23/03/2016

Da San Giorgio la Molara escursione al ponte dell'Isca

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Sabato 19 marzo 2016 è una bellissima giornata di primavera, quando mi dirigo verso l’ormai celeberrimo ponte dell’Isca, a contrada Cerracchio, nel territorio di San Giorgio la Molara (nei pressi del cementificio Vella). Un manufatto divenuto simbolo della rinascita del Sannio, dopo il suo ritrovamento in seguito alla spaventosa alluvione dell’ottobre 2015, che ha devastato tutta la circostante piana di Calise, solo in parte ripulita grazie a fondi di privati e di emigranti sangiorgesi in Australia (mentre nulla, almeno finora, ne è venuto dalle casse dello Stato). Di tale inaspettato ritrovamento ha parlato per prima proprio Realtà Sannita, due giorni dopo l’alluvione.

Il sole risplende sulla piana, mentre ascolto, manco a farlo apposta, la canzone “Rialzati Benevento”, del gruppo sannita RH Negativo, composta dopo l’alluvione, per raccogliere fondi per coloro che in quel tragico evento hanno perso tutto e per ridare speranza ed energia al popolo sannita.

L’atmosfera è accogliente e cordiale. Tantissime persone, non solo di San Giorgio la Molara, ma anche di Benevento, dopo aver consumato un gustoso pranzo preparato dai volontari della locale Pro Loco, si trattengono volentieri ai tavoli sistemati nell’area circostante (la parte logistica è stata curata dall’amministrazione comunale).

Incontriamo anche la delegata Fai di Benevento, Patrizia Bonelli, avvocato sannita ed anche iscritta Fidapa. Sappiamo che è in corso anche la giornata Fai a Benevento, e lei ci dice: «Oggi ho deciso di stare qua. A Benevento ci sono gli altri volontari Fai che si occupano degli altri percorsi. Poi, domani vado anch’io». Parliamo della valorizzazione del territorio sannita ed anche del nostro amico Antonio De Capua, sammarinese dottorando in matematica a Oxford, intervistato anche dal nostro giornale a proposito del recupero degli affreschi longobardi nella cripta dei Sabariani a Benevento. Patrizia mi informa che, al riguardo, qualcosa si sta muovendo, e che De Capua è anche un volontario Fai, che ha tradotto i testi dei Sabariani dal latino procurandoseli nella biblioteca di Oxford, e che questo intraprendente giovane è in terra italica, e sta percorrendo il Sannio in bicicletta proprio nei giorni delle Giornate di Primavera del Fai.

Patrizia Bonelli è nota nella nostra provincia per il su attivismo rivolto al recupero ed alla valorizzazione del territorio. Dice: «Se una cosa così fosse stata scoperta in Umbria ci avrebbero già costruito intorno i migliori percorsi turistici. E lo dico perché mia nonna, la mamma di mio padre, era umbra, e perché conosco quelle zone».

Effettuando un’escursione nella zona alle spalle del famoso ponte dell’Isca, e cioè la zona del tratturo, scopriamo un altro ponte, molto più moderno, a ridosso del fiume. C’è anche una panchina di legno rovinata dal tempo e dall’incuria ed un’insegna completamente arrugginita, con una illeggibile lastra di metallo. Era forse un parco costruito nella zona del Regio Tratturo? Nessuno dei presenti lo sa? Qualcuno, qualche amministratore che legge queste colonne, può fornirci una risposta.

La cosa è notevole, perché permetterebbe di abbozzare un progetto per la valorizzazione di quest’area fluviale, che si presta a dei percorsi trekking e che è dotata di un patrimonio naturalistico ed archeologico di eccezionale valore.

Nella mattinata vi è stata la visita alla zona del sindaco, Luigi Paragone, mentre due esperti sanniti di archeologia e conservazione dei beni culturali, Luigi Mauta ed Antonio Sorrentino, hanno illustrato ai presenti le caratteristiche del ponte dell’Isca.

Noi abbiamo rivolto alcune domande al presidente della Pro Loco di San Giorgio la Molara, Domenico Facchino, che è anche membro dell’associazione beneventana ArteLitteram:

Quali sono le caratteristiche costruttive del ponte e la possibile collocazione temporale?

Per la forma a gobba d’asino e le tre luci, il ponte è di epoca romana, anche se presenta una tecnica costruttiva non romana, perché manca il tipico laterizio inserito tra masso e masso, che i romani intelligentemente inserivano nelle loro costruzioni al fine di dare loro solidità e stabilità. Si esclude che esso sia di epoca longobarda e di epoca normanna. È stato ricostruito in epoca medievale. La tecnica di riempimento tra le luci non presenta un posizionamento ortogonale dei massi, ma la tipica costruzione sulle mura di cinta: mura di cinta, mura intermedie e mura di riempimento.

Quali iniziative pensate di mettere in campo come Pro Loco?

Sicuramente l’adesione annuale alle giornate di primavera promosse dal Fai. Inoltre è nostra intenzione progettare un circuito turistico e di recupero degli antichi molini di cui l’area di San Giorgio la Molara è ricca. Da tener presente che la nostra associazione, quella nuova, si è costituita a novembre, ma già in questi giorni sarà completato il programma annuale degli eventi, che presenteremo ufficialmente alla cittadinanza.

La giornata nell’area del ponte è interessantissima, per cui speriamo che venga raccolto il suggerimento che Patrizia Bonelli dà a Facchino: «Raccogliete uno sproposito di firme per quest’area, e fatela rientrare nei “luoghi del cuore” Fai. Così permettete all’associazione di mobilitarsi sul piano nazionale. E quando dico sproposito di firme non intendo mille, ma almeno quarantamila».

Intanto, si fanno nuove ipotesi su uno degli acquerelli dell’incisore Carlo Labruzzi (1748-1817): e se l’acquerello in seppia dal titolo “Il Ponte sul fosso ponticello nei pressi di Benevento”, non sia quello di contrada Ponticelli a Benevento, ma, a ben vedere, proprio il ponte dell’Isca?

LUCIA GANGALE

www.gangalepress.135.it

Scheda tecnica Fai sul ponte dell’Isca

Il ponte dell’Isca è stato riportato alla luce dall’alluvione che ha flagellato gran parte del Sannio beneventano nell’ottobre 2015. Da una prima analisi, condotta dalla dottoressa Luigina Tomay della Soprintendenza di Benevento, il ponte risalirebbe al medioevo. Forse uno dei tanti ponti disseminati lungo il tratturo Pescasseroli, che attraversa il territorio del comune di San Giorgio la Molara per ben 12 km. Tutto ciò a dimostrazione dell’esistenza di grandi vie di comunicazione tra le regioni tirreniche e quelle adriatiche il manufatto appare in gran parte integro e ben conservato, molto interessante dal punto di vista archeologico, permette di rileggere il territorio sul piano paesaggistico ed architettonico e di riflettere sulla forte influenza che ebbe l’incastellamento nel Sannio. La struttura del ponte si presenta suddivisa in tre campane coperte da arche a tutto sesto, quella centrale con una luce più ampia rispetto a quelle laterali. Il ponte è formato da blocchi calcarei squadrati, mentre completamente rastremati sono i blocchi dell’arco a tutto sesto. Dalle prime ricerche il ponte aveva come utilizzazione originaria quella di collegamento con la Valechera, una antica struttura in prossimità del fiume Tammaro, dove molto probabilmente si lavorava e si tinteggiava la lana delle pecore che transitavano sul Regio Tratturo. Un’altra tintoria si trovava nel fiume Tammaro ed in prossimità delle “Taverne del Regio Tratturo”, che venivano utilizzate da pastori transumanti durante le loro soste. La Taverna di Calice si trova poco distante dal ponte in questione ed è in buona parte ancora integra, si presenta composta da un capiente recinto tra due grandi sale sovrapposte e collegate tra loro da una piccolascala,i viandanti cosìpotevano nell’ambiente inferiore rifocillarsi ein quello superiore pernottare. Come afferma il prof. Galasso “da una tragedia naturale affiora una scoperta di eccezionale valore storico, culturale e sociale per tutto il territorio Sannita”.

ANNA CAROSCIO

Fai Benevento

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