei tribunali e immediatamente sono state verificate le strumentazioni di controllo all’ingresso del Tribunale di Benevento dimenticando che forse la stessa struttura potrebbe non essere in possesso dei requisiti certificativi richiesti dalle specifiche norme vigenti in tema di sicurezza.

E per rimanere, come ci piace fare, nell’ambito del nostro territorio ci soffermiamo sulle scuole dove bambini e adolescenti trascorrono numerose ore del loro quotidiano.

Gli edifici sono sicuri? Sono in possesso di certificazioni statiche e antisismiche, di certificazioni di conformità antincendio, di conformità elettrica, ecc… ? I lavoratori, docenti e personale ATA sono a conoscenza di una legge sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, meglio conosciuta come Decreto Legislativo 81 o Testo Unico sulla Sicurezza?

E allora per dovere di sintesi la si vuole ricordare brevemente. Il Dlgs 81 prevede che il datore di lavoro, sebbene anomalo in quanto non in possesso di poteri decisionali di spesa, ma comunque responsabile è il dirigente scolastico, il quale è tenuto agli adempimenti previsti dal predetto Decreto. Questi si avvale allora di professionalità qualificate e accreditate, quale R.SPP, responsabile del servizio prevenzione e protezione, e medico competente che individuano e valutano tutti i rischi presenti nella struttura per i lavoratori che svolgono la loro specifica attività lavorativa e determinano le misure adeguative e/o alternative la cui osservanza spetta al dirigente scolastico e/o all’ente proprietario dell’immobile (Comune o Provincia).

Viene redatto allora un apposito Documento di sicurezza (DVR) che non dovrà stagnare in qualche cassetto o mettere in mostra a mo’ di soprammobile ma dovrà essere periodicamente aggiornato in relazione al cambiamento di modifiche strutturali, gestionali e didattiche nonché alle mutazioni delle condizioni fisiche e psichiche dei lavoratori.

Quanto evidenziato nel documento dovrà essere reso noto ai lavoratori e nella fattispecie ai docenti e personale ATA attraverso corsi di informazione e formazione espressamente resi obbligatori dagli articoli della legge. Appare chiaro che detti corsi si differenziano da scuola a scuola in quanto diversi sono i docenti, le strutture e le relative misure da adottare in caso di emergenza.

Va, inoltre, detto che gli stessi docenti devono informare i propri alunni dei rischi presenti nella loro scuola e anche nella propria aula.

E questo è solo il primo passo perché gli studenti acquisiscano la cultura della prevenzione che non riguarda solo la scuola ma qualsiasi ambiente che frequentano. Una cultura che dovrà essere formativa dell’individuo e che dovrà accompagnarlo nel corso della vita a cominciare dall’ambiente lavorativo. Se infatti lo studente-futuro lavoratore avrà interiorizzato l’importanza della prevenzione alla sicurezza sarà egli stesso a pretenderne l’attuazione.

Ciò oggi non avviene a causa dell’ignoranza sull’argomento e/o della superficialità nella sua realizzazione da parte di chi la legge la conosce ma si limita ad isolate comunicazioni agli enti proprietari della struttura o a forzati adeguamenti in caso di controlli da parte degli organi di vigilanza.

Si vuole quindi evidenziare l’importanza delle figure incaricate o individuate per la sicurezza che dovranno, a vario titolo, organizzare un sistema di gestione per la sicurezza e salute dei lavoratori, gestire corsi d’informazione e formazione, partecipare alle prove di evacuazione e fare tutto quanto previsto dai disposti di legge.

E ci si chiede quanti docenti conoscano in maniera adeguata la legge 81 che merita maggiore attenzione e un approfondimento certamente maggiore di quanto ne assume oggi. E le famiglie si informano della sicurezza delle strutture scolastiche requentate dai propri figli? Quasi mai, eppure il nostro territorio è ad alto rischio simico.

Allora la cultura della sicurezza scarseggia ed appare oltremodo sottovalutata.

Nella nostra realtà territoriale se ne parla poco e i cittadini ignorano l’esistenza o meno di un piano di evacuazione della città e inesistenti sono le indicazioni dei “punti di raccolta”.

Le istituzioni non aspettino i disastri per porsi il problema e incoraggino invece a tutti il livelli a cominciare dalle scuole la cultura della prevenzione.

Va precisato, infatti, che la stessa legge vuole da parte dell’individuo una consapevolezza dei rischi nei vari ambienti che frequenta che dovrà portare ad assumere determinati comportamenti che col tempo diventeranno delle regolari e semplici abitudini.

MARISA ZOTTI ADDABBO

marisazotti@alice.it

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