01/03/2016

Qual è l'aspettativa di via di un oggetto

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Il concetto di vecchiaia non è unico, piuttosto si può dire che muti a seconda dei tempi e dei luoghi. E non mi riferisco alla vecchiaia degli esseri umani: se ai nostri giorni a 50 anni si è ancora giovani (anche se a 30 non lo si è più, secondo le agenzie di lavoro, ma questo è un altro discorso), a 20 si è praticamente dei ragazzi.

Ma come stabiliamo la vecchiaia delle cose? Dopo quanto tempo un oggetto d’uso quotidiano si può ritenere antiquato, passato di moda, obsoleto e da rimpiazzare con uno nuovo? Se nell’ultimo secolo abbiamo assistito ad un impressionante quanto positivo allungarsi della vita media delle persone, contemporaneamente la vita degli oggetti ha finito per accorciarsi. Colpa delle mode, degli stili di vita, del consumismo dilagante o volontà dei produttori di beni di largo consumo, per i quali è importante che siano venduti prodotti nuovi ogni anno?

Il discorso vale fino ad un certo punto per ciò che concerne i cosiddetti beni durevoli, soprattutto quelli più costosi: chi compra un’automobile nuova oggi, spera di poterla usare il più a lungo possibile. Certo, se diamo un’occhiata a quante Fiat 500 ancora adesso circolano per le nostre strade, viene spontaneo chiedersi se le macchine che vediamo attualmente nelle concessionarie saranno ancora in grado di camminare fra quarant’anni, però nessuno (a parte i miliardari) rottamerebbe un’auto comprata pochi mesi prima per sostituirla con un modello più recente.

La stessa cosa vale per gran parte degli elettrodomestici: un frigorifero, un forno, un aspirapolvere si acquistano con la speranza di essere usati per molti anni. Non per una vita intera, ma ben oltre la data di scadenza della garanzia. Anche se un asciugacapelli o un ferro da stiro odierni difficilmente raggiungono il lustro, mentre le nostre nonne probabilmente hanno utilizzato la stessa lavatrice e la stessa macchina da cucire dal giorno in cui si sono sposate.

Se invece ci spostiamo su altre apparecchiature tecnologiche, la faccenda muta completamente: computer, smartphone, tablet e simili hanno un’aspettativa di vita brevissima e, soprattutto, sono da ritenersi vecchi e sorpassati dopo appena una manciata di mesi. Chi penserebbe di acquistare un telefono cellulare sperando che gli duri tutta la vita?

C’è anche un vantaggio in questo: dato il rincorrersi continuo di ultimi modelli in vendita, chi ha un minimo di pazienza e non esige l’ultimo prodotto appena messo in circolazione, può approfittare per comprare uno smartphone non più nuovissimo pagandolo la metà, o anche meno, rispetto a chi ha voluto comprarlo a tutti i costi il giorno stesso in cui è arrivato nei negozi. Se non si è schiavi delle mode, i saldi e le svendite sono un’opportunità per concludere ottimi affari nel campo delle nuove tecnologie.

Allargando il discorso, si può dire che l’accelerazione portata dal succedersi sempre più rapido di nuovi strumenti di comunicazione ha fatto sì che mezzi fino a pochi anni fa moderni divenissero superati nel giro di nemmeno una generazione. Negli anni ‘90 era una novità la presenza di un computer fisso in una casa, oggi in una famiglia media ogni componente ha il suo portatile o il suo tablet (o magari entrambi, senza contare lo smartphone); fino a dieci anni fa gli sms erano il mezzo di comunicazione preferito dai giovanissimi, oggi i loro fratelli minori chattano tramite WhatsApp; nel 2000 ci si teneva in contatto tramite l’email, oggi è uno strumento usato quasi soltanto per lavoro, per tutto il resto esistono i social network. E chi ricorda ancora le bacheche virtuali dei forum e delle bbs?

I dinosauri hanno dominato il mondo per milioni di anni prima d’estinguersi, oggi invece gli strumenti che teniamo in mano e sui quali digitiamo potrebbero diventare preistorici prima ancora che ci vengano i capelli bianchi. C’è da meditare su questo.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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