03/12/2015

Attenti ai furbetti della rete: così catturano la tua attenzione...

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Sapete che cos’è il click baiting? Se avete risposto sì, probabilmente siete giornalisti, o comunque avete familiarità con il mondo del giornalismo, soprattutto online. Oggi infatti vi voglio svelare un trucco del mestiere che, sebbene antichissimo, nell’era di internet ha preso piede in maniera sorprendente.

Letteralmente, click baiting vuol dire “lanciare un’esca con un click”. È una tecnica utilizzata da chi pubblica su internet per attirare l’attenzione dei lettori. Se ci riflettete sopra, ogni giorno un utente medio della rete è bombardato da una mole spropositata d’informazioni, spesso e volentieri non richieste; sia chi cerca una determinata notizia, sia chi visita un sito senza ricercare informazioni, molte volte ha la ventura di trovarsi dinanzi agli occhi titoli ad effetto, pensati proprio per accattivare l’attenzione e spingere il visitatore a soffermarvisi.

Così come abitualmente quasi nessuno sfoglia un quotidiano o un periodico e si dedica alla lettura di ciascun articolo in esso pubblicato, a maggior ragione chi naviga in internet non legge tutte le notizie in cui incappa (ci sarebbe da uscire pazzi). Attirare l’attenzione su un singolo articolo o su una singola notizia diventa perciò un’abilità innata. E poiché, come ho spiegato in passato, i siti internet vivono grazie al numero dei visitatori (che, oltre alle pagine ricercate, sono costretti a visionare i banner pubblicitari), spingere un utente a visitare una pagina, cliccando appunto sul link apposito, è per qualcuno una fonte di guadagno.

Come anticipato, si tratta di un artifizio che è vecchio quanto la carta stampata: i titoloni ad effetto, gli strilloni che urlano “edizione straordinaria”, l’abuso di aggettivi come storico, epocale, o simili iperboli sono strumenti ben noti anche a chi non è pratico del mondo del giornalismo. Ma al giorno d’oggi questa tecnica è stata affinata: il titolo dev’essere volutamente omissivo, ellittico, in maniera tale da far sorgere nel lettore occasionale un desiderio irresistibile di approfondire. A questo scopo, se anticamente s’insegnava ai giornalisti che un titolo doveva contenere il succo della notizia condensato in pochissime parole, oggi il titolo deve dare solo una parte dell’informazione, una parte volutamente incompleta. Spetta al lettore incuriosito procurarsi il resto della notizia, cliccando sul titolo accattivante.

Un esempio chiarificatore: è da poco scomparso il celebre attore e regista teatrale Luca De Filippo, figlio del grande Eduardo. Un quotidiano titolerebbe, in prima pagina: “Morto Luca De Filippo”; un sito internet invece scriverebbe più probabilmente “Se ne va un grande del teatro”. Al lettore, per scoprire di chi si tratta, non rimarrebbe altro da fare che cliccare sul link all’articolo. In questo modo, il pesce abbocca.

Vi sono siti d’informazione (a voi giudicare quanto seri) che hanno fatto di questo sistema un’arte e che non esitano a spiattellare in faccia ai visitatori titoli non solo omissivi, ma persino ingannevoli riguardo le notizie che vanno a comunicare.

Un altro esempio: qualche settimana fa su internet è apparso il titolo “Addio David Hasselhoff”. Io stesso, leggendo, ho pensato che si trattasse della morte del noto attore americano, protagonista negli anni ‘80 dei telefilm Supercar e Baywatch ed oggi poco più che sessantenne. Andando a leggere la notizia, invece, mi sono reso conto che, semplicemente, il divo ha deciso di cambiare cognome. Una notizia tutto sommato banale diventa irresistibile grazie ad un titolo click baiting. Ed ecco che anch’io sono finito preso all’amo.

Un luogo dove il click baiting prolifera è Facebook: molte, troppe volte, chi fa scorrere le notizie sui social trova titoli che non comunicano la notizia ma costringono il lettore a cliccare sull’articolo. Ebbene, davanti a questo nuovo modo di fare giornalismo, ai lettori tocca farsi furbi: non abboccate ingenuamente ad esche in apparenza succulente e fidatevi solo di chi dà informazioni complete e non omissive. Lasciate che questi pescatori virtuali ritornino a casa con il cestino da pesca vuoto; tutto sommato se lo meritano, non vi pare?
Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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