17/02/2016

L'abbraccio di Pietrelcina al suo Santo

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Padre Pio ritorna nella sua Pietrelcina il giorno in cui ricorre la festa di Santa Maria di Lourdes. L’11 febbraio 2016, a cento anni esatti dalla sua partenza dal paese natale, per recarsi in Puglia, a San Giovanni Rotondo, dove, in quella che era poco più che una landa desolata, immaginerà e realizzerà la sua opera più grande: l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. E stanno a zero le chiacchiere che anche in queste settimane si sono replicate sui giornali di tiratura nazionale e su libelli di dubbia scientificità, che riportano la storia trita e ritrita di “Padre Pio impostore”. L’altro miracolo è la mobilitazione di una folla immensa accorsa a Pietrelcina per rendere omaggio alle spoglie del frate delle stimmate e che lo cinge in un abbraccio collettivo, mentre nella sua teca trasparente sfila per le strade del paese, della sua “Preta Pucina”, che lui portava “tutta nel cuore”.

Centinaia e centinaia le testate accorse da tutta Italia (presente, naturalmente, anche Realtà Sannita) ed oltre quindicimila persone solo nel primo giorno (più di venticinquemila il secondo), provenienti da tutta Italia, con presenza anche di gruppi esteri.

Alle 14.30 le spoglie del Santo giungono finalmente a Piana Romana. Ed è proprio al momento del suo arrivo, dopo un’intera mattinata di pioggia e di freddo pungente, che il cielo si apre ed il sole fa capolino da dietro le nubi. Padre Pio non avrebbe potuto avere un’accoglienza migliore: la sua terra, ricca di aria e di luce, è come se tornasse a sorridere per il suo ritorno.

«Pietrelcina la tengo tutta chiusa nel mio cuore», diceva Padre Pio, il quale, com’è notorio, qui ebbe intense esperienze mistiche, sostenne anche lotte con le forze del male e ricevette il dono delle stimmate nel territorio di Piana Romana, sotto l’olmo che oggi è conservato nella cappelletta che si trova in cima a questo luogo.

Padre Francesco Colacelli dell’OFM Cappuccini della Provincia di Foggia, nella liturgia dell’accoglienza afferma: «Pietrelcina è stata già definita come una nuova Betlemme, ma potremmo anche definirla come una nuova Gerusalemme, perché proprio qui, a Pietrelcina è cominciato anche il cammino di San Pio alla sequela di Cristo sulla via del Calvario. Abbiamo convenuto di accogliere Padre Pio in questa piccola frazione a Piana Romana, dove, come sappiamo, la famiglia Forgione possedeva un podere, nel quale tante volte il piccolo Francesco portava a pascolare le pecorelle che gli affidavano i genitori».

Alle ore diciassette la salma sbuca da Viale Europa, provenendo da Piana Romana. Segue una sosta in centro paese, lungo la salita che porta alla chiesa della Madonna degli Angeli. La compostezza della folla, la grandissima dignità del popolo sannita, l’attenzione ed il silenzio, interrotto dallo scandire di preghiere e litanie, sembrano appartenere ad un’altra dimensione. La gioia è palpabile, ma crea una perfetta sintesi con la compostezza del corteo che sfila lungo le vie del paese, seguendo le spoglie del Santo.

Dopo una breve sosta al Comune, il corteo riprende il cammino verso la chiesa, dove giunge alle 15.30. Alle 18.00, finalmente, i fedeli possono entrare. Il servizio d’ordine funziona. L’apparato è imponente, ma i fedeli sono, dal canto loro, collaborativi. Una breve tappa in chiesa, sfilando, silenziosamente, e per pochissimo tempo, davanti alla salma, adagiata davanti all’altare maggiore della chiesa, ai piedi di quella “Madonnella nostra” che “Piuccio” amava tanto.

L’abbraccio di Pietrelcina cinge il San Pio, così come sarà più tardi, dopo le 21.00, quando le spoglie giungeranno al Convento tra la folla festante. I maxi schermi, piazzati all’esterno delle rispettive chiese, permettono alle migliaia di fedeli rimasti all’esterno, di seguire le funzioni religiose.

Ognuno, dopo ore di attesa, ha soltanto pochi secondi per sfilare davanti alla teca che conserva il corpo di Padre Pio. Un pensiero, una preghiera. Molti strofinano un fazzoletto sulla teca santa. Molti anziani, in non perfette condizioni fisiche, venuti dappertutto, non vogliono rinunciare a rendere omaggio a San Pio. Alcune persone elevano al santo preghiere di guarigione mentre sono sedute su una sedia a rotelle nei pressi dell’altare principale, prima a Santa Maria degli Angeli e poi al Convento.

Neanche nella notte il Santo viene lasciato solo. La veglia di preghiera è intensa, sentita. Ci sono centinaia di persone a vegliare in chiesa. La spiritualità è palpabile. Si avverte chiaramente anche nella sera successiva, 12 febbraio, quando inizia la messa delle 17.30 ed una folla straripante segue la cerimonia in un silenzio assoluto, stretta nella morsa del gelo serale che, ancora più pungente, è calato su Pietrelcina. All’interno del Convento il Coro Polifonico Padre Pio da Pietrelcina canta meravigliosamente dei canti celestiali. All’interno vediamo persone inginocchiate, intente a pregare con fervore, forse per impetrare grazie per sé e per i propri cari.

L’ostia viene distribuita da vari sacerdoti alle persone che stazionano all’esterno. Con loro ci sono anche le Suore della Carità. Intanto tutte le strade di Pietrelcina sono piene di gente.

Durante la giornata il servizio di accoglienza ai pellegrini è espletato presso il Palazzo di vetro situato all’ingresso del paese, poco prima del Convento e della casa dei frati cappuccini. La struttura è completamente illuminata e chi voglia può sedersi e seguire interviste ed aggiornamenti sull’evento, nonché ricordi sulla vita di Padre Pio da Pietrelcina.

Per Pietrelcina è un evento mediatico senza precedenti. Centinaia le testate giornalistiche accreditate, tra cui una sessantina di televisioni locali e nazionali. La diretta video è stata assicurata dalla pugliese Tele Radio Padre Pio e da Otto Channel 696. Senza contare le migliaia e migliaia di condivisioni effettuate sui social nei vari momenti salienti dell’evento dagli utenti connessi in rete tramite i loro smartphone.

Qualcuno si è chiesto: «Ma a Padre Pio sarebbe piaciuto tutto questo clamore»? Mentre qualcun altro ricorda che Padre Pio una volta affermò: «Farò più rumore da morto che da vivo».

LUCIA GANGALE

Foto L.G.

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