05/05/2016

Serve continuità

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Il tarlo della discontinuita' si e' introdotto nella (bassa) cultura politica della seconda repubblica, quando con la elezione diretta dei sindaci sembro' nascere una nuova forma di democrazia diretta.

Rutelli, Bassolino, Viespoli - pur essendo il frutto di precise concezioni politiche - si librarono in volo annunziando il nuovo e snobbando il passato, anche quando (come nel caso di Bassolino) si trattava di salire su un carro abbondantemente utilizzato e rodato dal suo antico partito comunista (ancorché alla ricerca di nuovi nomi). Per Viespoli, a Benevento, fu quasi una necessità. Non voleva spartire alcuna continuità con la Democrazia Cristiana e i socialisti che, bene o male, avevano costruito una solida base elettorale interpretando e rappresentando gli interessi di una vasta area sociale (quella popolare e quella medioborghese, senza osteggiare la fascia benestante). E voleva, più segnatamente, affidare ad altri la verifica contabile dell'amministrazione comunale avendo in mente di procedere alla dichiarazione di dissesto.

Da quest'ultimo punto di vista diventava palese l'intenzione di partire da zero. Ma era davvero così?

Della storia nessuno può scegliere liberamente a quale filone attaccarsi, a quale eredità attingere e neanche è libero di scartare ciò che non piace. La storia (ho scritto altre volte) “non è una eredità che si può acquistare col beneficio d'inventario”. Ciò che lascia un padre può essere un peso insostenibile e, in tal caso, l'erede ringrazia e decide di valutare se gli convenga accettare o non sia più vantaggioso rifiutare.

La storia (ovvero tutto ciò che è accaduto prima di noi) non è un qualcosa che si possa passare al setaccio e farne oggetto di scremature. E' tutta una eredità necessaria, inscindibile dal presente e dal futuro. Io che vivo oggi non sono estraneo a tutti gli eventi che nei secoli hanno costituito la “corrente” che giunge fino a me. Non posso chiamarmi fuori dicendo che io non c'ero quando c'erano i comunisti o i fascisti o il papato o l'impero, o i Borbone o i Savoia. Il peso del tempo che passa mi obbliga a farmi carico anche di ciò non ho personalmente fatto, ma che è presente nel sostrato della attuale organizzazione civile. Non c'è discontinuità nella storia dell'umanità o nella storia geologica. Terremoti, fratture, impatti planetari non hanno interrotto l'evoluzione.

A maggior ragione la continuità è un connotato essenziale della vita di quegli organismi artificiali (che non esistono in natura, cioè) sorti per dare sostanza all'idea di governo super-individuale (e cioè sociale, collettivo, democratico: chiamatelo come volete). Cambia il sindaco e non porta con sé un “personale precedente”, ma è il “precedente che trova” l'unico precedente al quale connettersi.

Il nuovo sindaco, per quanto avverso e diverso da chi lo ha preceduto, non può fare a meno di accettarne l'eredità. Anzi, è proprio da essa che deve partire. E, quanto più gravoso è il lascito, tanto più onesto ne deve essere l'esame poter dar vita ad un progetto realizzabile. Ignorare il passato sarebbe un errore per due motivi.

Primo,  perché deve funzionare la continuità di un ingranaggio. Dove c'è una ruota prima e altre ruote dopo, l'una deve essere connessa alle altre.

Secondo, perché si interrompe lo sguardo lungo della storia. Specialmente in una città come Benevento, nessuna pietra si può spostare e nessuna pietra nuova si può posare senza tenere conto delle altre pietre posate lì dalla storia.

E' interesse di chi lascia fare in modo che chi subentra non incontri difficoltà di connessione. Ed è interesse di chi subentra di fare, non solo per cavalleria, uso prudente del freno e dell'acceleratore.

Ecco che, anziché un dialogo tra sordi, tra chi esce e chi entra ci deve essere il massimo di sintonia, costituita non già da buonismo di maniera ma da un concreto interesse: per l'uno e per l'altro consistente nella certezza che non c'è passaggio di carte false.

Il passaggio di consegne è il momento della verità. Per cui durante la campagna elettorale si possono fare fuochi d'artificio, ma poi si devono squadernare le carte e i documenti.

La continuità amministrativa non è solo una frase giuridica. E' una caratteristica di una realtà che non muta la sua natura al mutare degli amministratori.

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it

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