03/12/2015

I primi professori del Liceo Classico 'Giannone'

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La novantenne antropologa antifemminista Ida Magli, nome noto a livello mondiale, ha una sua teoria sulla scuola. Anzi, sulla Buona Scuola: «Questa “buona scuola” è un fallimento - dice all’intervistatore sulle colonne di “Libero” del 26 novembre 2015 -, perché fatta dall’85% da personale di sesso femminile. Ormai la scuola, dall’asilo nido alle superiori, è fatta quasi esclusivamente da donne. Questo è gravissimo: gli allievi maschi non hanno nessuna persona di riferimento di sesso maschile. Durante l’età infantile, ma anche durante l’età puberale, avrebbero bisogno non soltanto delle qualità del pensiero maschile, ma anche di persone di riferimento. Io credo che molti si rifugino nell’omosessualità per via dell’eccesso di presenze femminili nella loro vita. Non è detto che per loro l’omosessualità sia un desiderio, però permette di sentire di più l’unione fra maschi. Se dovessi fare io una riforma nella scuola metterei obbligatoria la quota dei maschi».

Ed ancora, nella stessa intervista (pag. 15): «La scienza, l’arte, tutta l’attività intellettuale fino ad oggi è stata fatta dai maschi. Poiché oggi i maschi si sono allontanati, la nostra società è povera intellettualmente, culturalmente. Non è una società “femminilizzata”, come dice qualcuno, ma malata, patologica. Dobbiamo immediatamente riprendere il controllo. E tocca ai maschi riprenderlo».

Si può essere d’accordo o meno con le affermazioni della studiosa, ma bisogna dire che sulla quota maschi ha ragione. Non sul fatto di reintrodurla, ma sul fatto che, effettivamente, la percentuale di uomini occupati nell’insegnamento una volta era nettamente prevalente sul gentil sesso. Come, ad esempio, vediamo in questa foto del 1862, appartenente ad una collezione privata e da noi reperita su di un sito culturale avente ad oggetto la storia di Benevento. Essa ritrae il primo corpo docente del Liceo Classico “Giannone” di Benevento, dove anche chi scrive ha studiato e si è formata. Al centro vi compare il preside Romualdo Bobba: è quello seduto, con i baffi ed i pantaloni bianchi. Il gruppo risulta così composto: a partire da sinistra padre Luigi Tamburini, M. Cacciapuoti, Francesco Corazzini, Antonio Coppola, Michelangelo Monti, Luigi Romanelli, Giuseppe Ziccardi, Rosario Ciorio, Cosimo Orlando, Matteo Gubitosi, Domenico Cintolo e Biagio Beri.

Prestigiosa istituzione culturale cittadina, il Liceo è fondato nell’Italia post-unitaria. Precisamente il 10 ottobre 1861. Nemmeno una donna nel corpo docente. I professori provengono da ogni parte d’Italia. Francesco Corazzini è toscano, tra i primi ad avere l’intuizione di fondare un museo cittadino a Benevento, città che lascerà dopo due decenni, andando ad insegnare prima a Napoli e poi a Livorno.

Il preside Bobba è invece piemontese, di un paese in provincia di Vercelli. Laureato in Filosofia a Torino nel 1854, comincia subito la sua carriera a Voghera. Nel 1860 è nominato direttore del Reale Collegio di Fossano (Cuneo). Nel 1861 diviene preside del Liceo Ginnasio di Benevento e rimane qui per sette anni. Fa poi carriera universitaria, prima a Padova e poi a Torino. Muore nel 1905. È proprio lui ad intitolare il locale Liceo al nome di Pietro Giannone, esponente dell’Illuminismo napoletano, visto che vi era un decreto del 4 marzo 1865 che imponeva di intitolare i licei statali a qualche personaggio illustre. In genere la scelta ricadeva su qualche gloria locale, ma Bobba si discostò dalla consuetudine e scelse un anticlericale, il Giannone, appunto, e per di più scomunicato dalla Chiesa (per la sua opera Dell'istoria civile del regno di Napoli, nella quale attribuiva la causa del degrado morale ed economico di questa parte della Penisola alla negativa influenza della Curia Romana).

Una scelta del genere, è quasi ovvio, non poteva non suscitare un lungo strascico di polemiche e tentativi di boicottaggio nella città papalina per tradizione, quella Benevento rimasta per otto secoli sotto il dominio dei pontefici, dal quale si era affrancata con la gloriosa unità d’Italia, e, quindi, veramente da pochissimo tempo. Ma, forse, la scelta effettuata dal preside fu proprio per sottolineare il carattere laico della scuola e la sua distanza dalle scuole clericali ancora molto frequentate dai rampolli della buona società beneventana.

Come sono cambiati i tempi e quanta acqua è passata sotto i ponti. La scuola ed il mondo del lavoro in generale ha visto l’ingresso sempre più massiccio delle donne al suo interno. Ma noi, senza voler fare alcun discorso sessista, in questa foto di metà Ottocento riusciamo solo a vedere una cosa: una classe docente prestigiosa, fiera del proprio lavoro e consapevole dell’altro valore sociale della propria missione. Uomini o donne che siano, la scuola ha ed avrà in tutti i tempi, bisogno di persone così.

LUCIA GANGALE

www.luciagangale.blogspot.com

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