05/06/2015

Dalla 'proscrizione' nell'età romana alla morte virtuale nell'era di internet

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Nell’antica Atene, l’ostracismo era una pratica con la quale un cittadino, ritenuto una minaccia per la città, veniva esiliato per dieci anni. Nella Roma repubblicana, esistevano la proscrizione e la sacertà: con la prima i beni di un cittadino erano sequestrati ed incamerati dall’erario; con la seconda si garantiva a chiunque il diritto di uccidere colui che veniva dichiarato sacer. Fino al XIX secolo in vari stati d’Europa esisteva la morte civile, ovvero la perdita di tutti i diritti civili di cui una persona godeva, proprio come avviene con la morte.

Queste pene sono ormai un retaggio del passato: oggi l’esilio dei cittadini, almeno nei paesi democratici, è stato abolito ed i tribunali italiani possono infliggere ai condannati, oltre a pene detentive e pecuniarie, solo la sospensione di alcuni diritti, quali quello al voto o la possibilità di ricoprire incarichi pubblici.

Eppure, in questo XXI secolo sta nascendo una nuova forma di morte civile, che è già stata inflitta in più di un’occasione: mi riferisco alla cancellazione del profilo Facebook.

Non tutti lo sanno, ma tra le molteplici funzioni del social network più usato al mondo c’è anche la possibilità di cancellare il proprio profilo; è un’opzione piuttosto complessa da attuare e richiede numerose conferme, ma può essere praticata in qualunque momento. Tra gli utenti di internet cancellare il proprio profilo Facebook è detto anche “suicidarsi” (questo dovrebbe rendere l’idea di quanta importanza abbia assunto al giorno d’oggi tale profilo).

Quindi, l’incubo di moltissime persone, soprattutto i più giovani, è quello di vedersi cancellare da un giorno all’altro tutti i propri messaggi, le amicizie, le foto, i contatti. Ciò naturalmente non capita per caso, ma solo come conseguenza di violazioni gravissime: pubblicazione di messaggi che incitano all’odio verso le minoranze o che invitano a commettere reati, diffusione di immagini o video diffamatori, episodi di cyberbullismo sono i casi più eclatanti in cui Facebook ha chiuso degli account d’imperio.

Ma vi sono anche stati i primi casi di individui che si sono visti chiudere il profilo Facebook per motivi che nulla hanno a che vedere con la rete: ad esempio, il tassista romano che tempo fa ha violentato una passeggera. Ufficialmente, il suo profilo è stato chiuso per tutelare i figli minori dell’uomo che comparivano in numerose sue foto, ma non sarebbe stato sufficiente allora cancellare solo quelle?

Nel momento in cui ognuno di noi apre un profilo su Facebook, accetta le condizioni imposte dalla società di Mark Zuckerberg, tra cui quella secondo la quale eventuali sospensioni temporanee o definitive dell’account sono a totale discrezione del network. Nei primi anni di vita di Facebook, diversi utenti lamentarono la chiusura dei propri profili dovuta al numero eccessivo di amici. Questo potere, vista l’importanza che il profilo Facebook ha acquisito nella vita di molti di noi, può rivelarsi un’arma pericolosa gestita in maniera arbitraria.

Un domani non troppo lontano, la cancellazione dell’account su Facebook potrebbe diffondersi come pena accessoria in una serie imprecisata di reati, decretando così per chi li compie il concretizzarsi di una moderna forma di morte civile: la morte virtuale.

CARLO DELASSO

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