03/02/2016

'Pietrelcina nella prima metà del Novecento'

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Il prof. Antonio Bonavita non è un cittadino qualunque a Pietrelcina, il paese di Padre Pio. Già docente di materie letterarie al Liceo Giannone di Benevento è soprattutto un pietrelcinese doc innamorato del suo paese dove è nato e si è formato. Egli ha vissuto intensamente il quotidiano sociale e culturale e conosce vita e miracoli di questo popolo. Nessuno meglio di lui poteva e può scrivere libri che trattano della storia civile e culturale della sua gente. Chiediamo direttamente a lui di parlarci di questo suo ultimo lavoro.

Professore, come è nata l’idea della pubblicazione di questo libro?

L’idea parte da lontano. Sono stato sempre un appassionato cultore delle tradizioni locali e soprattutto del dialetto Pietrelcinese.

In merito al dialetto, cosa ha pubblicato?

Nel 1988, pubblicai per la prima volta un volumetto a mò di vocabolario di tutti i termini della parlata pietrelcinese, nonché dei detti e dei proverbi. Il lavoro sebbene impegnativo non produsse un grosso volume in quanto, allora, il Centro Studi e ricerche storiche di Pietrelcina, dal quale esso fu pubblicato, non consentiva di disporre sufficienti ed adeguate possibilità economiche. Dopo di allora, non è che questa passione fosse cessata, rimaneva sempre dentro di me pur rimandando di anno in anno l’impegno di produrre qualcosa di più grande. Nelle more ho continuato a raccogliere informazioni e documenti inerenti alla vita dei Pietrelcinesi.

Quindi, cosa è accaduto?

Dopo molti anni, l’amico Giancarlo Paga, amministratore comunale, un giorno, parlando di queste cose, mi sollecitò a metterle nero su bianco: nacque questo lavoro.

Sinteticamente, ci vuole accennare cosa contiene?

Tratta di un periodo storico che oggi sembra molto lontano da noi ma in effetti è rivissuto ancora nella mente di alcuni testimoni viventi.

Veniamo al titolo.

Il titolo “Pietrelcina nella prima metà del Novecento tra storia, tradizioni e ricordi” abbraccia un periodo storico molto interessante perché descrive in parte tutto ciò che è avvenuto negli anni che cavalcano le due guerre mondiali e poi il post che è ancora più interessante. Alle testimonianze di persone, le cui foto sono riportate nel libro, si aggiungono anche i ricordi personali.

Questo lavoro letterario è stato patrocinato dall’ente Comune, perché?

L’opera fa parte di un progetto più ampio che abbraccia il discorso relativo a tutta la memoria storica del Paese e questo volume rappresenta la prima tappa di questo percorso. Chiaramente, l’idea risultò molto interessante quando all’inizio fu presentato al sindaco e agli amministratori per cui fu deciso di dare il via alla pubblicazione.

Il sindaco ha voluto che si presentasse ai ragazzi della Scuola media, perché?

Il fine, siccome quest’opera è rivolta sia ai giovani che ai vecchi, è quello di suscitare in essi la curiosità di informarsi sulle loro radici ed evitare così che essi taglino il cordone ombelicale che li lega al mondo dei propri antenati.

Il professore Bonavita, adesso, cosa ha in cantiere?

In cantiere qualcosa già c’è e riguarda un aspetto diverso: quello della poesia in generale. Già in parte le basi sono state da me gettate. Vorrei continuare ad interessarmi della storia del paese, del trentennio che va dal primo grande evento sismico del ’62 fino alla fine degli anni Ottanta. E’ questo un periodo particolare che richiederà sicuramente tanto tanto impegno nella raccolta dei documenti e delle testimonianze.

ANTONIO FLORIO

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