27/09/2016

Quel pasticciaccio brutto delle Olimpiadi a Roma Capitale

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Di anni ne sono passati proprio tanti. I ricordi pero' restano vivissimi, come se gli eventi si fossero svolti solo poco tempo addietro. Allora ero solo un ragazzino. Lo sport, in particolare l’atletica leggera, mi appassionava. Ero corso a vedere il tedoforo che passava dalla mia città, Torre Annunziata, attorniato da una schiera di altri giovani atleti, che con aria solenne portava la fiaccola olimpica proveniente dalla Grecia e diretta a Roma. Ancora altri 250 km circa e quel “fuoco sacro” sarebbe arrivato nella Capitale per dare inizio al grande avvenimento. Ed era tanto che l’Italia aspettava la XVII Olimpiade. Già Roma si era aggiudicata i Giochi nel 1908, ma l’eruzione del Vesuvio del 1906  fece saltare la manifestazione che fu trasferita a Londra.

La Rai quella volta diede il meglio di se stessa con tante ore di trasmissione. Allora c’era solo un canale televisivo. Ricordo che stetti attaccato allo schermo per giorni, complice anche una tonsillite che mi costringeva a letto. E come descrivere la gioia nel vedere Livio Berruti tagliare per primo il traguardo dei duecento metri ed eguagliare il record del mondo? C’era poi il mitico Adolfo Consolini che era alla sua quarta olimpiade. La sua specialità era il lancio del disco. Ancora, la stupenda Wilma Rudolph,statunitense, che in occasione dei Giochi fu soprannominata la “Gazzella Nera”.  Gareggiava con un piccolo apparecchio ortopedico ai piedi perché da ragazzina era stata colpita dalla poliomielite. Un male allora che faceva ancora tante vittime innocenti. Questo però non le impedì di trionfare nei 100 e 200 metri piani e nella staffetta 4x100 e di meritarsi il titolo di Regina delle Olimpiadi Romane. Come non rammentarsi poi dei pugili Nino Benvenuti e Cassius Clay, il futuroMuhammad Ali?

Altri tempi? Certo. Tutto cambia, ma non lo spirito proprio dello sport, dell’Olimpiade. Che poi dovrebbe essere, ed è,  qualcosa che “infetta”, “contagia”, ovviamente nel bene.

La città di Roma, con la sindaca Virginia Raggi, ha detto “no” a che la Città eterna potesse rivivere i momenti magici degli anni sessanta. Le motivazioni partono proprio dal “contagio” malefico che avvenimenti del genere si portano dietro. Una voglia di affari, di soldi che tutto corrompe. Grandi eventi, ovvero grandi abbuffate dei soliti noti che con protezioni altolocate, nei casi migliori – più onesti (sic!) - ricompensati con sostegni elettorali, si aggiudicano tutto l’aggiudicabile possibile. Terremoti o olimpiadi, disastri o manifestazioni quando si tratta di costruire ex novo, o modificare, o restaurare il discorso è sempre lo stesso: “Soldi, soldi, soldi…, sperperati, bruciati, rubati, ecc. ecc.”. Il “no” alle Olimpiadi pare abbia fatto da collante nell’ingarbugliata situazione dei Cinque Stelle a Roma, che poi significa Italia tutta per la centralità che la Capitale assume sul piano politico, anche perché trampolino di lancio verso altre postazioni (leggi Palazzo Chigi). Non proprio tutti nel Movimento erano d’accordo per il gran rifiuto. Ma come differenziarsi dal garante Grillo ritornato, dopo il passo di lato, di nuovo alla testa dei pentastellati-grillini? Impossibile.

Certo, i “mariuoli”! Ma per farli fuori, per non farli ingrassare, c’era proprio bisogno di tarpare le ali ai sogni? O non sarebbe stato più logico, più giusto provare a battersi perché certe iniziative fossero gestite con criteri diversi dal passato? Con “lenti d’ingrandimento” che mettessero in evidenza eventuali incongruenze negli appalti, nel voler a tutti i costi, per esempio,  progettare impianti nuovi quando sarebbe bastato riattare strutture esistenti, e cose simili? Eppoi, è più facile bloccare i disonesti sulle grandi progettazioni proprio perché sono sotto gli occhi dell’intera comunità. Cosa più difficile, ma non impossibile, stoppare i tanti progetti, spesso a livello locale, senza capo né coda, dove la puzza di brucato si sente lontana un miglio.

Io penso che il “sogno” delle Olimpiadi a Roma andava coltivato proprio da una forza politica nuova che ha voglia di cambiamento, in sintonia con la gente. Ribaltando le vecchie logiche di gestione. Puntando tutto sulla trasparenza; combattendo in primis lo spreco delle costruzioni inutili e dannose. Ha fatto certamente effetto su un pezzo dell’opinione pubblica il “gran rifiuto”, ma ha spento i sogni di tanti giovani  come me allora, che vissero quel fantastico periodo dal 25 agosto all'11 settembre 1960 e che serberanno sempre nel cuore e nella mente quel ricordo.

ELIA FIORILLO

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