13/09/2016

Para che?

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Para (lo dice Tullio De Mauro nel modernissimo Grande Dizionario Italiano dell'Uso, anno 2000) è usato per significare simile, affine (esempi: paramedico, paranormale, parastatale, paratifo). E' un termine preso dal greco.

Ora proprio in Grecia si facevano i Giochi di Olimpia, oggi detti Olimpiadi. Giochi olimpici per atleti dalle condizioni fisiche imperfette (para-normali) si dovrebbero definire Para Olimpiadi. E' schizzato come una freccia e tutti (giornali, televisione, radiocronisti) hanno adottato il termine Paralimpidi, che obiettivamente non significa nulla, perché non ci sono Limpiadi a cui premettere un para.

Ognuno capisce che si dovrebbe dire Para-olimpiadi e, se proprio si vuole costruire una sola parola (la grafia al servizio del lessico: cioè come si legge, tutto d'un fiato), il risultato inesorabile sarebbe Parolimpiadi (il troncamento di Para divenuto Par incontra la vocale O iniziale di Olimpiadi). Se voglio scrivere Pare oro e voglio sottolineare una particolare scorrevolezza del dire, ci metto l'apostrofo e faccio Par'oro (certo non Para-ro). La O iniziale di Olimpiadi vale come la O di oro e non va perciò affossata.

Mo' che tornate in Patria, medagliati nelle diverse discipline, non fatevi apostrofare come Paralimpici. E se avete vinto l'oro, dite semplicemente Olimpionici (nike è la vittoria in greco), perché se diceste para Olimpionici la gente penserà che siete delle schiappe (paramedici, non medici). O che siete dei falsi vincitori.

Ah, linguaccia mia.

M. P.

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