01/10/2015

Il Sannio è l'Eden per i viaggiatori gourmet

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Luciano Pignataro è tra i giornalisti enogastronomici italiani più seguiti sul web. Il suo blog, www.lucianopiagnataro.it, è una fonte inesauribile di informazioni sui vitigni autoctoni italiani e sui prodotti tipici delle diverse aree geografiche del Belpaese: l'Italia da bere, da mangiare, da raccontare. L’abbiamo incontrato a Solopaca, in occasione della Festa dell’Uva, per parlare con lui di vino e turismo.

Il Sannio beneventano non ha nulla da invidiare ad altri territori eppure, in termini turistici, risultati tangibili tardano ad arrivare. Cosa fare per costruire una buona offerta turistica?

Io ricordo il Sannio di dieci anni fa, dove c’era poco o nulla; negli ultimi anni, invece, ci sono stati imprenditori che hanno investito nel turismo. Parliamo di un territorio che ha tutte le caratteristiche per essere 'zona turistica': ha le risorse termali, quelle paesaggistiche, le risorse architettoniche ed archeologiche, le risorse religiose. È una di quelle terre che io definisco fantastiche. Qui c’è spazio, non c’è affollamento; c’è la possibilità di stare bene, non c’è delinquenza organizzata e poi, tutto sommato, le due arterie a scorrimento veloce ti permettono di essere da un capo all’altro della provincia in solo mezz’ora”.

Mettere 'a sistema' queste potenzialità, quindi, è il primo passo da compiere.

Gli imprenditori hanno cominciato ad investire nell’accoglienza, ma anche le istituzioni dovrebbero favorire gli investimenti imprenditoriali seri: come ad esempio l’Acquapetra Resort, la Pampa Relais, lo stesso UNA Hotel a Benevento o alcuni agriturismi davvero molto belli. È importante che ci siano sempre più imprenditori che credono nelle potenzialità di questo territorio. E per crederci, bisogna spingere sempre di più il brand, che è ancora poco conosciuto”.

In cosa pecchiamo, anche noi operatori dell’informazione?

Guarda, il problema è semplice: il Sannio e l’Irpinia stanno alle spalle dei luoghi più famosi del mondo per cui, alla fine, è chiaro che chi viene in Campania per vedere Napoli, Pompei o Sorrento, Capri o Amalfi, cioè luoghi famosi in tutto il mondo, deve poter trovare qui quei valori che là non ci sono”.

Tipo?

Lo spazio, l’aria pulita, la qualità delle materie prime, la possibilità di vedere cose che altrove non ci sono. A mio avviso, il Sannio dovrebbe puntare su un turismo che abbia molta qualità, che goda delle bellezze delle ceramiche, che goda della qualità dell’olio, che goda nel girare i centri storici attrezzati - come quelli di Sant’Agata de' Goti, Cerreto Sannita o San Lorenzello, davvero straordinari”.

Un’altra preziosa risorsa sono i nostri vini, che pian piano cominciano ad affermarsi anche oltre i confini regionali e nazionali.

Sul vino bisogna insistere molto. Questa è la provincia più caratterizzata nella produzione di vino, produce quasi la metà dell’intera produzione campana. Da questo punto di vista, devo dire che il Sannio ha avuto l’intelligenza di riordinare i propri Disciplinari di produzione, il sistema Doc: è stata una grande prova di maturità. Perché le antiche denominazioni, anche prestigiose (come Solopaca, Guardiolo o che comunque si sono affermate da sole) non avrebbero mai potuto sfondare; invece, aver scelto di fare la Falanghina del Sannio, aver scelto di fare solo una Doc provinciale, con ricadute territoriali, è stata una scelta di grande intelligenza”.

Anche qui, l’input maggiore è venuto dalla maturità e lungimiranza di piccoli produttori e dall’attivismo dalle Cantine sociali, che crescendo hanno iniziato a cogliere al meglio le opportunità che il mercato offriva.

C’è stato un elemento devo dire molto positivo: l’antico contrasto, tra le piccole aziende e le grandi Cantine sociali, è finito. In qualsiasi sistema vitivinicolo, i piccoli hanno bisogno dei grandi per far conoscere la tipologia e, i grandi, hanno bisogno dei piccoli per farla impreziosire. È un meccanismo che si sta creando nel Sannio ed è anche 'un esempio' per l’intero Mezzogiorno”.

Sul tuo blog, www.lucianopignataro.it, parli del territorio sannita sempre in termini lusinghieri: ti ha davvero affascinato?

Sono 21 anni che scrivo del vino di queste zone. All’inizio si sentivano sempre lamentele, persone che parlavano male di altre persone; oggi c’è invece la consapevolezza - con un mercato completamente nuovo, con l’avvento di Internet e con tutte le opportunità che ci sono - di dover collaborare, andare avanti insieme su alcuni temi. Anche questo rapporto di 'buon vicinato' che c’è tra le Cantine sociali, che storicamente sono sempre state antagoniste, è un segnale molto positivo”.

Il suggerimento, quindi, è di usare al meglio la risorsa vino per promuovere il brand Sannio.

Se il vino aumenta il proprio appeal, è sicuramente un motivo in più per venire nel Sannio. Ed io penso che lo possa aumentare soprattutto sulla Falanghina, perché siamo nella patria della Falanghina: il 70% circa di tutta la produzione”.

Un bicchiere che suggerisci a chi del Sannio non è.

Quando c’è da stappare una bottiglia, la Falanghina è il vitigno che suggerisco; ma pure la Barbera di Castelvenere o l’Aglianico del Taburno”.

Insomma, bisogna agire insieme con fiducia e determinazione.

C’è tanto lavoro da fare, ma sono sicuro che le cose andranno sempre meglio, perché è scritto: è scritto! Bisogna lavorare, avere pazienza e mettere da parte le piccole incomprensioni personali, che non contano niente. Quello che conta, è vendere le bottiglie”.

GIUSEPPE CHIUSOLO

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