06/05/2015

31 maggio al mare

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Se ci fosse stato bisogno di una prova della inconsistenza delle organizzazioni politiche che pur alimentano la cronaca, se ne sta svolgendo una formidabile dimostrazione sotto i nostri occhi. In Campania (altro che Vesuvio e Campi Flegrei) i movimenti tellurici sono ondulatori e sussultori, con profonde spaccature e continui movimenti franosi.

Degno di segnalazione per la disarmante presa d'atto il comunicato di un partito di centro i cui dirigenti sono costretti a confessare che non ci hanno capito più niente e, quindi, non sono stati in grado di raccogliere candidature.

L'andirivieni da destra verso sinistra (sia pure la sinistra descamisada del sindaco salernitano De Luca) ha fatto scomparire il centro. Per conto suo nella parrocchia berlusconiana sono mesi che si stanno facendo i bagagli. Ha trovato chiuso l'augusto Luca Colasanto, rimasto all'oscuro di quel che faceva il suo partito. Pare abbia perso addirittura il suo ex segretario-portavoce anche Nunzia De Girolamo, tornata disponibile in quanto liberata dal peso di ministra e di capagruppo (capagruppo sì, in italiano boldrinesco).

A sinistra si è consumato lo strappo tra il sindaco Fausto Pepe e il sottosegretario alle infrastrutture Del Basso De Caro. Pepe ha lanciato in campo un medio-massimo quale Lucio Lonardo, presidente di Asia e artefice di un exploit nella raccolta differenziata “porta a porta”, nonché medico di base con un seguito di fedelissimi pazienti. Pure Lonardo va a ingolfare il gruppo pro-De Luca. Si pensa, tuttavia, che la missione prioritaria della sua discesa in campo sia quella di togliere voti ai due supercandidati ufficiali del PD: l'uscente Abbate e il pronosticato entrante Mortaruolo.

Voi direte: ma che ce ne importa di queste elezioni se Benevento deve accontentarsi di due consiglieri?

Domanda non retorica se il gioco non prevedesse anche l'assegnazione di premi “minori”: assessorati, presidenze, direzioni generali, partecipate. Uno dei più grandi navigatori in queste specialissime acque, l'ottuagenario Ciriaco De Mita sindaco di Nusco, si è spostato su De Luca: il quale, se sarà eletto, sarà subito anche sospeso perché incappa nei rigori della legge Severino (che tutti criticano ma nessun osa cambiare). E quindi in ballo c'è la identificazione del “vicario” che dovrà guidare la barca. Il “vicario”, come spesso succede, vorrà anche uno spazio per sé, mica andrà solamente a prendere ordini a casa De Luca.

Insomma, mentre il popolo fa il suo corretto esercizio di democrazia recandosi alle urne, il gioco del potere piazzerà sentinelle, fucilieri, soprattutto cucinieri.

Come abbiamo visto i partiti non esistono più, ci rimane solo il potere. Gli esempi vengono dall'alto. Che bisogno c'è di fare riunioni di correnti, poi di partito, poi di interpartito, poi l'indispensabile passaggio col sindacato, infine liturgie opache in giunta e in consiglio? Tolti di mezzo i partiti, si arriva al dunque in maniera sollecita. I consiglieri eletti si godranno la notorietà e lo stipendio. La vera forza starà comunque fuori.

Se De Luca, mentre è sospeso, organizzerà su un'isola la sua task force, state certi che sul “continente” già si manovra per afferrare il necessario malloppo. Che è la meritata gratificazione per l'impegno che si sta profondendo in ogni angolo della povera Campania.

La campagna elettorale si svolge su due libelli: in televisione, nei dibattiti, negli incontri (in locali sempre più angusti:nessun ha il coraggio di affittare una piazza) e nel mercato delle spoglie. La notte del 31 maggio si saprà chi ha vinto e chi ha perso. Sarei curioso di poter dare un'occhiata al gioco delle pedine e alla sistemazione definitiva. Non per scoprire chi sa che cosa, solo per avere la conferma che, come per certe belle frasi dei programmi scritti, il piano delle spartizioni è comunque uguale. Solo che, com'è giusto, chi piglia tutto e chi piglia niente. A meno che già dal 1° giugno non si mettano in moto carovane di pellegrini tali da togliere ogni significato al giubileo che Papa Francesco ha in mente di far partire l'8 dicembre.

La democrazia? E' sempre stata considerata un fastidio. Col governo Renzi si sta pensando a ridurre al minimo il disturbo al cittadino. Non è detto che domenica 31 maggio si debba andare tutti a votare. Bisogna pur festeggiare la Repubblica, il 2 di giugno. Non è opportuno, forse, partire per il mare venerdì pomeriggio 29 maggio? Fateci un pensiero.

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it

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