01/03/2016

Ecocentro Asia, quell'atteggiamento che non consente indecisioni...

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In questa storia si dirà che un accesso corretto ad un cantiere è necessario per la sicurezza ed è conforme alle norme a garanzia dell’incolumità degli operatori e degli utenti, come d’altronde in qualsiasi luogo di lavoro. Manca solo un passaggio, il principale, quello di una corretta accoglienza e di un modo meno sfrontato di “dirigere” l’accesso.

Parliamo dell’Ecocentro Asia, quel luogo di Benevento in contrada Margiacca dove si trattano i rifiuti differenziati non ordinari come il RAE, i materiali cosiddetti pericolosi e tutti gli scarti speciali, che hanno necessità di essere suddivisi in maniera diversa rispetto ai normali processi di raccolta “porta a porta”.

Le indicazioni per entrare nell’Ecocentro sono molto simili a quelle di una caserma militare. Questo perché transitano mezzi particolari molto ingombranti, che hanno bisogno di piazzali ampi necessari a spazi di manovra piuttosto inconsueti e quindi pericolosi per gli estranei. Detto ciò un utente che arriva deve rendersi subito conto di questo, ancor prima di entrare.

A tutela della sicurezza trova un grosso cancello elettrico, davanti al quale ha l’obbligo di fermarsi, annunciandosi al dipendente addetto al front office. Appena dopo l’ingresso un segnale di stop, come i checkpoint di somalici ricordi, dove è assolutamente perentorio fermare la propria auto e scendere, recandosi a lato.

Raccomando al lettore che questo passaggio intuitivo deve essere osservato con attenzione, pena i conseguenti rimproveri che lo stesso utente sarà tenuto a subire.

All’interno di un ufficio chiuso con finestre scorrevoli l’addetto dell’Asia, seduto in scrivania, attende il cittadino con i rifiuti da smaltire. Le fasi sembrano piuttosto semplici da osservare ma avvisiamo il pubblico pagante, vedi ta.ri., che non è permesso alcun salto o nessun errore, neanche di pochi metri, altrimenti le conseguenze sono l’automatica “paternale disapprovazione”, con tanto di predica successiva, che il dipendente è pronto a farvi con il tipico fervore della maestra poco indulgente, incapace di capire perché non avete seguito la fila tenuta dai compagni mentre entravate in classe.

Sbracciate e grida dalla sedia, visibili mentre siete in auto, dimostrano quanto egli sia ligio e conforme ai propri doveri, mostrandovi con vigore il disappunto nell’aver oltrepassato di 2,5 metri il cartello.

Magari lo avete fatto per chiedere spiegazioni su dove e come effettuare le operazioni di smaltimento, visto che è la prima volta, e vedendolo allontanarsi mentre eravate fermi in auto allo stop non avete fatto a tempo a chiederglielo direttamente, oppure perché avete dei dubbi su dove dovete recarvi con l’auto per depositare gli oggetti, visto che il cantiere è di dimensioni molto grandi, o magari solo per avere conferma di attendere lì in auto, oppure per sapere se è lui la persona giusta alla quale rivolgersi o magari solo per salutarlo, visto che vi è simpatico.

No, tutto ciò non è ammesso. Basterebbe una raccomandazione per le volte successive ma sappiate, invece, che il rimbrotto è subito pronto, per voi imbecilli, privi di educazione alle regole che non tenete conto della loro importanza o le avete dimenticate, mettendo a repentaglio, con i vostri 2 metri e mezzo, la sicurezza del cantiere e la vita degli operatori e dei dipendenti. Roba da ergastolo! Perbacco, che tempi.

LUIGI RUBINO

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