05/06/2015

A Benevento un frammento della Sacra Sindone

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Nel 1578, anno in cui la Sacra Sindone venne portata a Torino per offrire a San Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, la possibilità di venerarla, risparmiandogli una parte del lungo viaggio che avrebbe dovuto compiere per raggiungere la Savoia e Chambéry, il telo è stato estratto dalla teca che lo custodisce per essere esposto in numerose occasioni, pubblicamente e in privato.

Fino al 1997 il lenzuolo sindonico è stato arrotolato intorno a un cilindro di legno, custodito in una cassetta d'argento, oggi invece è riposto disteso all'interno di un contenitore realizzato con l'ausilio di materiali speciali e delle più moderne tecnologie, per evitare ulteriori deterioramenti subìti anche a causa di incendi, quello del 1532 a Chambéry e l'ultimo il 12 aprile 1997.

Il lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce (dalle dimensioni di circa m. 4,41 x 1,13) contiene la doppia immagine accostata per il capo di un uomo morto in seguito ad una serie di torture culminante con la crocefissione. Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo citato nei Vangeli e che avvolse il corpo di Gesù nel sepolcro di Gerusalemme.

Questa tradizione ha trovato numerosi riscontri nelle indagini scientifiche.

Le caratteristiche dell'impronta aiutano a comprendere e meditare la drammatica realtà della Passione vissuta da Gesù. San Giovanni Paolo II ha definito la Sindone “specchio del Vangelo”.

Dallo scorso 19 aprile, fino al prossimo 24 giugno, la Sindone è esposta alla venerazione dei fedeli nel Duomo di Torino. Il 21 e 22 giugno sarà a Torino anche Papa Francesco. I successori di San Pietro hanno spesso venerato la Sindone. Nel 1556 fu il francescano Giulio II, mecenate di Michelangelo e Raffaello, ad autorizzare il culto pubblico con Messa e Ufficio proprio. Pio XI ed il successore Eugenio Pacelli ne condivisero la venerazione. Così anche Giovanni Paolo I e Papa Wojtyla (il 24 maggio 1998 il Papa polacco arrivò nella terra dei santi sociali come pellegrino della Sindone).

Benedetto XVI venerò la Sindone il 2 maggio 2010 e affermò: «Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicino al costato». I Pontefici sono infatti i proprietari della Sindone in virtù di una donazione regale: nel 1983 muore Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia e nel testamento lascia la Sindone in eredità al Papa. Giovanni Paolo II ne è commosso e felice. Decide che rimanga a Torino e nomina l'Arcivescovo della città suo custode.

Anche il “secondo fondatore” della città di Benevento, Vincenzo Maria Orsini, coltivò una profonda venerazione per la Sindone e da Papa destinò un frammento della stessa all'amata Chiesa Beneventana. I tesori personali di Benedetto XIII, come segno di rispetto del voto religioso di povertà tra i frati domenicani, alla Chiesa Beneventana, sono vari. Tra le schede dell'Archivio Storico Diocesano di Benevento se ne trova una che recita: «Reliquiario quadrato a due facce di oro finissimo lavorato a cisello, con teste di Cherubini, e fiorami d'oro al naturale, con cornice di oro vagamente intagliata, con cristalli di Monte (cioè di rocca) quadrati, che racchiudono dentro un ornato di oro cisellato, con entro le seguenti Reliquie: Della Sindone, Sudario e veste di Nostro Signore Gesù Cristo; un Dente di San Domenico Confessore, e due pezzi di ossa di San Vincenzo Ferrerio.

Detto Reliquiario è sostenuto da un Angelo d'Argento d'intera figura, abbellito nelle braccia, nel petto, e nelle ligature delle gambe da molte pietre preziose di grossi smiraldi, rubini e zaffiri ligati in oro; l'Angelo poi posa sopra una Nuvola su piedistallo di argento centinato, guarnito con teste di Cherubini colle arma di Sua Santità nel prospetto d'avanti, al di dietro con una Cifra, e ne' lati con cartelle, ne quali è scolpito il millesimo Anno Domini 1726, essendo gli ornamenti tutti di oro, essendo la base fermata sul dorso di quattro cani d'argento, che con fiaccole d'oro in bocca giocano sopra Libri, per alludere allo Stemma dell'Ordine de' Predicatori. Costa scudi romani 1500 che di Regno sono 2000».

Tenendo conto che lo scudo era una moneta in argento che pesava un'oncia (cioè circa 28 grammi), parliamo di 50 chili di argento, una somma dunque considerevole. Ci chiediamo: com'è giunto a Benevento un frammento del Sudario di Cristo? Nel 1726 il domenicano Vincenzo Maria Orsini diviene papa Benedetto XIII. Il Duca di Savoia, Vittorio Amedeo, proprietario della Sindone e da poco divenuto re di Sardegna, inviò al nuovo Pontefice questo dono per ingraziarsi Sua Santità durante le trattative per la stipulazione del Concordato piemontese.

Papa Orsini in occasione di una visita a Benevento, donò alla Cattedrale l'augusta reliquia che un tempo veniva esposta alla venerazione dei fedeli durante la Settimana Santa. Fino al 1860, al termine del Triduo Pasquale e dell'esposizione del frammento della Sindone veniva liberato un prigioniero.

PASQUALE MARIA MAINOLFI

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