01/10/2015

Crisi economica e calcio dilettantistico

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Le emozioni di una partita di calcio non sono riservate soltanto ai grandi palcoscenici: parallelamente ai professionisti c'è un plotone di squadre i cui calciatori scendono in campo in piccolissimi impianti senza percepire alcun ingaggio.

Stiamo parlando ovviamente del calcio dilettantistico, molto presente nel contesto sportivo e nei pensieri del tifoso medio, tanto che i campetti di periferia in cui vanno in scena le partite sono quasi sempre affollati di un discreto numero di spettatori, che incitano la loro squadra del cuore, quella della piccola realtà a loro più vicina.

E sono partite sentitissime: il tifo è caloroso, ed è l'unico vero compenso di questi calciatori part-time, che una volta giunto il triplice fischio si spogliano del loro completino e indossano nuovamente i panni che occupano per il resto della settimana.

A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando sbigottito il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata.

Non tutti gli sport offrono questa emozione, ma nel calcio per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Maradona e del possente Zlatan Ibrahimovic. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. Perché il calcio è altamente imprevedibile, non c’è nessun finale scontato. Niente di previsto. E’una scienza imperfetta e questa cosa attira qualsiasi umano. Il calcio è gioia, è vita. Basta pensare che la teologa tedesca Dorothee Solle alla domanda: “Come spiegherebbe a un bambino che cos’è la felicità? rispose “Non glielo spiegherei, gli darei un pallone per farlo giocare”.

Ma la crisi del calcio italiano è evidente in tutti i settori, dal professionismo dove non devono illuderci gli ultimi investimenti dei club italiani sul mercato, al calcio dilettantistico dove i costi di gestione sono davvero insostenibili e maggiormente a rischio sono tutte quelle società dei centri minori, soprattutto montani che hanno visto da una parte i comuni (con le casse vuote) azzerare i contributi destinati allo sport e dall’altra la fuga degli sponsor a causa della interminabile crisi economica che attanaglia l’intero Paese.

Per non parlare dei ripescaggi che sono all’ordine del giorno, mentre i campionati diventano sempre più piccoli e quindi meno interessanti, con una terza categoria che potrebbe avere gironi di 7-8 squadre, e una seconda categoria che nella migliore delle ipotesi non dovrebbe comunque superare le 11 partecipanti. 

Vent'anni fa nel nostro comprensorio la Terza Categoria aveva stabilmente gironi da 11-12 formazioni, mentre la Seconda Categoria era un campionato avvincente con 14 squadre al via. Quindi si aspettano risposte importanti anche dalla Federazione, che dovrà necessariamente tagliare le spese gestionali, per non rompere un giocattolo che purtroppo ha già manifestato tutti i segnali preoccupanti che potrebbe portare al fallimento dell’intero movimento.

NELLO MARRA

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