23/03/2016

Lo smartphone ha soppiantato il block notes

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Isaac Asimov, uno dei più grandi autori di fantascienza al mondo, scrisse nel 1958 un racconto intitolato “Nove volte sette”, nel quale immaginava un futuro in cui il genere umano aveva sviluppato una tale dipendenza dagli elaboratori elettronici da non essere più in grado di eseguire a mente nemmeno i calcoli più elementari, quale quello che dà il titolo al racconto.

Lo scrittore, nato in Russia ma cresciuto negli Stati Uniti dall’età di tre anni, è morto nel 1992. Non ha potuto quindi vivere abbastanza a lungo da vedere la nostra dipendenza dai computer, dai tablet e dagli smartphone e non ha avuto modo d’immaginare che in un futuro non così lontano probabilmente non solo la profezia del suo racconto si sarebbe avverata, ma addirittura il genere umano potrebbe essere prossimo a perdere, oltre alla capacità di eseguire i calcoli a mente, anche quella di scrivere manualmente.

La mia può sembrare una previsione pessimista, come lo è gran parte della fantascienza dall’ultimo dopoguerra in poi (dopo aver visto la bomba atomica, gli scrittori hanno iniziato a temere la reale capacità dell’uomo di sterminare la vita sul nostro pianeta). Però, a ben pensarci, le nuove generazioni sono già avviate su quella strada: in ambito lavorativo, i computer hanno sostituito carta e penna quasi ovunque; i giovani non tengono più un diario, ma piuttosto un blog o una pagina Facebook e per prendere appunti non usano il block notes, ma lo smartphone.

Con tutta probabilità, i bambini nati nel 2016 impareranno a digitare su uno schermo touch prima d’imparare ad impugnare una penna o una matita. E questo influirà su molti aspetti della loro vita, anche scolastica. Provate a fare una piccola indagine: se avete dei bambini in famiglia, chiedete loro con che carattere sono abituati a scrivere. Scoprirete che il corsivo è diventato una specie in via d’estinzione, che le poche volte che si è tenuti a scrivere a mano si usa prevalentemente, se non esclusivamente, lo stampatello.

Non è una tragedia, dirà qualcuno, in fin dei conti oggi i giovanissimi sanno fare cose che i loro genitori, per non dire dei nonni, alla stessa età non si sarebbero mai sognati. E con le ultime tecnologie è possibile leggere praticamente dappertutto, per cui non esiste il rischio che si diffonda un nuovo analfabetismo. Certo, oggi tutti sanno leggere e lo stesso avverrà in futuro, ma un domani probabilmente sempre meno persone sapranno scrivere. Soprattutto, in pochi sapranno scrivere in un italiano grammaticalmente corretto ed in pochissimi sapranno scrivere a mano in bella grafia.

Non credo sia una cosa da poco: l’invenzione della fotografia non ha reso inutile la pittura, il cinema e la televisione non hanno fatto scomparire il teatro e le automobili non ci hanno fatto dimenticare come si va a piedi. Quindi, perché la scrittura a mano dev’essere soppiantata dalle tastiere? Saper digitare è utile, anzi indispensabile, ma è un’attività che si dovrebbe apprendere solo dopo aver familiarizzato con la scrittura manuale. In fondo, anche ai bambini del 21° secolo potrà capitare un giorno o l’altro di non avere a portata di mano null’altro che una matita ed un pezzo di carta ed allora saper prendere un appunto chiaro e leggibile sarà una necessità. La scrittura è ciò che ha reso possibile tramandare la conoscenza da una generazione all’altra, non rinunciamo a questo sapere, perché un giorno ce ne potremmo pentire.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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