08/09/2016

Ascoltate gli insegnanti

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Sulla  sconfitta del centrosinistra a Benevento ed in altre parti d’Italia  ha inciso non poco il malcontento che serpeggia da qualche anno nel mondo della scuola. La riforma architettata dal ministro Stefania Giannini, docente universitaria, ha portato scompiglio e tensione in un settore importante della società, che ha protestato per mesi con scioperi e fiaccolate, cortei e petizioni popolari, con l’obiettivo di proporre un referendum abrogativo.

Il malessere è esploso anche a Benevento, condizionando fortemente i risultati delle ultime regionali e comunali. Basta guardare ai massicci consensi conquistati dal consigliere comunale pentastellato Nicola Sguera, professore  al Liceo Classico di Benevento, uno dei più convinti contestatori della riforma chiamata “Buona Scuola”, eletto con oltre 800 preferenze. La stessa candidata sindaco del Movimento Cinque Stelle, Marianna Farese,  insegnante ad Airola, ha ottenuto il venti per cento, raccogliendo il vento della protesta del mondo scolastico.

Il Pd ha cercato di rispondere candidando la preside Assunta Fiengo, ma i risultati sono stati deludenti, perché la dirigente dell’Istituto Polo-Rampone-Palmieri ha conseguito appena 151 preferenze. Con la elezione a Palazzo Mosti della mastelliana Anna Rita Russo, il consiglio comunale di Benevento torna ad avere dopo anni tre rappresentanti di una parte significativa della società beneventana. Il dato può sembrare marginale, ma non è così, in un contesto dominato spesso da avvocati, ingegneri, medici, commercialisti e manager.

La questione scolastica torna dunque prepotentemente nell’agenda politica. Nessun partito può far finta di non vedere. Soprattutto in questa delicata fase di transizione. Si tratta di una questione democratica e culturale  sulla quale è chiamato ad interrogarsi anche il Pd di Benevento. Quanti circoli hanno discusso la riforma Giannini? Perché non inserire nella festa provinciale che si terrà tra qualche settimana a Telese questa importante tematica? Quando si deciderà di ascoltare gli insegnanti e gli altri protagonisti della scuola?

Il premier Matteo Renzi aveva iniziato bene cominciando il suo mandato visitando diverse scuole italiane. Poi pian piano il dialogo si è interrotto ed oggi il ministro Giannini viene contestato in tutti gli incontri pubblici. Basterebbe girare per gli istituti della città per sentire l’aria che tira e comprendere i motivi della contestazioni e delle delusioni. “La scuola non può diventare monopolio del preside - obietta Ornella Verrusio, docente della Scuola Media Moscati - chiamata a decidere le sorti degli insegnanti. Non mi piace questa corsa alla metodologia digitale e alla valutazione “tecnologica” del docente. Per me al primo posto c’è la qualità del lavoro d’aula”.

Uno dei punti più contestati della riforma è la chiamata diretta. Per la Giannini le graduatorie sono un intralcio antiquato e burocratico da superare, per realizzare il seguente geniale obiettivo: “Non è più il docente che sceglie la scuola, ma la scuola che sceglie il docente”. “La concentrazione dei poteri nelle mani del dirigente scolastico - rileva Paola Bagnoli, docente del Liceo Classico di Benevento - trasformerebbe la scuola in un’azienda privata, dove il padrone assume i propri dipendenti attraverso un colloquio. Ma chi arriva all’insegnamento ha già affrontato tante prove e concorsi, corsi di aggiornamento e formazione, ed i frutti del suo lavoro si possono cogliere nei risultati conseguiti nella preparazione degli alunni, di tante eccellenze e tanti cervelli che hanno trovato apprezzamento ed affermazione in Italia e all’estero”.

La classe docente, in pratica, chiede il rispetto dei diritti e dell’esperienza maturata, la libertà di poter insegnare senza i condizionamenti psicologici del “capo”. La scuola, come spesso si dice, è una “comunità educante”, “una fabbrica di futuro”, ma queste belle parole possono trovare attuazione nella condivisione di un progetto comune, collegiale e collettivo. Quando si incontrano dirigenti “illuminati”, tutto fila liscio, ma non sempre è così, perché spesso prevalgono sfrenate competizioni, ambizioni personali, logiche di gruppo e di clan, che frantumano l’armonia della famiglia scolastica.

“Per quanto mi riguarda - sostiene la preside del “Galilei Vetrone”, Grazia Pedicini - la famigerata chiamata diretta ha alimentato una paura non giustificata. La montagna ha partorito un topolino. Presso il nostro liceo scientifico non ho fatto alcune scelta, perché, ad esempio, per Italiano e Latino sono arrivate tre domande e tre ne ho assunti”.

Un altro  elemento di divisione è rappresentato dal cosiddetto bonus da assegnare ogni anno sulla base di una serie di criteri valutazione elaborati da un comitato ad hoc e con la parola decisiva del dirigente scolastico. “L’idea sarebbe anche praticabile -sottolinea Pino Iorio, docente dell’Istituto Alberti di Benevento - se fosse inquadrata in un progetto più ampio e se  fossimo abituati alla cultura del merito. Nella situazione attuale, invece, c’è il rischio di creare divisioni, di fare scelte improvvisate e superficiali, di stilare graduatorie di “buoni e cattivi”, senza una riscontrabile obiettività”.

Ai problemi connessi alla “chiamata diretta”, agli ambiti territoriali, alla valutazione dei docenti si sono aggiunte le controverse modalità delle assunzioni e dei trasferimenti. Per diventare di ruolo molti docenti sono stati costretti ad andare nelle città del nord, dopo  ci sono più cattedre disponibili. Spesso si tratta di ultra cinquantenni con moglie e figli ed anche di alcuni da tempo lontani dal mondo della scuola. Il presidente della Camera di Commercio, Antonio Campese, ad esempio, è finito a Cuneo, sfruttando un vecchio titolo di studio. Altri sono stati catapultati a Mantova, Udine, Reggio Emilia.

“Forse il sistema delle assunzioni non è adeguato - fa notare un docente - ma bisogna anche dire che i precari e quelli del potenziamento si erano dichiarati disponibili al trasferimento in qualsiasi città, per diventare di ruolo”. La convulsa fase della mobilità si concluderà con le conciliazioni e con le assegnazioni provvisorie, che serviranno a risolvere i casi più delicati e dirompenti. Il governo sbandiera gli investimenti nell’edilizia scolastica, la grande operazione che ha portato fuori dal precariato migliaia di docenti.

La questione scolastica non riguarda solo i sindacati e gli addetti ai lavori. Per riportare serenità in questo ambiente trainante e qualificante della società servono ascolto e dialogo. Il Pd ed il centrosinistra hanno una grande occasione per ritrovare la gramsciana “connessione sentimentale” con un pezzo importante del proprio popolo. Il vento forte che soffia nelle scuole contro il governo e contro il ministro Giannini, se non si rivedrà la riforma, annuncia nuove sconfitte, a cominciare dal prossimo referendum costituzionale, per il partito di Renzi.

ANTONIO ESPOSITO

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