20/07/2016

L'Hortus Conclusus e la cittadinanza onoraria a Mimmo Paladino

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Il sindaco Mastella, preso tra mille sollecitazioni, ha pensato di prendere alla larga certe questioni che hanno bisogno di particolari delicatezze.

Uno di questi è il rapporto del Comune di Benevento con Mimmo Paladino. Un artista di così vasta notorietà internazionale deve essere tenuto in debita considerazione. E così il sindaco si è lasciato scappare che è suo piacere conferirgli una cittadinanza onoraria.

Non si fa peccato a pensare che Mastella, volendo capirci qualcosa nella vicenda della “donazione” dell'Hortus Conclusus, abbia preventivamente aperto le braccia per sgomberare il campo da sospettabili idee preconcette.

Qualcuno ricorderà che, anni fa, il sindaco Fausto Pepe, tramite i suoi dioscuri Lepore e Del Vecchio, voleva che il Consiglio Comunale approvasse una delibera con la quale “accettare la donazione”.

Sennonché intervenne l'ex sindaco Pietrantonio, precisando che l'Hortus Conclusus è di proprietà del Comune, ancorché le opere abbiano come autore Paladino. E' come se gli eredi di Michelangelo volessero “donare” al Papa la Pietà che sta da qualche secolo in San Pietro. La pratica fu accantonata. Paladino, però, si è recato dal notaio ed ha sottoscritto un atto di donazione. Stando così le cose, il donatario (cioè il Comune) dovrebbe “accettare”. Forse per paura di attirare nuovi sberleffi, proprio quando i due dioscuri erano candidati per le elezioni del 5 giugno scorso, si è evitato di portare la (pur riesumata) “pratica” in Consiglio.

Il nuovo sindaco si sarà fatto mandare qualche carta (o avrà fatto ricorso a personale memoria) e ha annunciato una sorta di beatificazione. Così facendo, però, è caduto in una perfida trappola tesagli da Pasquale Viespoli, uscito qualcuno dice malconcio ma comunque più arzillo che mai dalla recente battaglia elettorale.

Vedete che cosa è andato a scovare Viespoli. Quando lui era sindaco, con delibera n. 58 del 6 settembre 1999 il Consiglio Comunale di Benevento “assegnò la cittadinanza onoraria al maestro Mimmo Paladino”. Voi penserete che nessuno abbia notificato l'atto al maestro. E no, Viespoli proclama: “E' consegnata alle cronache giornalistiche la consequenziale sereta-evento, all'Hortus  Conclusus, del successivo 10 settembre”.

Viespoli non dice chi pagò la serata. Casomai l'avesse pagata il maestro, si potrebbe dimostrare che lui era padrone di casa e ciò renderebbe plausibile la donazione. Se invece pagò il comune, ci sarebbero buoni motivi per pensare che Paladino fu lieto di godere della burocratica ammirazione concessagli dal Comune che così amorevolmente custodiva le sue opere (sue del Comune come proprietà, sue di Paladino come autore).

Onde evitare accuse di interesse privato (e pure canzonatorie allusioni alla piscina) sembra accantonata ogni idea di riparare con una cittadinanza onoraria ceppalonese (fraz. San Giovanni).

M. P.

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