13/06/2016

Famiglie per il ballottaggio

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Nel 1993 Del Basso De Caro e Mastella erano alleati, fecero cappotto con le preferenze dei consiglieri, ma il candidato sindaco non sfondo'. Al ballottaggio, quel famoso 3 dicembre, vinse Pasquale Viespoli, purissima destra misina, sul quale convogliarono i loro voti gli strateghi del Partito Comunista.

Che faranno domenica 19 giugno 2016 i nipoti di quegli strateghi?

La situazione vede i due dioscuri di allora su fronti opposti. Eliminato il fastidio dei Cinquestelle, la sfida è tra Mastella e Del Basso De Caro. Il primo si presenta in prima persona, essendo lui il candidato sindaco, forte di un leggero vantaggio di voti al primo scrutinio. L'altro è lo sponsor del formale contendente, Raffaele Del Vecchio, uscito con qualche ammaccatura la mattina del 6 giugno, quando ha scoperto che i voti a lui diretti sono un po' (forse troppo) meno del totale delle liste che lo avrebbero dovuto appoggiare.

Questa di Del Vecchio penalizzato dai “suoi” è l'unico accostamento possibile alla sfida del '93. Non è detto che la storia si ripeta, come si sarebbe potuto immaginare se al duello si fosse presentato il movimento di Beppe Grillo.

Anzi sono proprio i voti “in libera uscita” dei grillini ad essere proiettati verso possibili, trasversali vendette. E difatti tutti si chiedono per chi voteranno gli artefici del buon risultato di Farese. Sennonché tra gli stessi Cinquestelle c'è un dato anomalo nei 794 voti andati a Nicola Sguera (candidato sindaco dato per certo fino all'esito delle primarie interne). Da dove vengono i voti a Sguera? Non è che ce ne sono di quelli sottratti (dalla aritmetica) a Del Vecchio? E se così fosse, potrebbero tornare a Del Vecchio?

Certo, Del Vecchio ha ampi margini di recupero nel suo stesso recinto elettorale. E' Mastella che deve necessariamente pescare tra i delusi del primo turno i voti necessari per mantenere l'esiguo margine su Del Vecchio. Stando ai posizionamenti, per Mastella ci sarebbero centristi di provenienza democristiana e socialisti ai quali non va giù il potere attuale di De Caro. E ci potrebbero essere, se opportunamente “stimolati”, mastelliani di tutte le ore ampiamente rappresentati in liste “appoggianti” or l'uno or l'altro. Resta Viespoli,tenace stigmatore di mastelliane smargiassate: per fare lo sgarbo a Clem vota Umbertino?

Insomma fino al 19 la politica (quella fatta di cose concrete: posti in giunta, presidenze, poltrone di sottogoverno; e quella fatta di ambizioni, di orgoglio personale, di sfide sui programmi) deve ancora macinare per poter offrire agli elettori una nuova piattaforma (se non nuova, almeno aggiornata) di argomenti per attrarre il voto del popolo sovrano.

Ma ci sono almeno due incognite.

La prima è: quanti andranno a votare? A parte gli astensionisti “fisiologici”, che faranno quelli che non hanno più il “proprio” riferimento? E per riferimento non intendo solo il candidato sindaco, ma la lista alla quale è andato il voto il 5 giugno. E' chiaro che tra delusi, incerti e distanti, saranno in molti a disertare le urne.

E, tuttavia, la posta in gioco (e lo “sfizio” di pesare i due contendenti) potrà spingere ad una partecipazione più consistente rispetto alla tradizione dei ballottaggi.

L'altra incognita da porre in evidenza è quest'altra. La città di Benevento ha designato, tra le varie liste, alcuni soggetti che si potrebbe ritenere in grado di gestire volumi consistenti di voti. Dodici di questi hanno portato a casa 7.664 preferenze. Saranno questi dodici in grado di condizionare il risultato del ballottaggio? Sono cioè capibastone così organizzati da poter disciplinare il traffico verso i seggi? Tra questi dodici non ho inserito Fausto Pepe e Cosimo Lepore (654 voi in due quasi equamente divisi) che pure sono additati nei commenti più malevoli (o solamente preoccupati) come “sensibilizzabili” dall'antico “santo protettore”.

Per rendere più elevato il discorso, citerei il politologo Mauro Calise il quale avverte l'estinzione di macroleader orientatori ed attrattori di voti e la presenza, invece, di microfamiglie acchiappavoti. Ambrosone, Pasquariello, Picucci, De Lorenzo, De Luca, De Pierro, Fioretti, Scarinzi, Varricchio Marialetizia, Aversano, Trusio e Sguera (sono loro i dodici che fanno 7.664) sono “capimicrofamiglie” (capaci cioè di gestire una dote consistente di consensi) o sono occasionali vincitori al gratta e vinci?

Nel primo caso non staranno certo a guardare. Potendo determinare la giusta oscillazione del pendolo, il loro “andirivieni” dovrà essere scrutato con attenzione per poter credere di azzeccare un pronostico.

Se a Benevento le microfamiglie di Calise non sono ancora operative ognuno andrà per la sua strada e l'esito sarà appeso al filo delle sensazioni e delle convinzioni di ciascun elettore.

Non saprei dire che peso potranno avere le prime parole del nuovo arcivescovo. Giunto appena in città, non si è potuto giovare del silenzio delle vigilie. Il suo discorso d'insediamento sicuramente  sarà stato limato a dovere. Ma da lì qualche auspicio si potrà trarre.

MARIO PEDICINI

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