01/07/2016

Angelo Mancini, Gabriele Corona e la nuova Giunta comunale

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Non c'e' certamente bisogno che la vicenda giudiziaria segua il suo corso, come si dice in questi casi, per avere la certezza della dubbia moralita' di Mancini e dell’humus politico-culturale in cui il suo ruolo dirigenziale è maturato e di cui è espressione. Per questo basta guardare al primo e ultimo atto della sua dirigenza, ovvero il concorso con cui è stato assunto  e il procedimento disciplinare nei confronti di Grabriele Corona reo, a suo avviso, di avere recato disdoro all’Ente di cui è dipendente, il Comune di Benevento, per aver denunciato la vergognosa vicenda della mensa.

Della illegittimità dei presupposti della sua partecipazione al concorso sappiamo tutto come tutto sappiamo della sanzione di 150.000 euro comminata a Pepe dalla Corte dei Conti per avere modificato i requisiti di ammissione al concorso, tra l’altro violando la legge, per consentire a Mancini di potervi partecipare. 

E tutto sappiamo della vicenda mensa e questo solo grazie alla pervicacia, alla testardaggine e alla determinazione di un dipendente comunale, Gabriele Corona, che ha l’indubbio merito di aver acceso e tenuti fermi i riflettori sulla questione fino alla revoca del servizio (pessimo) alle ditte appaltatrici. 

Questi due episodi, dicevo, al di la dei risvolti giudiziari ci restituiscono la cifra della cultura etica, morale e civica di una intera classe dirigente e anche, permettetemi di dirlo, di un’intera Città.

Perché l’intento di Mancini con l’apertura del procedimento nei confronti di Corona è chiaramente intimidatorio e disuassivo nonché arrogante nella sua presunzione di impunità e teso a ripristinare la regola del non intervento che ha nel “faciteve i fatti vuostre” la sua più alta declinazione.

L’atto di Mancini nei confronti di Corona è un pizzino del sistema corrotto alla Comunità per spiegargli che si può anche occasionalmente pensare che si possa ripristinare la giustizia, l’etica, e lo stato di diritto ma poi chi tenta di farlo viene sempre schiacciato.

È così che nel corso del tempo si è consolidata nella nostra Città la logica del “lascia perdere”, del “ma chi te lo fa fare” e, appunto,  del “facimmec' i fatti nuostre”.

La prova evidente che questo sia un atteggiamento sociale diffuso sta nel fatto che, ad oggi, non una sola voce non dico incazzata  (perché questo sarebbe il sentimento che dovrebbe scatenarsi) ma almeno indignata, si è alzata per difendere Corona.

Perché miei cari concittadini, l’amara verità è questa: Mancini non è un corpo estraneo ma è parte integrante di un sistema di pensiero e di comportamenti cui siamo tutti assuefatti.

Non ci indigna più nulla, e coloro che ancora ci riescono sono quantomeno impauriti e fiaccati, altrimenti complici di un sistema in cui tutto è relativo se si tratta di salvaguardare la propria piccola posizione di rendita; e così la morale, l’etica e la legge stessa sono argomenti da usare solo se ci tornano utili altrimenti da interpretare a seconda delle convenienze.

È un sistema di pensiero talmente diffuso da rendere, per esempio, accettabile e plausibile che un nuovo sindaco possa dire di essere garantista senza entrare nel merito dei comportamenti fino ad allora tenuti, e quindi stigmatizzarli per marcare quantomeno la dicontinuità, da un dirigente che ha “usurpato” una posizione grazie a un atto illegale.

O che ci fa accettare supinamente il fatto che nel 2016 una squadra di governo venga fatta quasi interamente senza alcun criterio di merito ma con quelli da manuale Cencelli in sedicesimi e questo senza che neanche una forza politica “innovativa” come i 5 stelle abbia sentito il bisogno di dire al momento nulla. 

Non c’è speranza quindi? Certo che c’è: tutto dipende, come sempre, da noi…

Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Vivano bene ed i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi.” - Sant’Agostino

JEAN PIERRE EL KOZEH

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