06/10/2016

Oggi si ragiona così: 'Ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo'

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È successo di nuovo. Il web ha fatto un’altra vittima. Sto parlando di Tiziana Cantone, la donna di 31 anni che si è suicidata il mese scorso nel napoletano, non riuscendo più a sopportare l’onta di sapere che i suoi video hard erano visibili agli occhi di tutti su internet.

Veniamo ai fatti: due anni fa, nel 2014, una ragazza napoletana, in lite con il fidanzato, forse per una storia di corna, decide di punirlo realizzando una serie di brevi filmati con il cellulare, nei quali è intenta a rendere pan per focaccia al partner fedifrago dandosi da fare con un altro. Una serie di sei spezzoni video che la stessa protagonista provvede ad inviare, tramite whatsapp, ad una ristretta cerchia di amici. Nel volgere di poco tempo, però, la cosa sfugge al controllo della sventurata ed i video, diffusi sui più noti siti di filmati a luci rosse, diventano di pubblico dominio. Come potete immaginare, seguono giorni d’inferno per questa donna, che non può più uscire di casa senza essere riconosciuta e additata. Il triste epilogo poco tempo fa: dopo aver lasciato il fidanzato, abbandonato gli amici ed essersi segregata in casa, un giorno Tiziana decide di togliersi la vita, impiccandosi. Per la cronaca, i video che tanto dolore e tanta vergogna hanno causato sono ancora in rete.

Questa vicenda, tragica e grottesca al tempo stesso, ha già fatto versare fiumi d’inchiostro virtuale e scatenato dibattiti su tutti i mezzi d’informazione. C’è chi banalmente ha affermato che internet è uno strumento neutro, sono le persone che lo usano per fare del male agli altri (il che è abbastanza ovvio, si potrebbe dire la stessa cosa delle pistole, eppure i morti per arma da fuoco sono all’ordine del giorno). Qualcun altro sostiene che in fondo, pur non meritando una così triste fine, Tiziana Cantone è stata l’artefice dei suoi stessi guai, dato che è stata lei la prima a divulgare quei filmati privati. La magistratura ha aperto un’indagine, nella quale sono coinvolti il fidanzato della donna ed i suoi amici, alla ricerca della persona che ha pubblicato i video indirizzati a pochi. Ma è come cercare di capire chi, tra una manciata di amici intimi, ha tradito un segreto: solo l’artefice del misfatto può saperlo con certezza.

Prima di commettere un gesto inconsulto, Tiziana ha cercato a più riprese di ottenere una sentenza che obbligasse i motori di ricerca ed i siti internet a rimuovere ogni traccia dei video che la vedevano protagonista. Ma è stata una lotta contro i mulini a vento, perché mentre la sua azione legale scivolava lentamente tra gli ingranaggi della giustizia nostrana, notoriamente poco incline all’alta velocità, quelle immagini diventavano virali sfuggendo ad ogni controllo. E anche se oggi un giudice le desse tardivamente ragione, mai sarà possibile far scomparire completamente quei video: se non saranno disponibili tramite i canali ufficiali, rimarranno sempre alla portata degli utilizzatori del dark web, la parte illegale di internet che va dai traffici d’armi e pedopornografia ai banali siti dov’è possibile seguire in streaming le serie tv senza pagare.

Viene piuttosto da chiedersi cos’abbia spinto una persona giovane, ma non di certo una ragazzina, a realizzare dei filmati nei quali era intenta a compiere atti sessuali, per poi diffonderli, seppure tra persone fidate. Se era stata tradita dal fidanzato, non poteva semplicemente lasciarlo, fargli una scenata o comunque risolvere la faccenda privatamente? Sembra che nel mondo di oggi sia vero ciò che dice una canzone che ha avuto un enorme successo quest’estate: ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo. Molti pensano che ciò che accade nella vita di ognuno sia autentico solo se viene pubblicato sui social. Ma pubblicare vuol dire esattamente questo: rendere una cosa pubblica, cioè accessibile e conoscibile da chiunque.

Se nessun magistrato e nessuna sentenza potrà mai restituire questa donna ai suoi cari, spero solamente che l’attenzione suscitata da questa vicenda faccia sì che non si ripeta. Anche se, in tutta onestà, temo che, sotto questo punto di vista, la memoria del web sia molto corta.

Saluti dalla plancia,

CARLO DELASSO

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