16/09/2015

Le bufale su internet, come riconoscerle

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Il popolo della rete oggigiorno non si può affatto considerare un tutt’uno: i frequentatori abituali di internet differiscono per usi, abitudini, passatempi, idee e persino per gli strumenti preferiti per la navigazione. Ma se vogliamo ridurre all’osso la questione, gli utenti possono essere suddivisi in due fazioni opposte: i creduloni e gli scettici.

L’appartenenza all’uno o all’altro schieramento, apparentemente casuale, può essere dettata da diversi fattori: il livello d’istruzione, l’età, la classe sociale; ma più probabilmente è il carattere di una persona a determinare se questa è da annoverarsi tra i creduloni o tra gli scettici.

I primi sono coloro i quali sono disposti a credere a qualunque notizia letta su internet: negli hamburger di McDonald’s ci sono i vermi, il caffè è un lassativo, troppa frutta fa ingrassare, i parlamentari per legge hanno il viagra gratis, l’Isis ci spia attraverso le webcam dei portatili, il Papa ha assistito al ritrovamento del cadavere di un alieno; tutto vero, l’ho letto su Facebook, l’ha condiviso un amico di mio cugino.

I secondi invece respingono con veemenza tutte le informazioni che non giungono loro tramite i canali tradizionali, ritenendo che internet sia un mix tra una congrega di goliardi dediti agli scherzi ed un manicomio autogestito dai pazienti. Nemmeno le previsioni del tempo o i risultati delle partite di calcio sono affidabili, se letti su internet.

Messa così la questione, è difficile dire chi abbia ragione e chi torto. Sicuramente ognuno di noi conosce qualcuno che la pensa in questo modo, sia credulone o scettico, ma a chi prestare fede? È facile dire che la virtù sta nel mezzo, che è altrettanto sbagliato sia credere a tutto sia dare tutto per falso, ma come discernere nel mare d’informazioni da cui siamo ormai bombardati quotidianamente la verità dalle menzogne?

Un sistema abbastanza affidabile (non al 100%, beninteso, ma bisogna pur accettare un certo margine di fallibilità) è quello dei tre filtri. Il primo filtro è quello del buonsenso: qualunque persona dotata di un minimo di raziocinio dovrebbe essere in grado di riconoscere le bufale più evidenti, quelle bugie che, secondo la Fata Turchina di Pinocchio, hanno il naso lungo.

Il secondo filtro è dato dalla reiterazione della notizia: se un dato evento è segnalato da un unico sito e non ve n’è traccia altrove, molto probabilmente si tratta di una notizia falsa. Le news circolano di bocca in bocca, nella società globalizzata non c’è modo di tenere circoscritto un avvenimento: se è accaduto davvero, allora lo si saprà in quattro e quattr’otto perché rimbalzerà di sito in sito. Le bufale, al contrario, attecchiscono di rado o vengono smentite con una certa rapidità.

Il terzo filtro è quello dell’affidabilità: un conto è leggere una notizia sul sito dell’ANSA o di un importante quotidiano nazionale, un altro è incappare in un’esclusiva del noto blog di un comico televisivo. Certo, a volte anche i blogger più invisibili possono cogliere al volo uno scoop, ma in tal caso state certi che questo troverà velocemente eco anche presso i canali ufficiali. Al contrario, i portali di notizie più affidabili non pubblicano fesserie e non fanno pesci d’aprile.

A conti fatti, in un mondo dove il bombardamento mediatico è così fitto, distinguere le cannonate vere dai colpi sparati a salve non è impresa facile, ma basta un po’ d’allenamento e chiunque può evitare la trappola del partito dei creduloni o di quello degli scettici a tutti i costi.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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