05/05/2016

Si apre una nuova pagina nella storia della città

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La forza misteriosa del calcio, capace di muovere e commuovere uomini, donne, vecchi, bambini, belli, brutti, ricchi, poveri, signore griffate e signore Outlet, insomma tutti, persino al di là delle ideologie, ha travolto Benevento addì 30 aprile dell'Anno Domini 2016.

La pandemia pallonara che trascina in strada gente di tutti i tipi, vestita e truccata nei modi più improbabili, è tracimata nell'ex Capitale del Principato longobardo.

Erano anni che non si vedevano allo Stadio “Ciro Vigorito” un paio di decine di migliaia di persone: uno spettacolo che dimostra come il calcio, cosa normale fino a 30-40 anni or sono, ancora possa portare sugli spalti persino i più piccini. Ma, per questo territorio, la partita più importante del Campionato ha visto mobilitarsi anche gli altri centri del Sannio, per e con il capoluogo: dunque, nonostante tutto, una comunità provinciale esiste (anche se, forse, solo in ambito sportivo). 

Il (sano) impazzimento collettivo dice inoltre che il calcio è quasi una forma di riscatto, un rito purificatore da una lunga serie di catastrofi: bombardamenti alleati del 1943, alluvioni, terremoti, sostanziale fallimento dell'opzione di sviluppo industriale, emigrazione, mancanza di lavoro, inquinamento, crollo dei commerci, erosione dell'agricoltura (anche quella di grandissima qualità ed eccellenza, altrove fonte di ricchezza).

A fronte di questo (ed altro), ciascuno nel proprio cuore sa bene che una vittoria nel pallone non basta; ma è bello pensare di essere tornati a quell'orgoglio e a quella voglia di crederci di tanto tempo fa (dal 91 all'88 a.C.), quando i Sanniti, impavidi, dichiararono, da soli, guerra addirittura a Roma “caput mundi”,  per dire: “Non ci arrenderemo”.

ANTONIO DE LUCIA

giornalista scrittore

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