24/10/2016

Chiusura sede Isfol, Del Vecchio bolla come infondate le motivazioni e le smonta pezzo per pezzo

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Un provvedimento illogico, preso sulla base di ragioni infondate e senza considerare la centralità di un presidio che viceversa andrebbe potenziato. Lo afferma il consigliere comunale del Pd Raffaele Del Vecchio che interviene in maniera perentoria sulla vicenda Isfol.

“Il Commissario dell’Isfol Stefano Sacchi e il direttore generale Paola Nicastro - spiega Del Vecchio - hanno messo in atto un vero e proprio blitz per la chiusura della sede Isfol di Benevento. Il 18 ottobre 2016 con un’informativa alle organizzazioni sindacali hanno comunicato la chiusura della sede e il giorno successivo il Commissario ha adottato la delibera di chiusura n. 26. Lo stesso giorno il direttore generale ha inviato ai dipendenti il comando di trasferimento a Roma e ha chiesto al Comune di non rinnovare il comodato d’uso di Villa dei Papi. Il provvedimento è stato motivato dalle spending review e dall’esigenza di concentrare in un’unica sede il personale per migliorare l’efficacia delle attività scientifiche. Si tratta di due motivazioni assolutamente infondate”.

Giustificazioni che non reggono secondo Del Vecchio, che le approfondisce e le smonta pezzo per pezzo. “Innazitutto - precisa il coordinatore dei gruppi del centrosinistra - già nel 2012 il Ministro Fornero cercò di chiudere la sede adducendo la medesima motivazione, ma dovette fare un passo indietro dopo una verifica tecnica sui costi della sede e sul fatto che tutti i costi, quelli del personale e di gestione, sono coperti con il Fondo Sociale Europeo (FSE), cui non si applica la normativa della spending review. La seconda motivazione è addirittura paradossale, soprattutto se partorita da chi gestisce un ente di ricerca pubblico che studia le problematiche del lavoro: pensare che il lavoro sia più efficiente presso un’unica sede corrisponde ad una visione ottocentesca del lavoro. Oggi si parla di telelavoro, smart working e di organizzazioni in networking, per cui una motivazione di questo tipo ha dell'incredibile. Inoltre, se l’Isfol viene finanziato prevalentemente dal Fse e le risorse di questo fondo sono destinate per l’80% al Sud, il problema è esattamente l’opposto e cioè come potenziare la sede di Benevento, non come chiuderla”.

“Il provvedimento, dunque - incalza Del Vecchio - è totalmente infondato e va contrastato con ogni mezzo per preservare una delle ultime funzioni centrali insediate sul nostro territorio.

La permanenza dell’Isfol è importante soprattutto per le professionalità e le competenze sviluppate nel corso del tempo sulle politiche attive del lavoro e sulle politiche finanziate dai fondi europei, per cui potrebbe contribuire ad un miglioramento della spesa territoriale dei fondi strutturali. Già in campagna elettorale avevo avanzato delle proposte che erano la creazione di un “Osservatorio sulle trasformazioni urbane” e la “valorizzazione complessiva del sito di Villa dei Papi per attività convegnistica” gestito dall'Isfol”.

“In questa vicenda - conclude Raffaele Del Vecchio - il sottosegretario Del Basso De Caro, unico rappresentante di Governo del Sannio, si sta muovendo in maniera corretta e incisiva attivando direttamente la presidenza del Consiglio da cui dipende il commissariamento dell’Istituto e il Ministero del Lavoro, che vigila sull’Istituto.

Altre soluzioni più che garantire la sede sembrano puntare al ribasso, come quella di offrire ai dipendenti soluzioni impraticabili, tipo il dislocamento all’Ispettorato del Lavoro. 

Non si è capito che sono in gioco due partite: sicuramente la difesa dei lavoratori, ma anche la presenza sul nostro territorio di un’importante Istituzione. Inoltre, l’Isfol da dicembre diventerà Inapp (Isituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), e sappiamo che la maggiore intensità delle politiche pubbliche tramite fondi europei sono al Sud e non a Roma. Una volta salvata la sede di Benevento - e in questo confidiamo nell’intervento risolutivo del sottosegretario Del Basso De Caro - dobbiamo trasformare questo momento di crisi in un’opportunità per il rilancio dell'Istituto, aprendo un confronto su come valorizzarlo e utilizzarlo al meglio nell'interesse del territorio. E’ su questo che la politica dovrà misurarsi”. 

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