06/04/2016

Diomede tradito si volto' dall'altra parte

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“Perché il greco Diomede fondatore di Benevento non appare sui vasi greci trovati nel Sannio?”. M’è stato chiesto al telefono, rispondo qui, per evitare che qualcuno continui a perdersi nel mito. È vero, l’immagine di Diomede finora non è apparsa nei nostri reperti archeologici, anzitutto perché i pittori greci non avevano rapporti col territorio sannitico. E poi perché non ce li aveva nemmeno lui! Diomede apparteneva al mondo mitologico cantato da Omero una trentina di secoli fa, quando i Sanniti ancora non esistevano. Però miti e leggende sono invenzioni poetiche con qualche fondamento storico: quell’eroe ispirò leggende successive, che l’hanno reso simbolo dell’arrivo di genti arcaiche dall’altra sponda dell’Adriatico, i più antichi abitanti, se non proprio ‘fondatori’, di varie nostre città. Eventi storici ben noti questi, un simbolo lui con molti segreti.

I vasi greci dipinti nascevano da una immaginazione artistica estranea ai Sanniti. Allusivi, misteriosi, a volte divertenti, perfino erotici, erano carichi di bellezza, di significati religiosi. Solo pochi raffigurano dei ed eroi, compreso Diomede, anche se nel Sannio non ne resta traccia. Figura primaria del mito omerico della guerra di Troia, Diomede divenne poi protagonista di leggende aggiunte al mito, dappertutto, per interessi locali. Anche quella che sia stato il fondatore di Benevento è una leggenda aggiunta, quindi non nata dalla immaginazione greca, tantomeno da Omero. Nacque in Italia in epoca romana, quando popoli e scrittori sapevano ormai che gli eroi omerici sarebbero rimasti immortali. Inventarono così tante discendenze dagli eroi mitologici: i romani dal troiano Enea, Benevento dal greco Diomede come pure Siponto, Venafro, le isole Tremiti, Vasto, Canosa, Venosa, Brindisi... L’invenzione ha funzionato, è arrivata fino a noi.

Ma Diomede non era venuto dalle nostre parti per fondare città, racconta il mito. Era venuto per problemi suoi. Finita la decennale guerra di Troia, tornò ad Argo in Grecia, dov’era nato. Desiderava abbracciare finalmente la sua Egialea. Pregustando la gioia dell’incontro entrò e trovò l’amata sposa che se la spassava con Comete, figlio di Stènelo re della città. La sfrontatissima Egialea non si curò di lui. Indispettito, Diomede si voltò dall’altra parte e… se ne andò! Al contrario, il suo amico Ulisse tornato a Itaca ammazzò i Proci uno ad uno per riprendersi la fedele Penelope. Anche Diomede ammazzò, dice la leggenda, ma… una bestia: uccise in Etolia il cinghiale calidonio. Poca cosa, per gli dei di allora. Fu il tradimento di Egialea, o meglio la debolezza di Diomede, a causare la sua poco eroica partenza da Argo, le conseguenti peregrinazioni e la fondazione di Benevento. Città nata dunque a seguito di una non risolta questione coniugale. 

Quando si accorse che a fondare città non risolveva il debito col destino, Diomede capì che doveva vendicarsi. Sciolse le vele verso Argo, ma ahimé il destino lo precedette, lo mandò a sfracellarsi con la nave sugli scogli insieme ai suoi compagni di sventura. Giustizia divina era fatta: l’eroe avrebbe dovuto pensarci prima, appena tornato a casa. Ma se ci avesse pensato prima, non sarebbe più andato in giro per l’Adriatico. E chi avrebbe poi fondato Benevento?

ELIO  GALASSO

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