20/01/2016

Ritornano in tutto il Sannio i falo' di Sant'Antuono

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Spenta da poco l'eco delle festività natalizie, la festa di Sant'Antuono, il 17 gennaio, inaugurava il periodo del Carnevale. Ogni anno in onore di Sant’Antonio Abate, Santo del fuoco e protettore degli animali, si festeggia ‘O Fuoco ‘e Sant’Antuono, una tradizione molto viva Campania.

Molto suggestiva e degna di nota è la festa di Macerata; è una manifestazione che rientra nelle feste popolari più importanti della Regione. Secondo la credenza popolare, il Santo scese agli inferi per rubare il fuoco e regalarlo agli uomini, la fiamma ha, infatti, potere purificatorio e scaccia via malattie e malocchi dall’anno appena iniziato.

Una tradizione molto viva anche nei quartieri di Napoli dove i festeggiamenti si svolgono, in particolare, nei pressi di Via Foria, che i napoletani chiamano ‘o buvero ‘e Sant’Antuono.

Anticamente nel “buvero ‘e Sant’Antuono”, dove si trova la chiesa dedicata a questo Santo, avveniva la processione al termine della quale si benedivano gli animali domestici. Questa processione però era l’occasione per disfarsi di tutte le cose rotte ed inutili di casa infatti al grido di “menate, menate” da ogni balcone e da ogni finestra venivano gettati tutti gli oggetti rotti o inutilizzati. Alle sette di sera poi si preparavano con gli stessi grosse cataste di legno e gli si dava fuoco. E’ una tradizione, un rito, un gioco avventuroso che i ragazzi di strada si tramandano di generazione in generazione.

La raccolta della legna coinvolge ragazzi ed adulti insieme e inizia generalmente dal giorno successivo all'epifania, è vissuta come una sorta di gara fra rioni a chi riesce a fare il falò più imponente.

Per organizzare il falò i ragazzi sono pronti a tutto. Giorno e notte vi è una ricerca spasmodica di legna, quindi scatole, botti, porte, ceste e qualunque altro soggetto di legno vecchio che possa contribuire ad accrescere il fuoco, chiedendola anche porta a porta nel loro rione. Girano per i negozi, chiedono ai residenti e adocchiano gli alberi che il Comune adorna nelle piazze principali. Il legname raccolto viene poi attentamente custodito sul posto dai ragazzi perfino di notte, per evitare che venga sottratto dalla ‘concorrenza’ ovvero da chi organizza il ‘cippo’ in altre zone. Infine la sera del 17 dopo aver preparato il falò, gli si da fuoco e in poco tempo le fiamme salgono al cielo e sono ammirate con allegria da grandi e piccini.

Attorno al falò si consuma ritualmente carne, perlopiù di maiale, cucinata direttamente sulla brace del falò. Balli, canti e vino rosso a volontà completano il quadro. La festa continua fino a notte fonda mentre il mucchio si consuma lentamente trasformandosi in brace, poi in cenere.

Il motto augurale che viene ripetuto come una cantilena tra le gente di questi paesi è: “Chi festeggia Sant’Antuono, tutto l’anno ‘o passa ‘bbuono”, e noi, tra il sacro ed il profano, ci accodiamo agli auguri.

NELLO MARRA

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