28/04/2016

Il Museo del Sannio alla Rocca dei Rettori

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Mentre la campagna elettorale procede a furia di battibecchi, talvolta su questioni francamente minori, stenta a prendere quota un dibattito sulle cose da fare in una prospettiva di concretezza. Turismo, cultura, paesaggio, enogastronomia risultano parole vuote se non si avanzano “studi di fattibilità” con obiettivi, tempi, risorse, costi.

Degna di attenzione ci pare, in proposito, la proposta lanciata da Benevento Longobarda, di fare della Rocca dei Rettori e del Castello la sede del Museo del Sannio. Non abbiamo difficoltà a riconoscere che nessuno, fin ora, ci aveva pensato, anche se ricordo perfettamente che il Castello fu da Mario Rotili utilizzato come “Sezione storica” del Museo.

Il monumentale complesso ha una storia prestigiosa da raccontare. E già questa storia ne fa un “contenitore” parlante. Si va dai tempi medievali, al periodo pontificio, ai vagiti dell'indipendenza di settembre 1860, alla sua occupazione da parte della Prefettura del Regno d'Italia, a sede della Provincia (inizialmente sistemata al Palazzo del Governo, lasciato quindi in dotazione al Prefetto).

Il destino della Provincia sembra ormai segnato. Mentre non sotterriamo definitivamente la fiammella di un rinsavimento, riteniamo che si debba cominciare a pensare seriamente al “dopo-provincia”. Già ci siamo ampiamente soffermati sull'idea che alcuni beni (e relative funzioni direzionali) debbano passare al Comune capoluogo. E proprio l'esempio del Museo del Sannio ci è servito per suffragare la proposta. La Provincia, infatti, nel tempo ha realizzato istituti culturali non strettamente compresi nei compiti istituzionali, dal che potrebbe discendere, nella legislazione soppressiva, una scriteriata assegnazione di tali istituti (con i relativi patrimoni di beni) secondo parametri astratti. Ignorando la peculiarità di alcuni compendi, quali per l'appunto il Museo del Sannio.

Che è un complesso di valore non facilmente valutabile, che potrebbe essere relativizzato (e comunque alterato) se si provvedesse al suo smantellamento. Si pensi al vasellame e ai reperti dei secoli precristiani.

E' fuori discussione che il Museo del Sannio  (che rimarrebbe del Sannio, ove passasse sotto le cure del Comune), nella sua attuale configurazione, non dispone degli spazi necessari alla più completa valorizzazione dei suoi “tesori”.

Così come è fuori discussione che il Castello e la Rocca non sono beni di facile collocazione sul libero mercato immobiliare. E certamente, se pure arrivassero i petrolieri a sborsare sacchi di dollari, non è verosimile che la città possa subire una trasformazione in una delle aree più significative della sua stessa identità.

La sistemazione del Museo negli ambienti della Rocca e del Castello ne sarebbe la più funzionale valorizzazione. Se già oggi l'edificio è meta privilegiata di comitive di turisti e di studiosi vorrà pure significare qualcosa. I suoi ambienti non hanno bisogno di stravolgimenti per ospitare le sezioni del Museo formatesi nel secolo e mezzo di vita. E gli spazi esterni si prestano alla organizzazione di quei servizi complementari di un turismo di qualità (accoglienza, bar, ristorante, vendita gadget e riproduzioni varie).

Lo spostamento dal Chiostro di Santa Sofia non creerebbe a quest'ultimo nessun danno, anzi ne esalterebbe la sua dimensione di “patrimonio dell'umanità” riconosciuto dall'UNESCO. Chiesa e Chiostro possono costituire efficace richiamo della fase longobarda della storia della città. A completare il tutto, a beneficio degli studiosi, si potrebbe pensare ad una sezione specializzata di materiali librari relativi alla Longobardia minor.

L'amministrazione comunale che uscirà dalle elezioni del prossimo giugno dovrà affrontare la destinazione di tanti edifici dismessi in conseguenza di soppressioni e trasferimenti di istituzioni di ogni livello (Seminario Regionale-Scuola Allievi Carabinieri, Banca d'Italia, Manifattura Tabacchi...). Ebbene, l'idea del Museo del Sannio sistemato alla Rocca dei Rettori è solo un esempio di come si possono affrontare certe questioni, facendo in modo di valorizzare anche occasioni che a prima vista si presentano sotto le spoglie di perdite secche.

MARIO PEDICINI

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