20/10/2016

Ad un anno dall'alluvione ancora si aspettano le provvidenze

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I segni della batosta assestata dall’acqua e dal fango sono ancora vistosi nelle contrade di Benevento ed in tanti comuni del Sannio. L’alluvione di un anno fa è ancora negli occhi e nella pelle di migliaia di cittadini con le sue drammatiche immagini, i suoni delle sirene, la paura dei crolli, le facce degli sfollati. “Un tempo - scrive un anonimo  sannita sui social - la pioggia mi evocava ricordi di camino, castagne, poltrona e libro. Oggi alluvioni, apprensione e rabbia”. Per ravvivare il ricordo, un prezioso contributo arriva dalla mostra “Memoria, Arte e Fango”, allestita a Palazzo Paolo V con le opere di venti artisti e degli studenti liceali.

Col disastro rimbalza nella mente la grande ondata di solidarietà scattata fin dalle prime luci del giorno. La macchina dello stato partì rapidamente con la protezione civile, l’esercito, i vigili del fuoco per fronteggiare la situazione di emergenza del 15 ottobre, nuovamente sconvolta quattro giorni dopo da un’altra pioggia devastante. Nel giro di un mese arrivarono i ministri Alfano, Martina, Delrio e Galletti. La scossa dell’alluvione fu paragonata subito a quella di un terremoto. La furia dell’acqua colpì case e campagne, industrie e scuole, strade e ponti.

La grande speranza condensata nello slogan “Rialzati Benevento, Rialzati Sannio” ha compiuto i primi passi perché molti si sono rimboccati le maniche, anche se sullo sfondo permane un forte sentimento di rabbia e delusione. A contrada Pantano e nel Rione Ponticelli hanno riaperto i battenti quasi tutte le attività economiche e commerciali. Ma le richieste  principali della gente riguardano la messa in sicurezza dei fiumi, la pulizia degli argini, la sistemazione delle strade, un piano di assetto idrogeologico, il controllo dello sviluppo edilizio. Alcune contrade e strade della città devono essere ancora ripulite da fango e detriti.

L’anniversario è stata l’occasione per tracciare il quadro della situazione. Cosa si è fatto per rimettere in moto l’economia? Quali sono i tempi per accedere agli indennizzi previsti dal governo? Quando saranno ripristinate le strutture pubbliche e private danneggiate? Ad accendere i riflettori sul dramma ha provveduto la Caritas Diocesana con un convegno ed un reportage realizzato dal giornalista Pino Ciociola per il quotidiano “L’Avvenire”. Con la riflessione approfondita è arrivata una dura denuncia: “Quest’alluvione è stata dimenticata e sottovalutata. La situazione è peggiore dell’anno scorso. Le risposte promesse si sono impantanate nella burocrazia”.

Nel mirino i provvedimenti del governo e la scarsa attenzione mediatica nel giorno dell’anniversario. “Le aziende - ha detto il sindaco Clemente Mastella - non hanno ricevuto neanche un euro. Gli interventi del governo sono insufficienti, mancano fondi per le strade e per le contrade. L’alluvione  non la vedi. Tanti poveri cristi hanno perso le loro auto. Chi li ripaga? Qua non è arrivato nessuno, in altre parti si sono precipitati. Oggi il Tg-Uno  non c’è, evidentemente non vuole creare problemi a sua eccellenza, non è corretto, non è servizio pubblico. Perché dobbiamo pagare il canone? L’esasperazione è enorme, il colpo è stato più duro di un terremoto”.

La fotografia scattata da Giuseppe Grimaldi, commissario per l’alluvione, nominato dalla Regione Campania parte da un’altra angolazione, passa in rassegna tutti gli interventi effettuati nella fase dell’emergenza. Il conto dei danni ammonta ad un miliardo e 113 milioni di euro, di cui 360 destinati ai privati e alle attività economiche e commerciali, tutto il resto riservato al pubblico. “Coi tempi stabiliti e coi soldi disponibili - ha sottolineato Grimaldi - è stato fatto qualcosa di eccezionale. Abbiamo speso oltre 39 milioni di euro per 750 interventi tesi a ripristinare impianti di depurazione, ponti, corsi d’acqua e scuole. Vengo da Sarno ,conosco altre situazioni, era puramente un’illusione pensare di riportare  in 12 mesi l’economia locale ai livelli di prima. Ho fatto tutto il possibile. Non è vero che il territorio è stato abbandonato dallo stato”.

Per l’assistenza alla popolazione nella prima emergenza si è distinta sicuramente la Caritas, che ha mobilitato centinaia di volontari per assicurare vitto e alloggio agli alluvionati. Dalla “Cittadella della Carità” di via San Pasquale è partita l’Onda della Fraternità, che ha aiutato tante famiglie e piccole imprese, con i quasi 400 mila euro raccolti attraverso donazioni di enti e gente comune. La Caritas, guidata da Nicola De Blasio, ha denunciato la lentezza degli interventi pubblici, la burocrazia e la farraginosità delle leggi. “Bisogna vedere le singole situazioni - ha detto Angelo Moretti - chi ha perso la casa e chi il lavoro. C’è un’alluvione “minore”, che va affrontata con interventi mirati e adeguati. L’ordinanza per chiedere i risarcimenti è stata emessa il 20 agosto con scadenza il 29 settembre. Non lo ha saputo quasi nessuno. Se ci affidiamo alla burocrazia non risolveremo i problemi. L’alluvione non ha portato morti, ma tanti drammi, difficili da comunicare e far capire”.

Per le imprese è  previsto un indennizzo fino a 450 mila euro. Se non basteranno ci sarà un adeguamento. Tutti i risarcimenti non dovranno essere restituiti. Per ora il governo ha stanziato 355 milioni di euro. La ricognizione dei danni è avvenuta in 75 giorni. Per gli inizi di novembre il quadro sarà definitivo ed entro la fine dell’anno arriveranno i finanziamenti nazionali e regionali previsti. Il Pastificio “Rummo”, l’Agrisemi “Minicozzi” e la “Metalplex” sono ripartite con le proprie forze, anche se non ancora a pieno regime. Se gli aiuti non si concretizzano rapidamente, rischiano di perdere nuove commesse. Il vicesindaco di Benevento, Erminia Mazzoni, ha annunciato che il comune predisporrà un ufficio per le pratiche degli alluvionati.

Tra i settori più colpiti c’è sicuramente la filiera agro-alimentare. I danni stimati superano i 120 milioni di euro, con particolare riferimento alla viticoltura. Qui il simbolo della riscossa è rappresentato dalla Cantina Sociale di Solopaca, che lanciò sui social la campagna di solidarietà con le bottiglie “sporche ma buone”, coronata da un grande successo di vendita, che ha portato oggi ad una produzione di 130 mila ettolitri di vino all’anno, che consente di poter affermare che veramente “il fango non ha vinto”.

Il bilancio dell’anniversario è segnato dunque da luci ed ombre. I cittadini colpiti reclamano maggiore attenzione e tempestività. I riflettori non si possono spegnere. “Come chiesa - si è chiesto l’Arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca - che contributo possiamo dare perché le cose vadano diversamente? Altro che due fotografie, io qui vedo due Italie: al Nord per fare il tunnel di Moena nelle Dolomiti hanno impiegato solo due anni, mentre qui aspettiamo da trenta il completamento della Fortorina. Ho scritto una lettera per contribuire alla crescita della coscienza civile della città. La protesta solitaria è sterile. Bisogna organizzare la “resistenza” al rischio della rassegnazione, dobbiamo coordinarci per l’obiettivo comune della rinascita”.

ANTONIO ESPOSITO 

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