01/06/2016

Tutti in campo per la città dell'Unesco

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Nuove stagioni politiche, clamorosi passaggi di campo, grandi salti da trapezisti. I partiti, i movimenti e gli schieramenti  hanno subito forti scossoni rispetto alla precedenti comunali. Chi ha avuto un’evoluzione lenta nel tempo, chi ha cambiato bandiera dalla sera alla mattina. La politica cittadina segue ovviamente le oscillazioni nazionali. Spesso le alleanze del territorio riproducono quelle già siglate a Roma o a Napoli. Con il conseguente riposizionamento di personaggi, che si ritrovano ad andare a braccetto con i loro avversari di un tempo. Nel grande circo della politica nulla è definitivo. Cambiare idea non è vietato. Ma si portino motivazioni serie, per salvare  almeno la faccia.

I cambiamenti di casacca più arditi sono avvenuti in tutti i campi, nel centrodestra e nel centrosinistra. Basta dare un’occhiata al quadro delle candidature di cinque anni fa, ripensando anche un po’ alla sfida del 2006. C’è chi, come Luigi De Nigris, partito con i Democratici di Sinistra, approda poi alla corte di Carmine Nardone, candidandosi nelle scorse comunali nella lista “Sud Innovazione e Legalità”, ed oggi corre con “Noi sanniti per Mastella”.

Altri, provenienti dalla scuderia mastelliana, si sono avvicinati al Partito Democratico. Come nel caso di Francesco De Pierro e Luigi Trusio, Assunta Fiengo e Riccardo Iasiello, oggi tutti schierati al fianco del candidato sindaco Raffaele Del Vecchio. Qualcuno, però, è ritornato agli antichi amori, come Luca Paglia, che, eletto  nel 2011 in “Lealtà per Benevento”, partecipò con orgoglio alla vittoria di Fausto Pepe, e adesso si presenta nella “Lista Mastella”. La stessa inversione di marcia verso i lidi di Ceppaloni ha compiuto improvvisamente Luigi Saviano, lasciando il centrosinistra col quale si era cimentato candidandosi nella rutelliana Api (Alleanza per l’Italia).

Nella squadra del Pd c’è Giovanni De Lorenzo, mentre suo padre Giuseppe De Lorenzo, dieci anni fa, si candidò con Mastella. Tra le performance più rocambolesche spicca quella di Maria Rosaria Zamparelli, che ha rotto col Popolo della Libertà, Forza Italia e con l’ex ministro berlusconiano Nunzia De Girolamo, nel cui staff ha lavorato per anni, ed ora tenta la corsa per i banchi di Palazzo Mosti con “Benevento Popolare”, la lista allestita da Gennaro Santamaria e Gianvito Bello, per sostenere Del Vecchio, sulla scia della anomala maggioranza nazionale capeggiata da Matteo Renzi.

Così come inedita e sorprendente appare la candidatura di Amalia Boccalone nelle file del Pd, per la storia notoriamente di destra del fratello Nicola Boccalone, ex city manager del comune, ex dirigente dell’Ospedale “Rummo”, ed un tempo fedelissimo di Pasquale Viespoli. La ricerca di un approdo ha interessato soprattutto il centrodestra. Scomparsi i vecchi partiti, le varie anime hanno preso strade diverse, come si evince dalle postazioni attuali di Roberto Capezzone che sta con Del Vecchio, Nazzareno Orlando che ha scelto Mastella e Viespoli che punta su Gianfranco Ucci.

Il variegato e variopinto quadro delle liste e dei candidati ha prodotto una campagna elettorale accesa ed a tratti aggressiva. La valanga dei comunicati stampa l’ha trasformata in una sorta di “ludi cartacei”, una guerra di accuse, di bordate esagerate, per conquistare le prime pagine ed un minimo di visibilità. Tra i sette candidati sindaco, quelli contrari all’amministrazione uscente, hanno dipinto una città distrutta, spenta, morta, paragonandola addirittura ad alcune zone degradate di Napoli.

Qualcuno, come il pentastellato Antonello Rapuano, ha scritto che Benevento “è stata rasa al suolo”. C’è chi, come Mastella, ha detto che ha trovato la città stanca, spaventata, come dopo una guerra, sentendosi come Gennaro Iovine nella commedia eduardiana “Napoli Milionaria”. La tendenza a spararla grossa ha prevalso sulle proposte realizzabili. Come testimonia la polemica sui rischi del voto inquinato, senza citare un solo caso e senza mai fare i nomi degli eventuali responsabili.

Il gusto per la trovata colorita ha spesso alzato polveroni. “Abbiamo un assessore alla cultura che ha chiuso tutti i teatri - ha esclamato Nunzia De Girolamo - per questo siamo stati costretti a venire al President Hotel”. Per la verità solo il “Teatro Comunale” è fermo da due anni per motivi tecnici e di sicurezza. Il “San Marco” appartiene ad un privato ed è stato sequestrato perché senza manutenzione. Per il resto sono perfettamente funzionanti il “Teatro De Simone”, il “Massimo”, il “Mulino Pacifico”, il “Piccolo Teatro Libertà”, l’Auditorium San Modesto e tra poco lo saranno il San Vittorino ed il San Nicola.

“Bisogna riscattare il Rione Ferrovia - ha tuonato Luigi Bocchino del Polo Civico per Tibaldi - simbolo del degrado e della prostituzione dilagante, con fontane inutili, con un terminal bus situato a “cinque chilometri” dalla Stazione Centrale”. Qualche sorriso l’hanno suscitato i manifesti più curiosi ed estroversi. Come quello della candidata Rosaria Formichella col gattino in braccio, che ha fatto il giro di facebook, prestandosi a ritocchi e a sberleffi. Qualcuno, come Enzo Lauro, ha puntualizzato di essere “un cittadino, non un politico”.

Dopo le schermaglie elettorali si spera che la ritrovata partecipazione porti tutti a rimboccarsi le maniche, ad essere più uniti come per l’alluvione e per lo scudetto della serie B, per passare dalle parole ai fatti. Per gli alluvionati, i disoccupati, i giovani. Per guardare avanti, per costruire un futuro migliore per la Benevento dell’Unesco.

ANTONIO ESPOSITO

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