05/06/2015

Il Jobs Act è il peggio del peggio

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Nell’ambito dell’iniziativa “2° Career Day - Job Portal”, l’associazione studentesca UNISEA ha organizzato il convegno culturale “Effetti attesi, rischi e incertezze del Jobs Act”. Oggetto dell’incontro è stata un’analisi multidisciplinare del provvedimento legislativo entrato in vigore il 7 marzo 2015, con l’obiettivo di verificarne gli effetti e l’impatto nel mondo del lavoro.

L’incontro si è svolto nell’Aula Ciardiello del Dipartimento di Diritto, Economia, Management e Metodi Quantitativi (DEMM) dell’Università del Sannio.

Dopo i saluti istituzionali del rirettore del Dipartimento, Giuseppe Marotta, sono intervenuti i docenti: Rosario Santucci che ha indagato il decreto dal punto di vista giuslavoristico, Domenico Scalera che lo ha esaminato dal lato macroeconomico, Antonio Lucadamo, il quale ha analizzato statisticamente l’evoluzione del mercato del lavoro, ed in conclusione Francesco Vespasiano, che si è occupato degli effetti del Jobs Act sulle famiglie e sui giovani. Il moderatore è stato il giornalista di Ottopagine, Marco Grasso.

Il lavoro non dovrebbe essere una merce di scambio. Con questo provvedimento sono state smantellate le tutele che rappresentano il cuore del diritto del lavoro”. Così ha esordito Santucci in merito ai due decreti legislativi 22 e 23 del 4 marzo 2015, che prevedono l’introduzione del contratto a tutele crescenti, il demansionamento, la riforma degli ammortizzatori sociali ed il superamento dell’articolo 18.

Di “tutele crescenti”, previste dal nuovo contratto di lavoro, ce ne sono molto poche: infatti, con il nuovo regime di tutela, nell’ipotesi di licenziamento illegittimo, l’indennizzo andrà a sostituire la reintegrazione nella quasi totalità dei casi, con una notevole discriminazione tra nuovi e vecchi assunti.

Secondo Santucci, assisteremo ad una vera e propria precarizzazione del posto di lavoro e ad un rapporto asimmetrico tra lavoratore e datore di lavoro che dovrà essere necessariamente riequilibrato dal legislatore, altrimenti saremo tagliati fuori dal mercato per l’eccessiva concorrenza, ad esempio, dei mercati asiatici o dei paesi emergenti.

Scalera, successivamente, ha affrontato il tema della protezione del posto di lavoro: egli ha precisato che conviene proteggerlo, ma gli effetti si avranno solo nel breve periodo, mentre nel lungo periodo gli “outsider” (cioè quei soggetti fuori dal mercato del lavoro) risentiranno di tempi più lunghi di disoccupazione. Inoltre, in base ai dati OCSE 2013, le politiche di flessibilità del lavoro negli ultimi 25 anni non hanno ridotto la disoccupazione in Italia e nell’Eurozona. E a tale riguardo, le statistiche hanno chiaramente negato l’esistenza di una correlazione tra flessibilità e occupazione.

Infine, Scalera ha terminato l’intervento affermando che i risultati, timidamente positivi, relativi alla ripresa dell’occupazione non dipendono dal Jobs Act, ma sono direttamente imputabili alla Legge di Stabilità.

La disamina statistica di Lucadamo ha riguardato il quinquennio 2008-2013: è emersa la drammatica situazione occupazionale in cui si trova il Sud d’Italia, ed in particolare in Sicilia, Calabria e Campania, soprattutto nelle province di Napoli, Benevento e Caserta. A conti fatti, sono stati rilevati miglioramenti solo nel settore dei servizi mentre, per le professioni qualificate, c’è stato un significativo decremento dal punto di vista dell’occupazione.

La conclusione del convegno è toccata al sociologo Vespasiano: “Grazie a queste soluzioni fantasiose attuate dal nostre governo, la forbice Nord-Sud è aumentata ancora e, con essa, si è amplificata la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza”. Infatti, dati alla mano, in questo periodo, l’1% della popolazione detiene il 14,3% della ricchezza nazionale e l’eliminazione del costo del lavoro permetterà loro di diventare ancora più ricchi.

Come se non bastasse, il 21% delle persone ha perso il lavoro, il 16% è in cassa integrazione ed il 7% è all’estero. Ha sentenziato ironicamente Vespasiano: “La precarietà si è stabilizzata e per questa situazione dobbiamo ringraziare l’ottimo lavoro fatto dalle istituzioni”.

Ma il professore, come un vero “Pater familias”, rivolgendosi agli studenti presenti, li ha esortati ad impiegare, nonostante tutto, ogni energia ed a fare la propria parte per poter costruire il proprio futuro, credendo in se stessi e nelle proprie capacità.

GIANLUCA MOSCATIELLO

 

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