01/07/2016

PD, il perchè di una sconfitta

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Nel campo degli sconfitti non c’è alcun sorriso. Dopo dieci anni il centrosinistra toglie le tende da Palazzo Mosti. Si chiude un ciclo, finisce l’era del sindaco Fausto Pepe, eletto per due volte consecutive al primo turno, caso unico nella storia amministrativa della città. Si volta pagina col ritorno sulla scena politica dell’inossidabile Clemente Mastella, che ha saputo sfruttare il vento contrario all’amministrazione uscente e la diffusa voglia di cambiare. Nelle file del Partito Democratico scatta una profonda riflessione autocritica.

“Abbiamo perduto tutti ed io prima di tutti - ammette il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro -abbiamo condotto una battaglia controvento. Da tempo si respirava un clima negativo verso gli amministratori, ma il nostro insuccesso va inquadrato anche nel disastro nazionale del Pd. Da oggi in poi non parteciperò più a riunioni cittadine o provinciali. Camminate con le vostre gambe. Io mi concentrerò sull’impegno di governo”.

L’analisi del voto spazia dalle mancate risposte ai problemi della città alla divisioni interne, dalla scelta del candidato sindaco agli errori di conduzione della campagna elettorale. I segnali della cattiva amministrazione si potevano cogliere ad ogni angolo della città. Da Piazza Duomo al Parco Cellarulo, da Piazza Commestibili al Teatro Comunale. “Gli ultimi cinque anni sono stati terribili - sottolinea Fasto Pepe -poi è arrivata la batosta dell’alluvione, senza la disponibilità di un euro. Forse ci voleva un candidato scelto fuori dall’amministrazione comunale. Sicuramente conta il dato nazionale, ma perdere a Benevento contro Mastella è davvero imbarazzante”.

Dopo la sconfitta si sono dimessi il segretario cittadino Marcello Palladino ed il presidente Nazzareno Lanni, entrambi consigliere comunali uscenti, ma non rieletti. Qualcuno, come  l’ex assessore Angelo Miceli, ha chiesto la dimissioni di Carmine Valentino, segretario provinciale. Fioccano accuse e critiche sul distacco  del partito dai quartieri e dalle contrade, sulla lontananza crescente dai bisogni e dal sentimento della gente. “Ora ci vuole un bagno di umiltà - ha rilevato Palladino - dobbiamo ascoltare i cittadini, mettere da parte la superficialità e l’arroganza. Abbiamo commesso troppi errori. Tra questi quello di non aver consentito a Gino Abbate di partecipare alle primarie”.

La disfatta del Pd era dunque nell’aria ed ha molti padri. L’amministrazione comunale capeggiata da Pepe barcollava da tempo, aveva perso la cosiddetta “spinta propulsiva”, arenandosi anche sulle piccole cose e sull’attività quotidiana ordinaria. Quando non si riesce a tenere pulita la città e neanche a far funzionare una scala mobile, quando non si garantisce un servizio di trasporti pubblici decente e produttivo, dove tutti pagano il biglietto, quando non si completano opere pubbliche in costruzione da un ventennio, quando non si fa chiarezza sulla vicenda della mensa scolastica, quale fiducia possono avere i cittadini?

Sulla debacle del centrosinistra hanno influito inoltre i continui rimpasti di giunta e le inchieste giudiziarie ancora aperte. Un quadro, insomma, che per gli stessi dirigenti del Pd era punteggiato più da “ombre che da luci”. Quando è partita la campagna elettorale, gli amministratori uscenti non hanno saputo raccontare la verità alla città, pubblicando almeno un rendiconto della loro attività. La macchina propagandistica è stata poco incisiva, frammentata,  a volte improvvisata, mentre quella di Mastella ha dimostrato maggiore efficacia e concretezza. “Le sorti del Pd a Benevento - commentano in zona - sono state decise soprattutto dalla pesante situazione locale, perché il vento nazionale non ha impedito, ad esempio, le vittorie del centrosinistra al primo turno a Caserta e a Salerno”.

L’ultima giunta guidata da Pepe è apparsa come un aereo diretto inesorabilmente al precipizio, col pilota ormai senza bussola. “Avvertivo in giro che la città ci odiava - ha riconosciuto l’ex assessore Nicola Danilo De Luca - non potevamo vincere proponendo un nome espressione della vecchia amministrazione”. Il dibattito sulla scelta del candidato sindaco appare abbastanza sterile dal momento l’indicazione di Raffaele Del Vecchio è scaturita dalle primarie, svoltesi democraticamente e vinte dall’ex vicesindaco , in competizione con Cosimo Lepore, un altro amministratore uscente.

“Assumo tutta la responsabilità della sconfitta - ha fatto notare Raffaele Del Vecchio - ma nessuno ha proposto una personalità esterna. Ho pagato il conto per tutti, ma è troppo facile ora dire che ero il candidato sbagliato. Tra di noi alcuni hanno sentito il richiamo della foresta, se penso che chi doveva ha lasciato la città sporca durante le elezioni. Io ci ho messo la faccia e la mia generosità, sapendo di giocare una partita difficile. Accanto al dato locale, non si può dimenticare il contesto nazionale. L’idillio di Matteo Renzi è finito, stiamo perdendo il nostro blocco sociale, i professori stanno coi Cinque Stelle. Dobbiamo ripartire da una nuova classe dirigente e da valori condivisi, costruendo un partito dove si possa ancora parlare di sinistra”.

ANTONIO ESPOSITO

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